^ f A T T I DELL' I. R. ISTITUTO VENETO SCIENZE, LETTERE ED ARTI TOMO SECONDO. SERIE TERZA ^. niD'K.a-: ATT DELL I. R. ISTITUTO VEl\lTO SCIENZE, LETTERE ED ARTI lAL >OVEMBRK 1856 ALl' OTTOJUIE 18d 7 ^'W::^' lE^EZIA PRESSO LA SEGRETERU DELL' ISTITUTO N E L I' A L A r. /. O D U C A L E 183657 AEL PRIV. STABIL. AATOINELLI ED A V V E K T 1 M E N T 0. Ill eseciizione dell' articolo 154 dogli Statati intern! si dichiora die ogni autore e particolarmeutc risponsabile dello opinioni e dei fatti espo- sti ne' proprii seritti. ANNO AfXAD. 185C-j7 DISPENSA PRIMA E 2.' CFJNI SliLLO STATU SIMTARIO Di VEROI\ DEL M. E. G. SANDRI (Continuazioae della pag. g^S della precoiientc di';p?nsa) 55. jl mcdcsimo prospetto poi mostra sopra qnanliin- dividiii vi fosse un matrimonio : il meno sopra 99, il piii sopra 152^ e la media sopra ^50 '/^. E nioslra cziandio sopra qiianti \i fosse un na(o, e sopra quanli un niorlo ; avendosi pel prinio caso il meno 2b^ il piii 29^ e la media 2G '/4; e pel secondo il meno 17, il piii 28, e la media 24 */^. hi notasi pure sopra quanli legillimi vi fosse un illegiltimo, che vcdesi variare da 5 a G il medio potendo essere 5 '/^. La qual proporzionc, se non pare troppo favorevole alia mo- ralila di Verona, dcesi por mcnte clie in queslo numero comprendonsi anclie i Irovatclli, e eh' egli e mollo proba- bile die giii per 1' Adige eziandio ne capitino di slranieri. 36. Dal delto quadro si fa pur manifesto il numero dei vaceinati per ciasoun anno, e la durata media della vita. L" uno ha variazione assai eonsiderevole, nel 18 58 non arrivando ne meno a 500 ; e nel 18 57 essendo piii d' un migliaio c mezzo. La seconda si puo calcolar in due guise, avendone risultati assai different, almcno riguardandosi — G-— nnno per anno. So, per oscmpio, sopra 100 ahitanli mo- rcndonc 5, si divida 100 per 4, si ha 25 aiini di vila media clie toccherel»l)c a ciascuno. Ma so si considcri chc2 muo- iano di 10 anni, c 2 di 90, dividendo la somma degli anni 200 per 4, ne tocchercbbero a ciascuno 50. 11 calcolo qui apparisce eseguito in ambi i modi. Nell' uno per tutli i 10 anni, ove s'c indicate su quanti ne muoia uno pcrciascun anno, avendosi la media 24 ^5 (N. 55): ma senza i tre anni piu mortiferi la si avrebbe tra il 28 c il 29, essendo Y an- nua media de' morti fra il 1800 e il 1900 (N. 3-V, circa 5 per giorno. Nell' allro modo il calcolo c fatto per 8 anni ; in 4 de'quali anchc si veggono i maschi distinti dalle fern mine: e si scorge il piii essere 54 anni c ollre ■/(; c in go- ncrale puo dirsi ondeggiare fra il 28 '/^ ; somma piutloslo vantaggiosa, perche in Verona si trovano molti longevi. 57. II secondo prospelto offre i morti distribuiti per etiij vedendovisi prima i mancati avanli nascere ; poi quelli appena nati ; indi quelli fino ad un anno; poscia quelli dal- Y \ ai 5 ; dai 3 ai 7 ; dai 7 ai 14 ; dai 14 ai 20 ; dai 20 ai 50; dai 30 ai '«0 ; dai 40 ai 50 ; dai 50 ai 00 ; dai GO (li 70; dai 70 agli 80; dagli 80 ai 90; dai 90 ai 100, e dai iOO in la, se pure avvene alcuno clie superi ilsecolo. Dal qual prospelto apparisce come la vita si trovi in maggior pc- ricolo ne'periodi in cui sta piu vicina al principioed al tor- mine suo : die di 1000 nati, pria di 7 anni compiuti no periscono 45 5 ; c clic lela la quale ha piu morti e ognoi" quella do"" primi tre anni, e quella che n' ha mono e da^li 8 ai 30. 58, II terzo prospelto presenta distinlc le morti d' uii quinqucnnio degli adulli e degl' infanli (N. I I), distribuile e secondo la slagiono in cui avvengono (N. 15), e secondo la scde delle malallic cho la cagionano (\. 6), e secondo cho possonu quesle aver rolcizionodirella collo almosleriohc vicissiludini, o piuttosto dipeudouo da stato pcciiliare dcllo individiio (N. o). Ivi, quaiito agii adiiUi, si vede clie i niali aciiti di pelto predano piu in iiivei'iio c spesso aiichc nello osti'cnio autunuo; meno in priinavora ; c in estate o pari a questa, o ancor mono: olic quclli di ventre predano piii in estate, declinando in aulunno, senza luolto divario fra il verno c la priniavera; ma piii spesso manco mitiraostran- si in quello: cbe quei di capo varianti fra le quattro stagio- ni, piii sovenle men tieri in primavera, il sono iin po' piii in inverno e in autunno avanzato (N. 20). E i cronici o piii dipendenti da circostanze individiiali^ sono piii spesso mag- giori ncl verno, lalora invecc la state; generalmente mili in primavera, e in autunno men clie in estate. Quanto poi agl'iiifanti, gli acuti mali di petto per lo piii scemano dal- 1' inverno alia primavera e alia state per gradi, e crescono per lo piii in autunno : quelli di ventre copiosissimiin esta- te ; or men copiosi in inverno ed or in primavera, e cosi pure ora in inverno ed ora in autunno, quando non sieno pressoche pari : quelli di capo sogliono scemare dal verno alia primavera, e da questa alia slate; Tautunno ne ha molto meno delverno^edorpiii or men chela state. I cronici anche suli' infanzia spesso predano piii nel verno, il meno in pri- mavera, e 1' autunno talor meno, e piii sovente piii delta state. 39. II quarto prospetto mostra i defunti distrihuiti per ciascun mese del decennio, distinguendo gli adulti daglin- fanti, e i maschi dalle femmine : ove si vede come sovente v' abbia divario per eih non solo, ma ben anche per sesso, rispetto agli stessi mali che parrebbero dover dipendere da esterne influenze, per cui sembrerebbe che serbar dovesse- ro certa corrispondcnza (N. 15 e 17). — 8 — GO. II quiiUo pi'ospetto ooiitieno la lUvoi'sa elh in cui si cele!)!'orono i mad'inionii dun qiiinquennio, vale a dire qiianti uoniini per ciaseiin anno di esso periodo fino a 2 5 anni; qnanli dai '2'i ai 50 ; dai 30 ai iO ; dai -iO ai 50; dai 50 ai 60, e quanti dopo lal epoca : o quante donne sino a 20 anni ; quante dai 20 ai 24 ; dai 2 i ai 50 ; dai 50 ai 40 ; dai 40 ai 50 ; c quanle da poi ; le qualiultlmepoco o nulla entrano a promuovere la popolazione. 01. 11 sesto prospeUo addita il numcro delle morti re- cate dalle singole malattie principali cbe reguarono in cia- scuno dei dieci anni presi di prefercnza in esame : ove si vedo, ollrc ic inlianuuazioni, comuni ad am])c le ela, occu- pare i primi posti, per gli aduUi le lis! colle labi, le idropi- sie le apoplessie, c, rispelto ali'infanzia, gli accidenli che pre- cedono, accompagnano e scguono da vicino la nascita, la rachiUde, Teclampsia c la verminazione. 02. A questi sei prospelli di maggior corpo, a racglio particoleggiare alcuni punti, se ne aggiunsero anclic di piii speciali. Uno si e quello delle tisi c tabi, e delle idropisie di un sessennio, divisc secondo le stagioni, non per mo- strare in quale sogliano predar maggiormente, mapiutlosto ehe non serbano in cio norma veruna. E un allro ci reca le apoplessie d' un triennio, ripartile non solanienle per islagioni, ma per mesi altrcsi, a vedere se mettano diffe- renza per essi, ed in quali usino searseggiare od essore pin IVcquenti (N. 25). Ed un terzo ci presenta i mali cancero- si, vale a dire gli scirri, i cancri allutero, al pelto, al pilo- ro od allruve, i fiinghi midollari di un ([uinqucnuio, distri- ])uili per anal e niesi, a indicare e la quanlita loro, e ebe non Ii.ui l^M)i|)o lisso noiranuo, in cui I'.ii'i IVequenleiuenle poi- line ai lornK-nli dei lor Iravagliali. 05. I. a luigliaic lia jiure un prospeU(>, in cui le inorii — 9 — da essa cagioiiato suno dislribuito per aiiiii e mesi in tutlo il (loconnio, a conosccro e il nuiiKiro dellc prcdo, e ii tempo ill cui siiol fame in niaggiorcopia (N. 4ij. Ed ancheil piier- pei'iu posscde il suo, iiel quale si dinolaiio levitlime da esso rapite, divise per amii e mesi, iu un quiuquennio: ove si scorge e il numero tolale di esse, c la pooa o nulla rela- zioQ sua coireslerno andamcnlo deir anno (IS. 32). Ne di pi'ospelto proprio dovea mancar la pellagra, siccomc quella die in alcuni siti mena assai guasto, benclie sol di rado in Verona dia segno di sua esislenza (N iO). 5. Un prospelto s"e pur assegnato ai quattro niorbi clie tratto Iratto vestono il caraltere di epidemie special- mente sui giovani, vale a dire il vaiuolo, il raorbilio, la pcr- tosse e la scarlattina, ripartiti pegli anni e pei mesi di tutto il decennio (N. 45). Dal quale prospetto appare e non aver nemmcno essi tempo determinato in cui dominare di preferenza, e la scarlattina aver limitate, per quanto ci ven ne veduto, a pochissime le sue prede. Circa i quali raorbi vuoisi avvertire che, potendovene esser andazzoanche sen- za che facciano viltime, ofacendone assai scarse, I'incomo- do che recano serapre non e in proporzione diesse (N. 70). 63. L'ultimo quadro e pel personale addetto alia Sani- la, che trovammo notato soltanto nell'anno 18-55, e cre- demmo unirvi di confronto anche quello del 1855. 11 qual personale comprendo medici, chirurghi, velerinarii, far- macisli e levatrici. 06. Ad oggetto di confronto si aggiungono pure alcuni prospetti fuori del decennio da noi piii specialmente consi- dcrato. Di essi uno indica la popolazione e il numero dei nati ede'morti, masohi efemminein ciascun anno dal 1820 al 1 850; ove si vede che anche in una popolazione pressoche uguale, molto minore trovasi il nuniero de'morti : solo nel Serii' IIL T. II '2. — lU — i82V> quesli superarono i nali, cssondoegli statu anno stra- ordinario (N. 30). 67. lln altro prospetto inoslra specificate pe'varii niorbi le morti del 1808, 1809, !8I0 ; ed anclie per li principaH del 1811, 1812. In tuili i qiiali cinque anni e da osservarc 11 si gran minici'o de'rapili pei' la rioma, e il si piccolo in paragon d'oggidi per la racliitide ; il quale fa meraviglia come or sia lanto cresciulo. 08. Allri prospetti ci offrono Ic morti ripartitc per le varie clii: de'quali uno le avvenute ne'qualtro anni 1825, 1826, 1827, 1828, lino ad un anno, dall' I ai 4, dai 4 ai ai 20, dai 20 ai 50, dai iO ai 65, dai 70 agli 80, dagli 80 ai 00, dai 90 ai 100. Un secondo quelle del 1820 e del 1850 avvenute iino ad 1 anno, dall' I ai 5, dai 5 ai 20, doi 20 ai 50, dai 40 ai 60, dai 60 agli SO, dagli 80 ai 100. Un terzo quelle del triennio 1817-18-19, divise in fanciul- li, adulti c vecehi. I fanciulli disli'iliuiti nc'morti neonati e nel primo mesc ; da I mese ad I anno, da 1 anno a 5, da 3 a 7, da 7 a 1 i: gli adulti da 14 a 70, i veccbi da 70 ad 80 a 90, da 90 a 100, e a 100 compiti. 00. Per ultimo si adduce un prospetto die si era i'or- mato dietro osservazioni fatto sono gia parecclii anni, il quale fa vedere i morti dai primo giorno di vita fino ad un anno compiuto, ripartili per mesi ; e nel primo mese anclie per giorni. 70. Noi ci siamo ingegnati di preseuiar qui la cosa in vai'ic forme, in varii tempi, in varii aspetti, aflinclie aver se ne potesse idea meno oscura. Ma da quanto si disse risulta principalmente soltanto la mortalita di Verona, e cosi in- digrosso le cagioni di essa ; e si e hen lungi dall'aver ritrat- to la condizion sanitaria di ([uesta citta ; perciocclie molte regnanvi malattie die di lor natura non recano morte — 11 - (N. 5, 42, 6i), e quelle che ponno recaria, inollo spesso addiviene clic non la rccliino. Un paeso in cui solauiente succedessero, poniaiii caso, 100 luoiii in un anno, c pres- soche'subilanoe senza precedcrvi nialallia ben sarehhepiii salubre di qucllo in cui lo stesso numero ne succedesse colle malallio rispellive. E un paese, in cui lulte le 100 nia- lattie sicno niortali e non v'abbia che quesle, piii salubre e di quollo in cui avvengano le 1 00 raorli per malaltie che tornino morlali soltanto di rado. A ben rilrarre per (anto lo stalo sanilario dun luogo, sarel)be d'uopo non solo in- dicarne il numero delle morti appelto di quello degli abi- tanti, ma quello eziandio delle morti appelto delle uialattie, e di quesle in relazione di lor durala, o sia del tempo che impiegasi a letto c nella convalescenza, logliendo I' indivi- duo alle ordinarie sue occupazioni. Se, verbigrazia, si po- tessero dare 20 malaltie per una morle, e 20 giorni sotto- sopra per malattia Ira le piubrevi e lecroniche, avrebbon- si per ogni morle 400 giorni a cagione di cio inoperosi; e per 2000 morti, giorni 800,000 ; die divisi per gli abitanli di Verona circa 52,000, loccherebbe a ciascuno la media di giorni 15 ; vale a dire un giorno per Taltro sarebbe am- malalo o in convalescenza inalliva il venliquatlresimo di iutli i Veronesi che vivono in cilia o ne'sobborghi. 71. Aconoscereconveuevolmente la sanitaria condizion di Verona, e quinci pur miglioraria, diverse cose noi bra- meremmo. E primieramente die si facesse esatla I'anagrafe di questa cilia per vedere certa la sua popolazione di ogni anno ; e sapere se cresciula o scemata; se a motivo di tra- slocaraenli, o di sproporzione ira i nati ed i morti: imper- ciocche noo ci sembra die fioora tale esattezza siasi con- seguila, trovandosi discrepanze non poche, fors' anche in parte dovute al modo di computare i forestieri. E brame- — 12 — remmo in socondoluogochesi denunciasseio, e nelle medi- che osservazioni die si vanno slanipando si registrassero tulle dislinle le nialallie, senza compronderne sollo la sles- sa cifra di quelle di speciediversa ( N. 50 e35); e vi si ag- giugnessc rapprossiinaliva durata media di ogni lor classe. In proposilo di clie polrcbbe ogni medico csei'cenle al lini re deir anno presenlare il succinto ragguaglio delle sue eu- re e degli esiti avuline. Al quale scopo si potrebbero anclie dislribuire acconcc scliede, di cui non avrebbesi clie a riempir i voti, a misura clie si presenlano i varii casi. Con questi due provvedimenti si arriverebbe, per noslro avviso, a convenevolmenle conoscere lo siato sanitariodi Verona. 72. A raigliorarlo poi bramercbbesi clie si esaminasse ben la cagione per cui tanli neonali, anclie in apparenza perfelli, sen muoian ne'primi islanti di vita; perclie ne! verno piii clic in eslate (N. I;>) : se cio mai fosse pel fred- do, trovandosi il dilicalissiino corpiccino in ambienle mol- lo diverso da quelle, di cui godeva poc' anzi nel materno seno. E qual che ne fosse la causa, si vedesse modo di ov- viareal si funesto disaslro. E rispelto agl'infanli pur si bra- merebbe, che non si avesse a lasciare in balia delle donoe la mal conosciula e peggio curala rioma (N. 50, 57, 07) ; ma vi si occupassero i soli medici, e i piu saputi la sludias- sero accuralamente a scemarne le prede si nuinerose. E sarebbe anclie mio desiderio clie alia deformanle non meno che distruggitrice rachitide si volgessc di proposilo Taltcn- zione; c alia scrofola die pur va pigliando campo sempre maggiore, rendendo grame in varie fogge le vile die non giugne in breve a Ironcare. 75. E passando agli adulti, vorrei die s'indagasse come dai iuoghi paluslri, de'quali per lo innanzi sciubravan proprie, sieno ascese le inlermillenti doi varii lipi ad infeslare eo- - 13 - Innlo quesla citl;'i, unondosi non di rado a divorsi allri morbi, e a qiiando a qiiando faccndosi anclie porniciosa, non senza sorprender talvolta la vigilanza del medico: e si vedesse come quinci repriinerne eflicaceraente la si spessa insorgenza o rinnovazione (N. i2). E piu ancora vorrei che, siccome eerie costipazioni sono, allorche Irascurate, Toccasione ordinaria in cui si svikippa la lisi, la quale fa il pill aspi-o governodella gioventii, massimamente fra il 3." ed il 7." lustro; tali costipazioni punlo non si (rasciirasse- ro, e senza ritai'do si desse opera alia loroiiragione (N. 25). Ne mi parrebbe die al solo destino abbandonar si dovesse il procedcre della lerribile apoplessia ; ma die di proposito se n'esaminassero le disposizioni, e i segni preciirsori se mai ve nc sono di certi; le cause rimolc o le prossime piu corauni, a vedere se prevenir se ne possa il si frequenle mortifero assallo. 74. Merita pure che con tutta diligenza si cerchi e per- ch6 alle volte assai raorti succedano senza apparente spe- ciale cagione (N. 17) ; e perclie sotto la stessa influenza di cielo sovente producansi mali diversi secondo il sesso, e massime secondo Tet;"! (N.I3 e 17): se cio provenga da con dizione propria dell'individuo, o pure da occulta cagione estrinseca, la quale adoperi sugli uni e non sopra gli altri. 75. E poichc molti mali di causa cognita possono esser minorati d'assaicoll'usareperessi i dovuli riguardi, come le tante infiammazioni di petto e di gola die neila fredda sta- gione in Verona aflliggono gli aduiti anclie in preferenza deglinfanti, dipendendo dall'esporsi a respirare quell' aria irrigidita; le tante del basso venire aceompagnale pure da si numcrosi llussi di esso, die aflliggono Testate la prima eta in preferenza ddla seconda, provenendo massimamente o dal mangiare soverdiio in un tempo in cui le polenze _ i4_ digestive sogliono esser inlicvolite, o tUil iiiangiar in eopia soslanze [toco digcslibili, come IVutli iiuilsoniud imiiiaturi: tuUi qiiosli, io dicova, polendosi dimimiire con iin po' di precaiizione, l)ramerei die quosta nun venisse neglella. E neir una e nclTallra eta pure seemerel)l)ero assai le malal- lie inliamnialorie d'ogni inaniera nsando cautcie ne'passag- gi specialmenle rapidi erepcniini ad una minore tempera- tura, lanto relativi alia slagionc c si IVeqiienti in Verona per la sua posizionc (N. 53), quanlo speeiali agli stessi in- dividui, elic arreslino Iroppo J)ruscaniente il sudore o la cresciuta (raspirazione ponendosi al fresco o pigliando I'ri- gide bevande, od allre cose gliiacciale, o giacendo sul nudo suolo, o dormendo esposti all'aria notlurna.E collo scenia- re de' morbi detti, sceraerebbero pure quelli die sono con essi in relazione piu o meno strelta ; come le idropi, che dalle inlianimazioni usano trar naseimento ; le apoplessie die da sconcerlo avvenulo per esse raro non e cbe procc- dano ; le migliari die in una inliammazione Irovuno spes- so r occasione opportuna di svolgere Toccullo lor germe ; e le medesiiue tisi, le quali se da precedula inlianniiazione propriamenle non vcngono, in alcuna pero e massime in qualdie nial terininata coslipazioiiu o lirondiile, in Verona ritrovano, come gia fu avverlilo, ropporUmila di couiincia- re il lore sensibile sviluppamento (N. 23 e73). 70. E conciossiache le malaltie die tengono pur deU'e- reditario, come la pellagra^ la sililide, e probabilniente an- che la tisi, le scrololc, certe apoplessie, ed altre di simil fatta, potrebbonsi minoi-are usando un po'piii di precau- zione pe'matrimonii, vorromiiio die in cosa di lanto mo- mento ne meno qucsla si trascurasse. 77. A scemar poiladoininazionedelle contagiose gran- demente ci piacerebbe una piu esatta osservanza di ben — 45 — coiicepiti sanitarii provvedinienti intesi ad impt'dirne I' ac- cesso, od estiiiguci-nc tosto, innanzi die prcnda piede, il malelico principio chc le fa regnare, troncando nel modo pill acconcio quelle comunicazioni die sole gli danno vita: sapcndosi gift che eonlro i roviiiosi confagi il solo vero ef- ficace riincdio dimora in questo (N. 44). 78. E a fare che^ mentre i valenti niedici si dessero a chiarire conassiduo assicurato studio chiruno, ehi I' altro deglioscuripunli soprammentovati, quelli che alia scienza e allabuona praticasonopalesi,c ignotialla mollitudine,potes- sero a questa giovare per cessarsi da niolti dei mall che da Irascurate avvertcnze provengono, pubblicar si dovrebbc uii Manual popolare, in cui si contenessero in modo piano e preciso i precelli principali d'igiene da osservarsi in Ve- rona. Cosi nel secolo, in cui tanti progressi fannosi per al- tre cose, trascurata non ci si vedrebbe la principalissima che la conservazione delle vile e il loro prospcraraento ri- guarda (N. I). La quale anziche abbandonata in gran parte al capriccio del caso, come ora si trova, tutta sarebbe retta dalla illuminata prudenza. 16 — 9aiiiuu3,4 upseivT o 2 9ie)oj, — < — CO -n Ti O CO •* o o :0 t— • to C5 sq 00 o so .^ «? IT- S-1 S-l CO o O o o OS 05 so t- OS s^ S-1 sq G^ S^l •^ i!uoai!.m3[^ •* to t- o CO ^ t- ■* 00 -=r to (3-1 to to to to ■* SO Z 2 O 5 aaiiuuiej iqosGivi GAIS -seiclaio3 — 17 — !in"!I\[ 0.10 lujoig IS3IV! umy i^eaioDB,^ luiinihoi ns diuiuiSoin ( inpiupuins ojevj j. inpiAjpuT us opoi^i J inpiAipni ns 0U101UI,I]GHI I '■= S'~ E'~ E'-^ 5 05 ,^._2 ^^^ j"^ oc ov — t^ to 00 — •^ i.-; I.-; 10 -^ -TH r- XXOO*?^!;-^ — ■* ■* - i3 CO --- SI t- •'f » S-1 -T^ S-J 3-1 -^ ea -r< X ■J-. «? 00 ^--^—i-^ooci:::-^ 3-1 to o t-3 C5 3-1 --« 5-1 ?-i — . — ' to to s-i to to to to to '^*" "'^"*^ ^"*^ Seric JIIj T. 11. ■^ci-r'Ooocto^icsei C500500t-t^^~G-llOt- LO ^ O O i-O CO C- 00 C5 5D 3-1 (JS S^ 3^ S^ SI S-l o o to S'l — ■ to — S-ltO-^iOtCt-OOCJO ^OCSCOOXOCOOOOOOSO — d8 — Tavola II (1) Manca ncgli uUimi tic anni quesla cifi — id 61 4b 03 54 68 30 53 40 41 52 or; ■108 115 lo;; lOi 136 108 111 190 90 70 63 J49 154 114 93 142 113 Ho 174 114 70 ■110 127 110 143 lo6 12o 96 141 110 94 76 124 143 113 135 162 93 84 124 104 60 89 170 204 190 199 233 120 152 ■139 146 91 80 ISO 184 216 181 216 109 131 129 117 100 103 66 80 77 73 88 48 66 43 41 51 59 Tavola III. — 20 — MORTl DISTRIBUITI PER ETA', AiNKO Stagioine A D U L T I Per molattie acute e costituzionali con sede uel Capo Petto Ventre non ben deternii- nata 47 25 50 55 47 59 42 49 44 54 54 tii 48 44 49 44 bo 40 28 59 66 M 50 d48 54 54 69 87 47 45 55 54 51 49 69 45 50 55 51 92 101 59 88 79 47 65 47 255 90 119 86 79 460 157 89 77 87 68 7 11 10 10 21 7 6 18 57 IS 15 4 41 24 7 21 28 6 Per malattie croniche. non co- stituzio- nali, od acciden- tal i 154 156 112 128 152 149 126 140 148 154 178 158 142 97 146 128 123 96 104 116 21 — STAGIONE E SEDE DEL MALE llSFAMI Per nialattie acute e costituzionali con sede Capo 20 H 6 10 25 do 5 16 20 20 23 14 27 17 17 14 22 n 8 14 nel Petto I Ventre 27 21 8 9 51 20 14 17 24 10 6 10 19 10 16 24 37 oO 8 7 4i 55 71 55 52 44 58 42 40 58 178 72 77 68 173 48 52 59 96 54 non ben determi- nata 25 26 22 51 24 15 51 54 25 57 54 49 oO 46 27 41 13 52 23 Per malattie croniclie, non 00- stituzio- uali, od acciden- tali 108 92 71 92 113 66 79 91 90 85 109 113 104 81 139 86 86 69 72 71 Totale della stagione 554 438 416 429 545 468 483 555 573 494 924 700 715 484 1141 621 599 463 508 451 Totale deiranno 1837 2049 2691 2961 2021 Tavola IV. — 22 — MORTI (distribuiti per mesi d' ogni anno del Decennio, INVERXO GEiNXAJO ( FEBBRAJO I MaRZO PRBIAVERA Aprile I JIaggio GlLGKO Adulti' Infant! Adulti j liifanti Adulti Infant! |Adulti Infant! Adulti Infant! Adulti Infanti 'Si \ r* \ ^-i 93 131 224 SclOO 157 ^ I ^-37 n 8.'^ 8i ITi' 103 91 194 81 69 lliO 87 61 148 i3 .■;() 50 H4 38 32 39 28 49 b4 53 84 93 104 70 67 I 105 117 197 157 220 O ' ^ Sin '^ a\ -.^ S I i IS 5S 54 109 ro 80 luO 81 74 133 72 64 156 40 00 54 28 . 59 45 55 28 75 62 137 82 61 143 u 05 42 4G!49 49 46 34 46 Ml 49 52,56 52 50 27 44 43 29 26 ? li^O 88 i 20S §S To 62 •i 137 98 ISO I 97 81 178 178 108 57 163 89 33 144 61 67 128 75 67 140 58 24 20 14 62 54 116 68 49 117 48 71 40 40 52 56 54 56 59 53 55 46.58 57 28 26 51 35 25 27 119 80 108 110 199 218 92 81 175 75 54 129 84 52 136 59 58 65 4i 43 38 35 54 45 31 26 28 55 55 23 :>6 58 43 50 21 46 32 50 22 117 109 226 81 69 150 94 3i 148 66 31 I 81 51 117 152 78 52 150 i34 65 45 56 40 54 35 38 46 34 53 45 50 58 51 30 50 45 29 50 41 57 25 24 \ 119 81 04 75 100 78 108 61 I 93 59 98 47 200 132 75 207 161 liO 271 g( 141 8: CO i 224 107 119 GO 179 14S 83 23! i02 178 114 73 187 129 81 210 169 154 81 67 106 63 148 1 171 1 99 59 I 101 58 138 159 174 118 83 j 105 84 I 92 62 201 187 ! 154 145 109 66 175 78 89 167 86 56 122 ?<,C. >\-l 41 e 42 Sv.no .lislinti i tn.isci.i, e nun la I J/lla II cla: >'..i Ire ullimi 48, 40, 50 sono Jlsliole le du — 23 stingaendo adulti e infanti. masehi e femniine). ESTATE LUGLIO 87 94 181 83 80 163 Agosto Settembre Adulti 1 ^ Infanti Adulti Infanti "3 a o s 6- £ Ei4 84 80 164 114 121 77 63 14:2 105 117 31 42 30 20, KO 49 40 56 58 46 54 50 AUTUNKO OtTOBRE I IN'oVEiHERE | TlCEMBRE Adulti Infanti I Adulti I Infanti, Adulti I Infanti 101 99 200 ea I fc. I «-: I [ii o ^ •100 107 207 93 87 182 75 50 99 76 •123 173 32 47 28 35 '08 40 52 23 99 63 162 78 37 153 43 42 52 50 41 34 29 39 84 64 148 41 57 23 25 28 32 50 23 35 33 30 29 80 33 153 106 79 185 85 62 147 75 08 145 78 48 126 56 58 51 21 74 32 126 28 29 52 40 51 51 59 43 37 129 62 84 146 40 55 25 52 54 47 16 50 75 55 81 46 128 127 47 46 49 50 27 43 3i 43 52 44 56 54 54 42 24 58 43 37 23 56 93 99 192 45 58 52 24 105 56 159 178 128 506 155 129 262 93 77 170 12 99 171 76 70 146 76 62 1C8 46 66 54 08 31 46 23 20 46 54 25 57 112 7i 184 209 123 554 414 179 593 120 97 43 80 60 140 140 193 184 100 284 205 85 286 79 64 145 136 73 211 131 60 214 93 36 131 102 61 IG5 64 69 29 27 155 56 189 143 98 122 52 174 90 32 142 102 103 207 93 87 182 60 54 54 48 114 82 196 44 30 46 45 94 91 183 48 39 56 51 107 67 174 34 47 30 45 101 99 180 70 73 58 43 143 81 224 136 90 246 149 84 255 97 61 138 tli c non il seiso ; e iK-i cinq...- di irczzu c Jislinio sesso oJ cU; I ...lullo e ilci.o i «.■ r inr.nlilc fino ai 7. 24 Tavola V. ETA' in cni si conlrassero i Matrimonii UOMIM Donne «l< S-l 'S c o o o ,^ c n lO -^ •.n C£> o^ o (^ o en .^ .^ .^ .— IM lO >^ iO -3 CO CO CO CO S-l CO o S-l O to O 2^ o a. CO o O S-1 to o o CO CO o CO CO CO O fe a Q Q Q a u^ a Q Q O Q 50 110 103 57 25 11 58 122 94 51 22 16 68 il8 123 48 17 15 59 150 86 87 55 12 1 66 116 98 51 21 8 45 112 96 59 20 8 ' 70 159 159 40 21 7 48 145 145 70 50 2 60 207 153 67 25 12 Gl 161 171 74 45 14 25 — -j ciSeiiaj s^ S-O 3-1 S-l l- l^ '*^ o 00 j 9sso].iaj ■* •«r s^ 3» -j3 3-1 • ' 3 llliqJOIV! ?i 1.-5 — ' i.O ^ ■^ 3-1 1 §- .- 8.i:)U9A 50 .^ o to O to to 9« •^ 1 -c ip issnj^^ ■=r ■=»■ CI 31 "^ S •-0 aiiorjjip'ojii] to t~- s^ to o C5 1 to 1 -emuHori.icj 00 !X 00 CO t- c^ 2: 31IUIZ s-i SI S-1 J.O .^ aC l?1 o ^ c: -cuuuia\ -r to i"; to S-1 in 00 t- "^ <* 05 r-- t~ 31 r- ■ o o ^ ^ 00 H H 00 ir; l?l <• -*■ iO iO 00 t- S-l spijujocji :;; IZ 3-I 3-1 to tr- -fi CO o o o to O CO 3n '.SIJi :o ^-< a-. ^^ eo •<* t- o o "^ ■^ "^ ■^ "^ 3-1 to «« -.o to t^ 00 (T •^ 00 00 OO 00 00 00 zr. 00 OC 00 "" Scrie HI, T. II. — 2(i Tavola VII. TISI E TABI ED IDROPISIE d'uii seiseniiio disposte per slagioiii t Tisi E Tabi IDROI'ISIE Ittver- no Prima- vera Estate Autun- no n\er- 110 Priijia- vera Estate Aiitun- 110 1 1843 ! 18 W 1847 1848 ; 18i9 1830 27 25 42 56 25 51 57 58 46 42 19 51 42 59 40 72 49 20 59 41 46 42 27 25 I 21 26 45 42 49 57 52 26 41 55 50 26 23 28 57 40 55 25 54 49 ; 26 i 1 48 1 1 29 ] 53 ' Tavola Mil. r APOPLESSIE il' un triennio per stagioni e mesi 1848 1849 1830 17 \ 8 J 68 15 \ 17 \ 43 13 ; 8 \ 9 \ 26 9 ; 71 1848 1849 1850 P.ip. 56 5 \ 25 10 ; 6 \ 14 > 40 20 * 119 7i 14 10 j 8 ) 26 s 111 — 27 — To void [\. 1 :\i R T I d" un quiuquemiio percancro, scirro o fungo mickillare al 1 £i3 SI o p 0) p 5 p s p AH rove £ p p o 3 'il Altrove Utero o ™ o o < 18'il 1847 1848 18^49 1830 1 Geunajo 2 2 1 2 5 I 1 1 1 1 1 1 i 1 1 Febbiajo 2 1 1 2 2 Jlarzo 1 \ 1 I 1 2 2 1 1 Aprile 1 2 1 2 1 1 Magj^io 1 2 1 1 2, Giugno" 1 1 2 1 1 1 Luglio 1 1 1 1 1 1 1 1 Agosto 2 3 1 1 o 1 1 o 1 Setteml). o I 1 1 1 1 1 1 1 Ottobro o 1 2 1 1 1 1 i 1 Novcmb. 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Diccnib. 1 1 1 1 1 7, 5i i — 15 9 9 1 10 8 111 8 5 4 ill 1 4 3 2 2 : 9 24 3 — 28 — Tavola X. MIGLUHE i di un decennio distribuita per ouni c niesi \ :i84i 1842 1845 1844 1843 1846 1847 1848 1849 1850 2 1 3 I 3 1 2 1 1 1 1 3 1 3 ! 2 2 2 3 3 1 K 3 2 1 3 4 3 1 1 2 2 2 4 5 li 6 2 3 ! i 6 2 1 7 4 22 3 7 6 1 9 6 S 7 11 17 10 9 ! 1 2 5 6 5 2 !> 8 12 7 i 4 5 3 2 5 1 3 , 1 2 5 1 2 2 2 1 2 2 1 1 26 5.*) 27 (') 59 17 27 37 70 34 52 541 (I) SI ,11. .■.,si ,[. qii«l'..nn,i s.n,., .lislrllu i,..elli J»l 11 ; l.,.llrl,l. — 29 — Tavota XL MORTi PER PUERPERIO iu uii qiiinqnennio distiibuiti per onui e mesi 1841 1842 1848 1849 1550 io 17 1" ' 25 1 2 [ PELLAGRA per anni e mesi di un novennio j ejqiu90!(] ' ■f ° ajqai9A0\ IM ^ ajqo^io _, (N aiqiue^as 1 o^sogy ^ _H ^ oiignT e^ ^ (M oufeniQ to ■<- oiSgej^i 8|!.idv OZ.IGI\I S-l ,„ _ oiejqqaj to ojiiuueg 00 t> <+* CO oo 00 o 00 o 00 e-iqiuaoiff 2 o a S > c o s o c c 05 _ j a.iqmaAO\[ a.iqnno ajqiua])9s — 1 1 _ 1 _ 1 ojiSni oiigniQ >. — . V. n. 30. -31 — PKOPRIE DELL' INFANZU j idistribuite per anni e niesi in un decenuio 1 1 1845 1846 1847 1848 ■ 1849 1850 to CD 1 ntl c c C o 0) u o OJ ni Oj n ^ «. _i; r: CO ■^ Uj ^ "m c ^ ;n -:;, JJ; : "S '§ o x^ C) n o ■— ■f; "tx .5 ;- m — t; ~ i-' ■— "t^ tM ^ es a; o HI o OJ CJ OJ O o a Ol > ;g Od es " C/j ?► r-: a, :v; 1 >■ «=5 v; •^ rS Sh c/. > ^ C c/; (ir.) (I) 12 (2j 5 1 1 3 3 1 1 2; ! o 2 1 1 2 2 2 o (4) 2 1 1 1 1 (4) 1 2 (S) 2 1 (1) 2 2 1 1 o 5 5 2 8 10 9 1 1 1 1 7 5 8 7 4 8 7 10 1 1 (4) 1 5 4 1 1 1 1 5 1 5 1 5 2 2 1 6 12 49 1 4 49 27 2 1 17 2 8 C) Tavola \IV. -32 — PERSONALE SANITARIO { Medici ; Medici e Chiriirghi I Ciiinirghi. . . . I Veterinai'j . . . . ! Farmaeisti . . . i Levatrici . . . . l8'io 1855 41 15 38 57 50 16-3 63 27 35 27 154 Tavold XV. 1'01'OLAZiONK, iiati e na 1 li nel ( ocennio dal 1820 al 183C ■is 2 O S 5 S Masclu £ 1821 50102 1835 941 89i 1649 797 1 852 1822 50588 1972 1041 931 1726 898 828 j 1823 48802/) 1969 984 985 1583 756 827 1821 49101(*) 1930 964 966 15'i4 773 771 1825 49299(*) 1866 983 877 1619 860 759 1286 40564(') 1988 1012 974 1721 868 853 1827 5208 i 2020 965 947 1623 729 822 1828 52762 2046 1027 1019 1636 831 805 1829 52'i26 1928 992 936 2310 1126 1181 1830 498i9(*) 1926 930 996 1823 870 953 (') Lj (icpolnzionp con ti,;s1.i so»n.j r qi.-U.i sola Jell.i cilli, cioi sen t,.,n.in .hi 1X0) aI 'nW.) .ilMl.infl IVr 'os.Mnpio il 31 .lioembie iill la ^OfoX. «r. W498, 1 II.' Ju- sol.boi'glii l!58fi, in luilo 5':U84. M i sobbo; rione eiUrt Tavola XVI. — 33 — OS a o ojcjaDOjpi (*iif««) I 'PI -oj 'uqqaj ijeii -lui'ijqqaj l>piiind BIUJ3 apijiiedg ep!)U9^u3 I. an «? to <" isjyoiua *iu»ssip » ^ajjvip '»J|U** IP lSt.l|J p. luo].|nmo3 luoisn^uoQ E0!|03 9 BJaiOQ appsio 0JjeiB3 eiuoipje^ CO 13 SO t- to ^ s t- sn 5§ t- ^ e-t to r' ■.o 10 ^ SI ■^ ^ 05 •^ to -^ o « to to to t^ " id to to «!• ^ to to 00 tr- •JT r- io «f «:r 00 a> 00 00 00 oo 00 C> -H .^ I -3 34 — Tavola XVII. MOKTl negli anni 1825-26-27-28 a w 00 s S-) ^ .— • •H-H a ■5 rt 'c: ta CO ■5 C3 "^ ■^ 00 CD C a a Q 'a Q a Q *3 Q 1825 410 294 181 178 268 155 62 10 1826 772 178 174 279 179 75 15 1827 605 121 160 501 162 95 9 1828 570 251 118 166 554 185 75 16 (una vec-l rl.l,, Jl 1 Kli ..ml) Quelli che mancano nel 1825 a compiere il numero de siioi morti 1619; al 18ii6 a compiere i suoi 1721 ; al 1827 e con piere 1 SUOI 1551, e al 1828 a compiere i suoi 1606, e da ascrivere ai 5 aiiai || tra il 65 e il 70. Tavola XVIII. MORTI nel 1 829 1 1850 Fino a 1 anno . 415 515 Da 1 a 4 ... . 585 557 Dai 4 ai 20 . . . 267 219 Dai 20 ai 40 . . 200 221 Dai 40 ai 60 . . 261 268 Dai 60 agli 80 . 461 575 Dagli80ail00. 125 88 Totale . . 2510 1 1825 Tavola XIX. MORTI nel 181711818|18I9J Neonati e nel 1." mese Dal 1." niese al 1.° anno . . . Dal 1.° al 5." . . Dal 5." anno a I 7.° Dal 7." ol 14." . Dal 14." al 70." anno Dal 70." air 80." anno Dal 1' 80." al 90." Dal 90.^' al 100." A 100 anni com- piuli Totale. . 276 167 006 164 88 1200 296 116 14 1 2658 228 161 215 97 55 606 176 78 8 AA' 544 191 204 87 79 594 114 70 5 1622:1718 i^ — 35 — Tavola XX. Gioriii 9 10 11 12 15 14 SERIE DE'MORTI dal primo giornodi vita siiio ad un anno conipiuto, calcolata sopra 2755 morti Morti Giorni 292 15 86 16 96 17 110 18 98 19 81 20 75 21 104 22 140 25 102 24 62 25 36 26 40 27 24 28 18 29 Morti 76 24 15 25 11 28 15 20 7 10 18 8 4 12 6 1640 Mesi 1 2 5 4 5 6 7 8 9 10 11 Morti 1640 165 163 146 108 75 83 83 78 60 79 55 2735 mmik DEL (JIORNO To SOOTRE \m 11 m. e. ing. Giovanni Casoni legge alcuni brani della sua Memoria su 1' istmo di Suez deposta con suggello al N. 432 di protocollo, 11 d 7 agosto bilioni, 1)20 niilioni di miglia. Or vi prego di rammentare la maggior distanza celeste — 61 — notala in Brunelto Lalini colla ragione astrononiica anti- ca, cioe la distanza del firnianiento alia terra, e di con- frontarla colla minima distanza ora delta, eioe dalla stella pill vicina alia terra. Vedeste nel mio N." risnltar la di- stanza dal firmamento alia terra in Ser Brunetlo G5 mi- Jioni .} 59 mila miglia ilaliane; or confrontiamo questa cifra colla distanza la minore possibiie dal firmamento alia terra, eioe dalla stella Oi"" del Cigno appurala in miglia italiane iG bilioni 920 milioni. Qiial confronlo di tiitto il numero complessivo 65 milioni, '(29 mila con un solo bilione? E pero qnal confronto di quel niimeruzzo col via maggior numerone 46 bilioni 920 milioni? Ed arrogi che quel numcruzzo vorrebbesi computare per la distanza assoluta dal firmamento alia terra, quando r altro maggior numerone non e altro che la distanza la piu vicina possibile delle stelle, eioe della stella vicina alia terra sul noslro emisfero. Ma fate meco anclie un passo a vederc mulliplico im- mense di cvidenza matematica a provare assai maggior- mente la cosa. La seconda slella di cui fu trovata con sicurezza la paralasse da misurarc a ragion matematica la distanza dalla terra, e la slella Verja 1' Alia della Lira. II tempo die raetterebbe la luce a venire da quesia slella e di anni 14 circa. Or dicemmo che dalla slella 61'"" del Cigno a noi mettcrebbe la luce a venirci 9 anni, e questa stella Vega ci metterebbe anni 14. Adunque vi mettcrebbe 5 anni piu die la stella del Cigno suddetta, la quale per dover melterci i suoi 9 anni a venire abbiam delto per conseguenza die ella e dislante dalla terra 46 bilioni 920 milioni di miglia italiane. Ora i 5 anni in piii che vi metterebbe la slella Vega a venir colla luce a noi sono piii che la mela dci 9 — 62 — anni recitali dalla stella del Cigno, a roncliiudcrne la lon- tananza dei 4G bilioni 920 milioni. Adunque d da conchiu- dere a ragion d' occhio die essendo 5 piii die la meta di 9, 6 dunque certamente da prendere piii clie la metti dei 46 bilioni ecc. suddetli ed aggiungere per conseguenza piu assai die 25 bilioni di miglia italiane alia dislanza da noi della stella Vega in confronlo dell' allra distanza suddetla del Cigno; e percio alia ragione suddelta e da sosliluire almeno 69 bilioni ai 46 e eonchiudere in quesla forma la irragionevolezza della distanza notata negli antichi dal fir raamento alia terra. Qual confronto del numero 63 milioni 429 mila col Iroppo maggiore 69 bilioni di miglia italiane? E come polrebbe quel misero numeruzzo essere la distanza generate e assolnta del lirmamento alia terra se questi 69 bilioni di miglia non e altra die una delle distanze piu piccole dal lirmamento a noi? E voi ben vedete die a com- putare la dislanza da Vega a noi per fare il numero tondo r ho scemalo al possibilo riducendo la cifra ai soli bilioni, c veramente usando la stadera del mugnaio anzi cbe le bilancine dcITorafo anclie allor quando nel computare i 14 anni che melte la luoe a venire da Vega a noi, e la conse- guente distanza, per amor del numero tondo, a fare il discorso piii ovvio e manesco trascurai mezzo anno, e con- segueutemente piii die 4 bilioni di miglia, che fa la luce in mezzo anno a venire, i quali 4 bilioni sarebbero da aggiun- gere ai 69 bilioni di distanza da Vega a noi. Ora mi spaccero brevemente del capo xlv ne'suoi passi astrononiici degni di qualche nota. Dice il testo cosi : 11 sole e pill graiide die la terra centosessantasei volte e tre ventesimi secondo che tutti li filosofi provano per molte ragioni dirille e necessorie. — 63 — Veramente i moderni astronomi con diritte ragioni e necessarie fanno anche solo la superficie solare maggiore della terrestre 12 mila e 100 ^voite ^(vedi Cagnoli 243) e non sole 166 come insegna il maestro Brunetto; ma ai tempi suoi questa di Ser Briinetlo era la coraune opinione dedolta da calcoli veri nella lor forma, e nelloro processo matematico, ma le inferenze si deducevano da falsi dali e molto imperfelti. Vedi il Traitalo de Sphaera di Giovanni Sacrobosco lib. 4, cap. 5, n. 14. Seguita il testo : E dalia terra infino al sole e cinquecentoltantacinque cotanti, come e il grosso della terra. • . Veramente nel Cagnoli al § 227 si fa il sole lontano dalla terra 81 '/^ milioni di miglia. E la cifra 58b diame- tri della terra (secondo I' autore) farebbero non piu che 4 milioni 22 mila ^67 miglia italiane (4,022,(67), il che feci corapulando il diamolro della terra 6873 '/^ miglia (Vedi sopra N." 5), e multiplicando questo valore del diametro per 385, che sono i cinquecentoltantacinque cotanti come e il grosso della terra secondo il teslo. Ala non e maravi- glia che ci sia sbaglio di computo in mezzo anche qua, come sopra nel computo della grandezza solare rispetto alia grandezza terrestre. Recita il testo appresso: E la terra e pitj grande treniotlo (sic) cotanti che la luiia e un poco piij, e in alto e ventiquattro cotanti e mezzo, e cinque duodecimi come la terra e grande per sua gros- sezza, vogli per lo diametro. Dice r autore con questa lezione delle slanipe essere — 64 — la terra maggiore in graudezza della luaa IreiUolto volte, e nil poco piu. Trovo nel Cagnoli la terra 49 '/g maggiore della luoa. Trovo ncl Ms. Marciano del Tesoro Iradollo in Berga- mo scritta quesla lezione cosl: La terra e piii grandc xxxix fiate e mezzo c un poco piii die la tuna. Forse clic la cifra romana avea quallro x e no fii fognato iino, ed il xxxxix riinase xxxix. Onde sembra da leggere il testo eosi : E la terra e piu grande xxxxix cotanti che la luna e un poco piu. Ed il Icslo s'accorderebbe alia cifra astronomiea odicr- na, clic fa la terra 49 '/^ volte maggiore della luna. Seguita a dire F an lore la hina essere dislante dalla terra ventiquattro cotanti e mezzo e cinque duodecimi come la terra e grande, o vogli per lo diametro. II diametro della terra vedemrao sopra essere 0875 /^ miglia italiane. Questo numcro multiplieato per 24 da IG50I2. S' aggiun^a ^12 per il mezzo miglio notato nel muUiplicando, cioe del diametro terrestre che e 687r3 /^ il cui multiplicatore e 24. Anche si aggiunga il mezzo dia- metro c cinque duodecimi sopra i 2 i diametri del multi- plicatore; ossia contiamo 6 duodecimi del mezzo diametro, pai 5 duodecimi, e avremo undid duodecimi; ed in tanto contiamo per numero tondo un diametro intero, che vedemmo essere 0875 /^ miglia italiane, ed aggiungiamolo al prodollo dei 2 5 diametri sopradetti, c ne avremo miglia italiane 171887 '/. Ma in questa cifra notammo essere in pin un duodecimo di diametro terrestre, il quale im- porta 575 circa da levarc a 171887 '/, e rimane ^71514 poco piu. Adunque risulta dai computi in Ser Brnnetlo 171514 — 05 — niiglia italiane e un poco piu di distanza dalla luna allu terra, ed in Cugnoli abbiamo questa distanza in 205889 poco variata dalla cifra clic risulta in Ser Brunetto, i! quale puo avere pigliata la distanza minima, quando il Cagnoli piglio la media. Per lo cbe il testo di Ser Brunetto sarebbe solo da potersi emendare nella prima parte, ma non al postutto nella seconda, e sarebbe da poter recitare cosi: E la terra e piu grande trentolto (correggixxxxviui) cotanli che la luna e uii poco piu; e in alto e venliqualtro cotanti e mezzo e cinque duodecimi come la terra e grande per sua grossezza o vogli per lo diametro. E poco appresso si legge nel testo : Ella (la luna) corre ciascun di trediei gradi.E voi avete bene udito qua indietro che un wgno ha 30 gradi. E cosi passa la luna uno segno in due di e mezzo poco \i falla. A voler dire qiianti gradi celesti percorra la luna in due giorni e mezzo bisogna eleggere subieltivamente oUre il giorno vero di 24 ore ancbe la rivoluzione lunare side- rea, che dclle tre sola 6 invariabile nel tempo precise a correre lutti interi i 560 gradi celesti astronomici senza sottrazioni nc giuntc, le quali banno luogo nelle altre due rivoluzioni lunari, la tropica, e la sinodica; e banno luogo in questa siderea, abneno pel coi-so di un secolo, eziandio secondo le ultime osservazioni astronomiche. Su questa norma di calcolare, la luna in un giorno percorre gradi 'I3,l0',o4",54'". Adunque in due di e mezzo percorre la luna almeno 52 gradi interi. E conseguenfemente a far soli 50 gradi, cioe un segno, non ci mette due di e mezzo, ma meno, onde e vera la lezione tesfuale E cosi passa la luna uno segno indue die mezzo poco >i falla. Serie III, T. II 9 — GG — 11 ms. francese capitolarc dice piii csaltanienle cbe a far 50 gradi, cioe un segno^ ci iiictle due di c ua terzo; non due di e mezzo. Et ensi passe la hine un signal en 11 iors et liercc, pol ce 'n faut. Finalraentc iu qucsto capitolo xli (> da notare un altro passo clie nelle stampo e erralo cerlamenlo, e si dee cor- reggere nclla ragione aslronomica coll' appoggio dei mi- gliori mss. E tanto (juanto ella (la lima) si dilunga piu diil sole, tanto pill cresce ch' ella viene al sellinio segnale dall' allra parte del cercliio, tulto al diiilto contra il sole, cioe presso alii venlicinque di (sic). U ms. franeese capitolaro iegge correltamente : C'est apres les xmi iors hors la voit le soleil tout clairement. Chi non sa die il plenilunio e ai 14 e non ai 25 di del mese lunare? E nel teslo medesiiuo si dice, die la luna viene al sellinio segnale in quesla opporlunila. Ne ha dun- que passati G. E vedemino sopra chc ad ogni segnale ci mette due giorni ed un lerzo. Compuliamo i due di per li 6 segnaii, e abbiam 12 di. Compuliamo il Icrzo in 6 liate, ed abbiamo G terzi, che fanno due inleri di da arrogere ai 12 delti, e fanno II di. Dunque la luna al venire nel seltimo segnale avra passali 1 4 di non mai 25. E la lezione venticinque stampala non e altro die iino svarione dei copiatori, che forse al num. roniano xiv anleposero un x e di uno ne fecero due, c di fjxiindici fecero venlicinque con uno strafalcione de' piii sbardellali. Queste da allri sarebbero repulate minuzie e pcdanle- — 07 — rio, ma da Voi non cerlamente, CollegLi orrevolissimi, i quali sapctc in si fatlc disquisizioni leslnali essersi con tanlo profitto occupali senipre i lilologi greci e lalini per la porrezione dei tcsU classic! della Grecia e del Lazio, e solo riraane che se ne occupi severamenle la filologia cri- tica ilaliana con vera filosoGa, la quale non dimora lanto nolle obieUive astruscrie trascendentali (come pare a non poclii) quanto nelle questioni subiettive, e della piu facile intelligenza alia foggia socralica per la ricerca ed illustra- zione positiva dclla verita. La lilologia critica italiana ne ha preso bene I'abbrivo^ e di questa lilosofia positiva si giovo in questo secolo ad illustrare il sacro Poema e le opere lutte dell' Alligliieri; rimane di giovarsene ^ler le altrc anliohe scrillurc piu dotte, cd e questo il campo del noslro valore nella loscana palestra, non gia a commentare le baie e i capricci hizzarri del gcrgo furbesco, come i nostri avi fecero troppo, ma a commentare, e illustrare, ridotle a oro, le gravi dotfrine dei testi anticlii toscani. E la vera filosofia da me delta potra occuparsi utilmente non che dellescritture filosofiche antiche, ma eziandio dclle crouiche e delle Icggende inedite antiche, come fece a di nostri la critica filosolica nelle leggende inedite publicate ora a Bologna did bravo Fran- cesco Zambrini, col lume dclla piu saua e dotta critica sce- verando il falso dal vcro, e giovandone la veritu. llo detto. Si comunica una leltera indirizzala al secretario dal prof. Francesco Ragazzini di Padova, che annun- zia di aver ideate un suo processo per ricavare no- tevole quantila di acqua salso-jodica dalla iermale del nionte Irone prcsso Ahano, mcttendo a prollUo il ca- — OS — lore senipre costante della minerale medesima. Chie- de di comunicare all' Istituto 1' analisi qualitativa e quantitativa della predetta acqua, ele avvcrtcnze onde otteiiere la salso-jodica, ch'cgli si propone di offe- rire ai pii stabilimenti per combattere la scrofola. Ag- giunge di avertrovato nclie ternieEuganceiina nuova sorgente d' acqua minerale salino-niarziale, die po- trebbe, a suo avviso, tornare proficua a coloro chc, trovandosi in quelle, deggiono alia cura esterna ter- male assoeiare la interna delle acque che fannosi ve- nire da Reeoaro. II secretario propone, e I'lsUtuto approva, di ringraziare il prof. Ragazzini per tali comunicazioni, partecipandogli che si aspctta con interesse la soUe- cita leltura del promesso lavoro. Si legge la partccipazione indirizzata all' Istituto della morte del suo socio corr. cav. Paolo Partsch, custode e direttore dell'i. r. Gabinetto mineralogico di Vienna. Si distribuisce I'elenco di 81 tra opere periodiche e pubbiicazioni di Corpi scientific! poste in lettura nel Gabinetto dell' Istituto. mmU DEL GIORl 21 DICEilBRE 1856 11 m. 0. prof. S. R. Minich presenta una sua Me- moria sopra due nuove formule d' intep-azione delle funzioni di qualunque ordme a put variabilis e ne accenna i risultati finali con queste parole ; Allorche in una Sessione di questo Istituto tenuta ne! luglio prossimo decorso io presentava un nuovo nietodo d' Integrazione delle equazioni differenziali di prirao ordine a pill di due variabili, serissi che quelle ricerche mi avreb- bero condotto a ricavarc da un vecchio manoscritto la soluzione di altre questioni di simil genera. Eccomi a sod- disfarc a questo impcgno da me assunlo,presentando oggidi una nuova Memoria sopra due formule d' integrazione delle funzioni di qualunque ordine a piii variabili indipen- denli, che depongo sommessamente sull' ara Prcsidenziale. Non aspirando all' onorc di porgere attualmente I' ana- lisi del presente lavoro, mi baslerii di potere con breve c facile discorso acccnnare i risultati finali di qucstc mie indagini. — 70 — Oualiinque si;i il numcM'o dello Viiriul)ili primitive A-,y, u, z, eoc. coiiteiuUo iu una data funzione differenziale, in cui siasi ritenuto costanto 1' elemento differenziale della .r, c (lualunqiie sia il nuniero de' coeflicienti differenziali di 1/, u, z ecc. elie vi si coniprendono, cioe supposlo cho il supremo coeffieientc differenziale della y sia dell' ordine 11-]— p, e quelli di «, z ecc. degli ordini rispcttivi 71-1—7, w -{->', ecc; si esprirae priraierainente il richiesto integrale n"""" della data funxione, merce 1' aggi-egato di piii inte- grali parziali relalivi alia y, ed a' coofUcienti differenziali di y, fino a quelli inclusivamente dell'ordine p, le cui ori- gini rispeltive sono una funzione qualunque di ,i; o^ piu generalmenle , di tulte I' altre variabili primitive , ( che d' ordinario puo prendersi cguale a qualsivoglia costante) e le successive derivale di questa funzione. A compierc r espressione dell' integrale ccrcato si trova che all' aggre- gato di quest! intograli parziali deesi aggiungere I'integralc totale n"'"'" d' una funzione, die si deduce immediata- menle dalla stessa funzione proposta ad integrarsi, sosti- tuendovi in luogo di y e de' suoi coeflicienti differenziali la sopradetta funzione della x e le successive sue derivate. Ma simile riduzione non potrebbe eseguirsi se non qualora si avverino n equazioni di condizione, che si deducono d' un sol tratto col nuovo metodo, e che sebbenc presen- tino coefficienti alquanto divcrsi da quelli delle ordinario condizioni d' integrabilita , nondimeno costituiscono un cquivalente sislema di equazioni, come vicnc agcvolmente provato. Qneste n condizioni vengono poi ridotte ad un altro sistema di equazioni piu semplici gii proposle negli Atli di questo ragguardevolo Istituto (Giugno 18-io), e ncgli Annali di Matematica del ch. prof. Torlolini di Roma (Ago- slo 1850). Simili equazioni, sono binomie per /) -— o, Iri- — 71 — nomic per /> = I, quudritiomie per p = '2, o eosi progres- sivumenlc, qualunque sia n. Allorclie 1' aggregalo do" prcdetti inlegrali parziali sia facile a calcoiarsi, si polra prcscindere dall'iiso delle cqua- zioni di condizioiie, ed esaminare invece se coila sollrazione della differenziale n"'"'" di qucslo aggrogalo dalla proposia fuuzione spariscano dal residuo i coellicienli difrercnziali di y superiori all' ordine p. Ridotta quindi la ricerca all' inlegrazionc d' una fiin- zione clie piu non contienc la y, si precede del pari per qucsla funzione rclativamente ad un' altra delle variabili primitive, e cosi di segiiito fincht; si giunge alia inlegra- zionc d' una funzione della sola .?•, die risuKa dal sosti- luire nella data funzione differenziale alle primitive y, u, s, ec. altretlante funzioni della .v, ovvero quantilii costanti, ed a' relativi cocfticienli differenziali le rispettive derivate di quesle funzioni. Quindi si rileva clie non ha luogo vcruna condizione d'integrabilita riguardo alia variabile x ii cui eleraenlo fu ritenuto costanle, e si deduce quosla proposi zione generale. « Avveratesi le condizioni d' integrabilita relative ad una i)rimitiva variabile y, si pu6 nelle condi- zioni speltanli ad un' altra variabile u porre in luogo di // una funzione qualsiasi di x, od anco di tutle I'altre varia- bili primitive e verificatesi ancor quesle, sosliluire nelle condizioni che si riferiscono ad una terza variabile z in- vece di y, ii duo funzioni qualunque di x, ovvero delle rimanenti variabili, c cosi di seguilo. » Quesle funzioni da sostituirsi possono pur ridursi a quanlila costanti, ed allora si ottiene il leorema dimostrato dal celebrc Poisson nella sua Memoria sul calcolo delle variazioni (Mcmoircs de I' Insiiiut de France torn. XII) ; ma queslo teorcma non sarebbc talora applicabilc ad alcuni casi speciali. — 72 — Le inlegrazioni parzlali di sopra accennate erano dispo- ste ijeir online progressivo di ciasciina priiiiitiva e de' siic- cessivi coefficienli differenziali. Ordinate invece in guisa cho dal coefflcicnto differenziale piii cicvato si discenda alia primiliva variabile, oflVono una seconda formula d' inte- grazionc piu semplicc dolla precedente e, se mal non mi appongo, prcforibile a' mezzi d" integrazione finora usati per le fiinzioni differenziali d' un ordine qualunque e con piu variabili indipendenti, ed anco alia formula offerta dal Poisson nella teste citata Memoria^e generalizzata dal cli.""" sig. J. Binet. (Moigno Lemons de calcul diff. el integral T. II, p. o33). Nel caso di ;>, 7, r ecc. eguali a zero, cioc; quando la data funzione sia la differenziale d' ordine n d' una fun- zione finita, la formula die ne esprimc T inlegrale ba lo slesso aspetto di qu(>!la die serve all' integrazione d' una funzione differenziale del solo primo ordine: e poco piu complessa divicne t'espressione del ricbiesto integrale n"'""" ne' casi in cui />, y, r non sieno numeri molto elevati. IJa lermine ta Memoria con pareccbi esempi di appli- cazione, e con qualcbc cenno su' casi in cui oltre I' ele- menlo della x sia slata assunta costantc la differenziale di qualche altra variabile indipendente, oppure in cui nessun elemento siasi ritenulo costante. II m. e. CO. Agostino Sagredo trattiene I'adunaii- za col segueiite suo scritto su le Kelazioni degli Stati Europei lelte al Senato dagli Ambasciatori T'eneti nel secolo XFII. Spesso fu dato conto alio Istiluto di opcre nuove e ill ispccie di quelle largitc dagli autori: si tenno parola — 73 — (li pai'occlii volumi come di opuscoli di brevi pagiiie, spesse volte piu imporlanli che scrilture volurainose, la mole non essendo i)unto metro^ per misurare il pregioe la utilitii nolle lucubrazioni dclli sludiosi. Ma a me fu com- messo il favellarvi, Onorandi Colleghi, di un' opera che giunta al suo compimento sari composla di raolti volumi, e solamente il prime quaderno del prime volume ne fu dato alle stampe. lo per6 codesto ufOcio, che a prima giunta dovrebbe parere singolare, mel lolsi assai volen- tieri, si perclie collegato ai miei studi, si perch6 questo primo quaderno e di merito sicuro e di sicura impor- tanza, come lo sara i! rimanente dell' opera. E se Voi, siccome credo, saretc del mio avviso, lo lerranno come nobile guiderdone alle gravi faliche alle quali si sobbarca- rono i due valorosi giovani, Nicolo Barozzi e Guglielmo Berchet, i quali senza il menomo interesse, impresero la pubblicazione dclle Relazioni deyli stall europei telle al Senato dagli amdasciatori veneziani, nel secolo XVII che ora si stampano dal tipografo Naratovicli. Nonche nessuno di Voi, non e al certo alcuuo che abbia il lume deir intelletto, il quale non conosca il merito e la importanza di codeste Relazioni, istituzione sapientissima del signori Veneziani. Ritraevano al vero la condizione fisica dei paesi, quella morale e intellettuale dei popoli; Ic forme, le istituzioni, gl' intendimenti dei governi ; la forza guerresca, le rendite e le spese delli stati; la politica este- riore, le amicizie, lo ire, le paure, i disegni di uno stalo sugli altri; I'indole, il sentire, I'operare dei monarch!, delle famiglie e dei ministri loro. Si addenlravano nel segrelo dei gabinetti ; dalle piu riposte stanze delta reggia, dalpalazzo dei grandi, scendovano nolle modoste e anche nellc povere abilazioni del popolo. ."Meltevano sopra giusta laucc la Scrie HI. T. II. 10 — 74 — ragione di stalo, scuoprivano quelle molle arcane, spesso o inosscrvate o sconsi derate, clic pure lianno tanto influsso sul inoto e le sorti dell' umano consorzio c della civilti. E come presso di noi le amhascerie aveano coria durata, ad ogni tre anni niutandosi gli ambasciatori, ogni amba- sclatore era tenuto a leggere la Rolazionc dclla sua amba- sceria, e ne avveniva clie il Senate Veneziano inlero era sempre esattamente, sinceranieutc inforsnato della storia contemporanea e nulla poteva sfuggirgli di quanto presso le altre nazioni si dicesse, si operasse e anclie si pensasse, COS! nelle aule dei principi, come nei ritrovi di ogni classe del popolo. Sebbene da severe leggi fosse vietato che le Uclazioni venissero in luce, ragionevolmente tenendole gelosissimo segreto di stato, pure in sullo scorcio del secolo XVI e nel XVII se ne stamparono talune; ma afferma il doge Fo- scarini, giudice competente, con molle incsatlezze e anche qualcuna di falsa. II dolto cavaliere Cibrario, nel 1850 ne pubblico alquante della Savoja ; altri altrove; cbi primo ne pose in luce una scrie fu il collega noslro Nicol6 Tom- maseo, clie nel 1858 Irasse fuori dalle biblioleebe le rela- zioni di Francia del secolo XVI. Ad un uomo, non solo onore e amore di tutta Italia, ma amato e riverito in tutta Eiiropa, stava pero in cuore la pubblicazioBc delle Ilelazioni tutte, tenendole come principalissimo fondaraento della storia modcrna. A me lietissimo e il nominare Gino Cap- poni, che tengo caro quanto mi fosse fralello, c lo affetto di lui e consolazione della mia vita Egli si pose a capo di una socicta la quale conlidava lo eseguire Y impresa al professore Eugenio Alberi, uomo dotto e di gencrosi spi- j-iti, che fino al presente ne pubblico nove volumi, slrin- gendosi a tutte quelle del secolo XVI. Puo dirsi senza peri- -75 — tonza lo All)eri av^re operato prodigi, facendo I' opera sua lontano da Venezia dove sono molti originali dello Rela- zioiii e tutu i documenti che valgono a spiegarle e conva- lidarle. Delle diverse serie (ogrii diversa serie spetlando a uiu) stalo diverse) starapate dallo Alberi^ vcramente rag- giunse la perfezione quella delle Relazioni di Costantinopoli, dovuta interamcnte al nierito e alia perseveranza del dott. Vincenzo Lazari direttore del Civico Museo Correr. Nel gran cicio storico die ha incorainciamento col rina- scere la eivilla, il secolo XVI tieiie di certo un gran luogo, esseudovisi sviluppate le conseguenze delle due grandi sco- perte del precedenle, la slampa e il nuovo mondo. Vi si aggiunsero altri gravissimi fatli; la riforma religiosa del frate Vittemberghese, il consolidarsi delle monarchie grandi, lo allontanarsi il popolo dal reggimento delli stati, lo abbas- sarsi (ino a terra dello edifizio feudale. Ma per la storia del gcncre umano non emeno iraportante il Seicento, secolo nel quale la scienza comincia le applicazioni de'suoi trionfi ; I'elemento feudale s'adima, ridotlo a vanitii e borie corti- gianesche. E scissa in due quella vastissima monarchia, per lo addietro inescogitabile, di Carlo VJa parte rimastaprinci- pale, la Spagna, la quale allargava i dominii, chepossedeva oltre i Pirenei, sopra tanta e bellissima parte di Europa e su quasi tutla 1' America, volge rapidameute alio scadere, nientre la Francia luaggioreggia. E se lo elemento feudale si adima esautorato; se lo elemento popolare mosso soltanto da ire religiose perde le sue prove in Francia, lo elemento popolare sorge potentissimo, toglitore e datore della coro- na Britannica. Nel secolo XVII 1' Inghilterra vide rasso- darsi il suo impero sui mari e i commerci, rassodarsi e allargarsi quelle istituzioni civili le quali come furono fon- damenlo, cosi sono sostegno della grandezza Inglese. — 7G — Le due sole potenze, die abbiano moslrato vita in Itab'a nel Seicento, furoiio il Picmonle e la Rcpubbliea di Venezia. La potenza temporale di Roma era costretta a barcame- nare tra Spagna e Francia, e cosi la polenza Medicea. Ge- nova e Lucca, die se ne Iraggi ii piccolo san Marino, erano con Venezia le uUiiiio reliquie delle male accorte, e divise sempre, repiibbliche ilaliane del medio evo, Genova e Lucca non aveano voce nei deslini del mondo. E meno ancora le case da Este, de Gonzaghi, del Farnesi, dei Cibo, dei Ma- lespini e di altri piii piccoli principal che sursero sulle rovine dei nostri comuni. II resto d' Italia era in balia di Spagna, e Venezia che vedeva ogni giorno essicarsi le fonti della sua riccliezza e della sua potenza, che si trovava nei suoi possedimenti italiani posta fra due validi nemici, c nei possedimenti d' oltre mare aveva di fronte 1' impero Tur- diesco, ancora nel suo apogeo, Venezia non poteva vivere se non se sostenuta da acuti accorgimenti polilici. Quindi e cbe nel sccolo XVII, meglio die nei precedcnti, le pre- raeva tener d' occhio con assidua vigilanza le condizioni del mondo, ed 6 quindi che le Ilelazioni degli ambasciatori di quel tempo avanzano le altre nella importanza slorica che hanno. Ci voile il coraggio vero e la perseveranza non comune nei giovani, dei signori Barozzi e Berchet, per imprendere e oondurre a termine la raccolta di tutte le Belazioni del secolo XVII, che si possono trovare in Venezia e fuori. Con savio e onesto pensiero, e non come chi specula per Irarre interesse dalli studi, cssi non vollero cominciare la pubblicazione, se tutto non era pronto per la stampa. Alcune Relazioni raancano; ed eglino intendono supplirvi collo eslratto dei dispacci dello ambasciatore che non istese la Relazione. Quando abbisognano note illustrative, — 77 — anzich^ ricorrcre a volumi stampati, ricorrono ai dispacci dello ambasciatore o di altri suoi contcmporanei. Le quali cose lutte fanno conoscere nello Avverlimenlo preposto al volume, e che dt'i brevernenle notizie siilla storia, 1' indole, lo scopo delle Relazioni. Seguono lo avverlimenlo, brevi accenui sulle eondizioni della Europa nel secolo XVII, quasi cornice al quadro che viene esposlo nelle Relazioni, le quali bene si avviso nel cominciare la pubblicazione colle due serie di Spagna e Francia, Slati nella potenza e lotle dei quali pareva allora riposlo il destino del mondo. La serie di Spagna si apre loccando di volo le eondi- zioni speciali di quel paese dopo la pace di Vervins (1568) e il volgere all' occaso la polenza spagnuola dopo la morle di Filippo II. Locchc non poleva non succodere, perche Carlo V e Filippo H ogni isliluzione che non fosse di reg- gimenlo assolulo o dislrussero o resero vanili diapparenze. Finche la polenza, non locala nelle isliluzioni conformi ai tempi ai paesi, sia diretla da un ingegno valido, da una volonla sola e incrollabile, dnchi} sia esercitala da mani podcrose, puo durarc. IMa nci paesi e nei (cmpi clio non sono barbari o quasi barbari, quando cessano qucllo inge- gno e quella volonti, quando ccssa il nioto del sangue in quelle mani, la polenza non suffragala da isliluzioni ci- vili non esose ai soggelli, illanguidisce e volge al suo fine, perch6 le isliluzioni civili reslano superslili alia fragile vila di un uomo. Tale ne ammaesli'a la sloria. I signori Barozzi e lierchcl prcscgiiono parlando dellc Relazioni di Spagna preccdenli del secolo XVII, narrano i parlicolari speltanli a quell' ambascieria, la corle die lo ambascialore conduceva seco, gli slipendi, il viaggio, il ricevimenlo, il congedo, le franchigie godule daH'ambascia- lore. Seguendo lo csempio del Lazari fanno seguirc il cala- — 78 — togo degli ambasciatori, la data ilella elezione, del rilorna e del leggere le Relazioni in Seoato. Dal 1597 al 1701 gli ambasciatori ordinarj furono ventinove, vi ebbero due ambasciate straordinaric. Tre ambasciatori morirono a Madrid e noa se ne possono avere le Relazioni; delia Relazione del terzo vi sono molte copie, ma la e evidentemente apocrifa. Noii fu dato trovare le Relazioni di allri tre ambasciatori. Alia prima Relazione della serie Spagnuola, che e di Francesco Soranzo, letta in Senato nel di 1 1 ottobre 1602, precede una breve biogralia dello insigne statista, Cavaliere e Procuralore di san Marco, raorto nel IG07, in eta di cinquant' anni. Fu sepoUo nella chiesa di santa Giustina, sulla fronle della cliiesa gli fu erelto uu monumento con quelli di altri due illustri della sua famiglia. Quando la cbiesa fu ridotta casa di educazione della marineria Impe- riale, per benemerito del nostro collega Casoni, si conser- varono la fronle e i monumenti. Devo accennare un allro awedimento, mollo savio dei signori Barozzi e Bereliet, ed e il preporre le istruzioni date dal Senalo agli ambasciatori, e che da noi si dicevano commissiorti. La qual cosa 6 di grave momento perche da quelle istruzioni si rileva quello pensava e voleva il Senato, come pure in quale condizione di rapporti politici si trovasse cogli altri Stati, Dalla parte Gnora stampata della Relazione di Francesco Soranzo, si conosce che e scrittura di uomo sapiente. Egli assistette agli ultimi giorni di Filippo II, monarca di volonta assoluta, incrollabile, e che autore della propria polilica, cupa e piena di ambagi, era il solo atto a mantenerla. Gran personaggio storico egli fu Filippo II, e se non ascolto uiai le voci deir umanitc\ se moslrando la piu scrupolosa divo- — 79 — zione si servi clella religione come istrumento di [jolilica, se conculc6 i dirilti dei popoli, la sua mente acula couobbe come dannosissima sia in govcrno assolulo la prevalenza di ogni oligarcliia, sia aristocratica sia eancelleresca, insi- nuanlisineleabiiieUodel monarca,e in siio nomegovernanti i popoli. E I'lina e Taltra di codeste oligarchic tenne cosi schiacciate da non overe altro movente che la volonli di lui, e quindi senza il mcnomo influsso nel siio govenio. II Soranzo nola che non appena Filippo II chiuse gli occhi al sonno di morto_, il siio debole successore Iasei6 risorgere la oligarcliia dei maggiorenti, per la quale il vocabolo spa- gnuolo camarilla s introdusse nei vocabolarii Eui-opci. E fu danno massimo per la monarcliia Spagnuola, ingene- rando una serie di Urannotti, supcrbi e avari, nulla curanti r onore e il vanlaggio che vicne al principe dallo essere amato dai sudditi. TirannoUi che saiutavano in ogni modo a far pesare sui sudditi, che non erano della nazionalit;'i spagnuola, ogni maniera di angheria c sopruso, solo di loro slessi curanti e del fasto e interesse proprio. Assiepandosi intorno al trono quel tirannetti non concedevano che giun- gessero a Madrid i lagni e i dolori dei suddili per mode- stamente che fossero espressi, anzi li travisavano e li face- vano credere sintomi di ribellionc. II monarca era isolate, diviso da'propri suddili dei quali non poteva conoscere le miscrie, mentre non di rado alle niiserie dei sudditi si aggiungevano gl'insulti. E nei sudditi, tenuti come viltimc da dissanguare, in ispecie quelli posti fuori della cerchia dei Pirenei, cresceva il disamore verso il monarca, al quale crano soltanto raccomandaticome veramentcdevoti alia co- rona di Spagna quei vilissimi adulalori, anime di fango, die per ingraziarsi coi reggitori si facevano i pessimi fra i ne- mici del proprio paese, mentre si perseguitava, si spregiava — 80 — cliiunque avcsse animo indipendentc, desideroso del bene e propugnantc il lienc con franca e leale parola. A quel polente ingegno die c Alessandro INIanzoni, nel suo stu- pendo quadro della Spagniiola dominazione sopra suddi- ti stranicri alia Spagna, non isfuggi il delineare in iscorcio anclie codcsto lipo di ahbiozionc nel Conte Zio di don Ro- drigo, e intcro ce lo nioslra quel feroeo e acuto ingegno chc fu Grogorio Leti nella vita del prcsidente Arese. Poiclie il Soranzo dimoslro codesto risorginiento dei graaidi di Spagna, passa ad esaminare i fondamenli die neirinterno assicuravano la saldezza del trono. Cunsisle- vano principalmenle nella conformazione dello stalo, die dcsci'ive in iscorcio, fornialo dalla pcnisola Iberica divisa in tante provincie die aveano isUluzioni civili diverse, le qnali sebbene ridotle a zei'o ncllo intrinseco della polilica di Carlo V e di Filippo H, pure mantenevano gli odii mutui e le invidie nei popoli ddia nazionalita doininanle. Le pro- vincie aggiunle erano il Portogalio, il quale bendie parle della penisola Iberiea, fu senipre stato aulonomo e con favella die diversifica dalla Spagnuola ; le provincie Italiane, quella regione die ora addoinandasi Belgio, i possessi in Africa, in Asia, la vastissima America Spagnuola. Nella penisola Iberica oltre aile divisioni provinciali, vi aveano quelle ddle classi. Poteva dirsi non esistereborghesia, per- die dal grande alio idalf/o o cittadino, le classi principali aveano nn carattero di patriziato, ed il commercio era in mano di stranicri^ i Genovesi. Nei patriziati Spagnuoli re- gnava la ignoranza, la superbia, il fasto, la prodigalila, il lusso; le sostanze dei casati stavano immobili per i feudi, ridolti pero a seniplice tilolo e possesso dei beni feudali, o pei fedecommessi. Talche mentreil primogenitoera ricchis- simo, i cadelti formavauo un proletariato vivente a spcse — 81 — dei primogeniti, o dtHo state, o dei beiiofizi ecclesiaslici ; e i grandi posseditori di vasti territorii, aruministrati pes- simamente, si trovavano carichi di debit! . La iufingardia di tulto le classi pare incredibiie, e mentre Spagiia, ricchissima per nalurali dovizie, posta sopra due marl, avrebbe avuto in se stessa elemeuti di prosperita agricola e iodustriale, si trovava la pid povera regione del mondo. E senza 1' oro e r argento d' America, i tribuli d' Italia, le industrie Bel- gicbe, sarebbe rimasta quasi senza pane. Popolo in Ispagna non vi era, che popolo non poteva- no dirsi le tre classi le piii numerose de'suoi abitanli, i Mori, ultime reliquie degli Arabi che la signoreggtavano; i Marani, discendenti dagli scacciati ebrei; le quali due clas- si il Soranzo dice di cristiani in apparenza. La terza clas- se si componeva dei Sambcniti^ eioe di coloro che diseen- devano dai condanuati dalla santa inquisizioae, al treraen- do tribunate non bastando il punire chi lo aveva offeso, ma facea scendere la sua ira sulle generazioni successive. E queste tre classi forniavano una moltitudine peggio che di schiavi, non {wtcndo torsi uiai dail'abbiezione nella quale si teiievano affondate. Ma per la tranquillitii del regno, quantunque inquiete e I'rementi sempre, queste tre classi non erano punlo pericolose, pcrche divise fra loro, spre- giate e oppresse dai patriziati e dal governo, e non aven- do mai, ne potcndo mai trovare nc ini modo, ne un capo che le riunisse insieme. La Relazione del Soranzo segue parlando dei pericoH esterni del regno e s'arresla sul piii grave, fa potcnza Inglese levata tanto alto da quclla fiera e virile Lisabetta^ piu re e fortissimo^ che rogina. Dice delle forze guerresche e della inarineria Spagnuola ridotle a nial piirtito, e s' adden- tra a parlare delle linanze stremale a segno da far difettare Serie III, T. II. It — sa- le pagbc ai soldati perche le rendite iion bastavano alle spc- se od erano pessiraamente amniinislrate,malversate.Mostpa quello ch'egli stesso acconno ancbe nei suoi dispacci^FiUp- po II essere stato costrelto a soscrivere la disastrosa pace di Vervins, per la mancanza del danaro necessario a con- tiDuare la giicrra. Per siipplire alia poverla dello erario, se ne vendevano anticipatamente le rendite, loceh6 equivale quasi ai presliti degli Stati moderni, e si giunse lino a cbie- dere limosina pel re. E codesta limosina la si cliiedeva, dice il Soranzo, co/; d4. Dair I. R. Istituto Geologico di Vienna. Annuario dell' 1. R. Istituto (in tedesco). Ottobre^ IXov., Dicembre 1855, Genn., Febb., Marzo 1856. d5. Dall'Ecc. I. R. Luogotenenza delle Prov. Venete. Bullellino delle Legyi deli Impero Austriaco (in tede- sco), Pimtata 25 d(?I 1856 e seguenti. d6. Dair I. R. Ginnasio Liceale di sant'Alessandro, in Milano. Programma delil.R. Ginnasio per I'annoscolastico \ 850, di pag. 58 in 4.'' — 92 — 17. Dalla Societa medico-chirurgica di Bologna. BuUettitto delle Hcienze medichc. — Dall' Agosto ^85G air Ottobre. 18. Dal sig. Lelio della Torre. Orazionc petle solcnni esequie del sig. Sahbaio Grazia- dlo Treves rabbino maggiore. — Trieste 4 856, di pag. 12 10 4." 19. Dal sig. Fortunalo Sceriman. Sulla ristaurazione economica dellc Provincie Vcnete. Mcraoria. — Venezia, 1 850, di pag. 50 in 8.° 20. Dal sig. Giuseppe della Torre, di Este. Gazzeila di Farmacia e Chimica, n." 22 ( Maggio 1 856) e scg.- 21. Dalla Redazione del Bullettino della Sociela im- periale dei IVaturalisti di Slosca. BuUetlin de la Societe itnper. des naturalistes de Mo- scou, 1856. N." I. e II. 22. Dal sig. Cesare Boldrini, di Fano. Descrizione c formula di un baromelro a due liquidi. Fano, 1855, di pag. 8 in 8." Problemi di fisica generate raccolli per nso della gio- ventii studiosa. — Bologna, 1853, di pag. 56 in 8." 23. Dal sig. Giuseppe Bolim, di Fraga. Osservazioni magnetiche (intcdesco). Gennaio a Di- cembre ^854. — 93 — 24. Dair I. U. Istituto Lombardo. Storia e statislica dell' in du si Ha manifattvricra in Lom- bardia, Memoria premiata di Giovanni Fraitini. — Mila- no, ^856, in A." Giornale delH. R. IslUulo, Fascicoli AT, 48 1856. Atli della Fondazione scientifica Cagnola. — • Milano, -1856. Vol. I." Pro(jrainma deli Esposizinne afjricola e forestale, clic avi'Ji luogo in Vienna nel 1857. 25. Dalla Societa Reale Danese delle Scienze. Memorie di scienze naturali c matematiche. — 4 Vol., dispensa 1." (in danese). Prospetto dei lavori della sfessa Societa. Oliservaliones meleorologicae per annos 4 832-54 in Gronland factae. — Ilainiiae, 4 856. 26. Dalla Societa dcirArchivio storico ilaliano. Archivio storico. Nuova seric. — T. Id, dispensa 2.', \ 850. 27. Dalla Imp. Accademia delle scienze, lelteie, ed arti di Lioiie. Memoires de /' Academic Imperiale. — Classe delle let- lerc, Tom. 11, III e IV, 1853-55. Classe delle scienze, fa- scicoli II, III, IV, V e VI, 1852 56. Souvenir d' un Bibliothccairc. — Lion, 1853. 28. Dairimp. Societa di Agricoltura, in Lionc. Annates des Sciences physiques et naturelles d' agricul- ture ct d' Industrie, T. VI e VII. — Lione, 1854-55. — 94 — 29. Dalla R. Accademia dei Geor'iofili di Firen^e. Atti dcUa Reatc Accademia. — 1856, 5/ dispcnsa. Giornale Agrario Toscano. — 1856, 5/ dispcnsa. 30. Dal prof. Pietro Mngrini. StiHa vita e suite opere di Luigi LocatcUi. — Vene- zia ^850, di pa^^ 20 in 8." 31. Dal CO. Luigi Piovene Porto-Godi^ di Yicenza. Calalogo cd iUustrazione dei prodotti del suolo e delle Industrie di Vicenza. — Viccnza^ 1 855. 32. Dair Accademia Fisio-medico-stalistica diMilauo. Atti dclla delta Accademia. Vol. I, dispense 5-4. 33. Dalla Societa Geologica di Vienna. Esercitazioni delta medesima Socield (in tedesco). — Vienna, 1850. 34. Dalla Reale Accademia delle scienze di Stokolma. Rapporto sui progressi delta sloria naturale inlorno agl' insetli miriapodi e aracnidi negli amii 1851-1852 (in lingua svedese). — Stokolma, 1850. Un vol. in 8." Atti delta slessa Accademia pegti anni 1853-54, id. id. Rapporlo intorno a lavori e scoperte botaniche net 1 851 . Stokolma, 1855. Un vol. in 8.° Retazione dei lavori delta delta R. Accademia net 1854 -1855, 2 vol.' in 8." 35. Dalla Societa d'Incoraggiamento arti e mestieri di J^Iilano. Retazione annuale suite operazioni delta Societa. — Milano 1850, di pag. 04 in 8." — 95 — 36. Dair 1. R. Ginnasio liceale di Cremona. Programmi dt'\ dcllo I. R. Ginnasio poj^li anni 1831- I 852- J 853-1 854- 1 855-1 85G. 37. Dal Collegio del Conservatori dell' Ospital mag- giore di Milano. Sulla bcncficenza del pubblico Manicoinio la Senavra. Rendiconlo pegli anni 1854-55. - — Milano I85G, in 4.° 38. Dal dott. Lorenzo Corvini, di Milano. DeW innesto della peripneumonia o polmonca del Bo- vini. — MilanOj I85G. Un vol. in 8." 39. DallaR. Societa Sassone dellc Seienze, in Lipsia. Alii della R, Socield (in led.). Ciasse matenialico-fisica. Puntate I e H. — 1856. » id. Ciasse filosofico-islorica. Punt. I, II, III, IV, 1856. Determinazioni di misure elellro-dinamiche riducendo a misitra meccanica le misure dell' intensitu della correnie. Menioria (in tedesco) estralla dagii AUi della delta Society. Esposizione di un metodo adatto al calcolo delle devia- zioni assolule dei piccoli pianeli (estratta c. s.) Risullamcnli delle osservazioni delle net/ulose, e gruppi di slelle (cstratli c. s.). 4U. Dal m. o. Ten. 3Iaresciallo bar. Vacani. Voli municipali di un velerano citladino milanese del secolo XVIII. Memoria. — Milano 1856, di pag. 52 in 8.° 41. Dairistilulo agrario Ferrarese. Rclazione sommaria dei lavori deW Islilulo agrario — OG — Ferrarese per la formazione di una Societd di Canapificio. Fcrrara 1850, di pag. 50, in 8.° 42. Dal m. e. cav. Emmanuele Cicogna. ScrUtura inedila di Simonc GiogalU negoziante veneto del secolo XVII intorno la decadenza del commercio di Ve- nezia. — Venezia 18oG, di pag. 40 in 8." Osservazioni inedile di Giammaria Sasso, sopra i la- vori di niello. — Venezia 1 850, di pag. 16 in 8." Delle (\ualiia di un Veneto AmOasciatore, scritto inedito di Michele Suriano. — Venezia 1850, di pag. I i in 8.° La Marchesana di Monferrato. — Novella di IMes. Gio- vanni Coccacio, vollata in lingua spagnuola, con note. — Venezia, 1850. l.eltera di Emuiannele Ant. Cicogna a Cleandro co: di Praia inlorno ad alciine regale veneziane pubbliche e pri vale. — Venezia 1850, di pag. 00 in 8." Due Dispacci del eo. Rocco Sanfermo residenle in To- rino per la RepuOMica di Venezia negli anni 1791-1792, con note. — Venezia 1850, di pag. 40 in 8.° 43. Dair Aceademia di agricoltura, commercio ed aiii di Verona. Memorie dell' Aecadeinia slessa. Vol." 28-29-50 . . 52, anni 1851 al 1855. 44. Dal m. e. sig. Giulio Sandri. Manuale di Velcrinaria. — Verona, 1854 (sesta cdiz.). 45. Dal dolt, Giovanni Bizio. Prospetlo della i. r. Sciiola superiore reale e naulica di Venezia per I' anno 1855-50, in cui sta inscrita una sua — 97 — Disserlazione intorno alia dollrina fisico-chimica Ualiana. Venezia 1850, di pag. 68 in 4.° 4G. Dalla Redazione del Gioriiale delle Scienze me- diche della R. Accademia nicdico-chirurgica di Torino. Giornale delle Scienze mediche. — Anno IX, volu- me XVII, n." 20, 30 oltobre 1850. 47. Dalla Societa Reale di Dublino. The Journal of Ike royal Dublin Societij. 1 850, oHo- brc, n.° in. 48. Dal sig. ab. Giuseppe Bravi, di Bergamo. Filosofia delle Matemaliche. — • Milano, 1854. Uu vol. in 8.° 49. Dal sig. dott. Yineenzo Gobbi. Quadro posilivo, ne leorico^ ne empirico del solo vero processo llogisUco, dimoslrato presso il letto dell' infermo„ c presso il cadaverc, conlro r/li alluali dannosi traviamenti di una superstiie classe di medici controstimolisti. Forli 1856, di pag. 48 in 8.° 50. Dal sig. prof. Francesco Ragazziiii, Analisi chimica dell' actjue acidule salino-ferriu/inose della valle di RabOi nel Tirolo ilaliano. — Vienna 1842, di pag. 54 in 8." Analisi chimica drll' acqua acidulo-salino-ferrosa della valle di Pejo nel Tirolo ilaliano. — Padova 1845, di pa- gine 52 in 8." Rctazionc rd analisi chimica delle acr/ue di Aria, ossia di I'iano. — Padova 18 57, di pag. 48 in 8." Seric IJI. T. II. 15 — 98 — Rapporlo iIlU" analisi chimica delle ac(jue viineraii sali- uo-ferrose di Caslelcucco, Distrello di Asolo. — Padova ^855, di pag. iO in 8.° RisuUamcnll analitico-chimici delle acque viineraii aci- dido-fcrriKjinose delta valle deW Oreo e della funte Regiao Lelia, no! Comune di Recoaro. — ?viilano 1833, di pag. 12 in 8." Ristdtali analilico-chimici dell, acqua minerale saliiio- ferrosa di VotpaHj, Disti-elto di Badia, Prov. di llovigo. — Padova 185 5, di pag. 2'. in 8.° Rctlificazione di nn (jiudizio pronunzialo dal yiovane dolt. Bizio^ nella Gazzetla di Venezia, li 6 sellemh. 18o5. Padova l8o5, di pag. 4 in 8." Nuove riccrclie fisico-cliiiUiche, ed analisi delle acque terinali citganee. — Padova l8o(j, di pag. 112 in 8." 51. Dal m. e. ab. professor cavalier Zantedcschi. Delle differenze chc inlercedono fra gli effetli prodotti dalla luce e dal calorico sopra i cloruri e joduri d'argento. Meinoria del prof. ab. Zantcdeselji e Borlinetto. — Vien- na ISdG, di pag. \S in 8." Del moto rolalorio dell' area luminoso deli clcllromo- lore voUiano, nuove esperienze del prof. Zantcdeschi di pag. JO in 8." — Vienna, 1830. 52 Dali'l. W. Accadeinia di Vienna. Ragfjuagli delle adununze deli i. r. Accademia in Vien- na (in ledcsco). Classe di Filosoiia e Sloiia. Tomo XX, punlala II." e III.' (1836). Classe di Filosoiia e Storia. T. XXI, punhita I.^ (1856). ~ 99 — Classe di Matemalica c Scienzc naturali. Tonio XXf, puntala 1/ (1850). Memorie dell' I. R. Accadcmia (in tedcsco). Classed! Filosofia e Storia. Tomo VII (1856). Arcliivio di cognizioni risgnardanli le fonti storiche austriache (in tedesco). Tomo XVI, puntala 11." Fofjtio di nodzic (in ledesco), i n.' 20-21-22, del 1856. Annuarii dell' I. R. Vfficio Centrale per la mcteorologia e pel magnetismo terreslre (in tedesco). — Vienna 1856, Tomo IV, anriata 1852. 53. Dal sig. dott. Carlo Czoernig, direttore dell'Uf- ficio di Statislica in Vienna. Tabelle stalisticlie per la Monarehia auslriaca (in ted.). Dall'anno 18 57 al 1848, 1.^ e II.' Parte, 2 volumi in fo- glio. — Vienna, 1853, Niiova Serie. ■ — Anno 1851, con riferimenti retrospet- tivi agli anni ^ 849-50. Tomo I, fasc." 1 ." 5." e 6.° — Vien- na, 1850. Prospclli snl commercio anstriaco coW estero e colla Lega doganalc (in tedesco). Annata XII riferiljile al 1851, pubblicata nel 1854. AnnataXIII » al 1852 » nel 1855. Annata XIV » al 1853 » nel 1856. 54. Dalla R. Accademia agraria del Gcorgofili, in Fi- renze. AUi dell' Accademia stessa. Vol. III,dispensa IV. — Fi- renze, 1856. 55. Dalla R. Accademia niedico-chirurgica di Torino. Giornale dclle scienze mcdiche, n.° 21, novemb. 1850. — 100 — 56. Dal tip. cav. Giuseppe Antonelli editore, c Fe- derico Federigo compilatore. Siipplemcnlo al nuovo Dizionario leciiolofjico di arli e mestieri.Vi\m\co\\ IG2 al IGO incliisivi. 57. Da! sig. Giuseppe della Torre di Esto. Gazzciia di Formacia c di Chimica (continiiazione). 58. Dai slgg. ISicolo Barozzi e Giiglielmo Berchet. Relatione dcfjH Stati Europci, telle al Senalo dagli Am- hasciatori Veneti. Serie I.' Spagna. Vol. I, fasc. I . — Ve- nczia, I83G, in 8." 59. Da!la Redazione del Bullcttino deirislmo di Suez. Bollellino deW Islmo di Sitez^ ii." 10, noveinb. 185(5. (iO, Dalla Redazione del Giornale di Agricoltura pra- tica, in Torino. Giornale di agricollura pralica, n." 5, novemb. 1856. 61. Dal sig. prof. Ignazio Cantu. Cronaca (jiornale di Sciciizc, Lellere ed Arli. Dispen- se XXII e XXIII, I85G. 62. Dal si£f. ab. dott. Gaetano Ra^azzoni. L' Aiislria c il suo yovcrno. Cenni. — • Gralz 1850^ di pag. 28 in 8." 63. Dal sig. dott. Gugiielmo Weitenweber's, di Praga. Stilla slrullura degti stami delle piante di I. /. Cor- da (in todosco). — Traga 1830, di pag. 50 in 8." — bracci la prima idea che g!i si affaccia alio spirito, sia pur anche la maggiore stravaganza del mondo ; indi la vagheggi, e cogli abiti delta scienza 1' adorni quanto sa meglio dclle appareuze del vero, per trasfouder in altri la sua fallace illusione. 8. Per gli altri rami di dottrina si fa il dovuto conto delle cognizioni che puo fornire la storia o la voce comu- ne; ne mai si penserebbe a dir terrazzano cio che paten- temcnte san lulti venirci d'altronde: raa in proposito di inali speciGci non si fa spesso ab men questo conto. Poi- che, per istarcene co' due esempi teste accennati, dopo che giornali, gazzette, ufficiali ragguagli, ci annunciavano del raorbo asiatico il luogo di partenza, e quelli per cui passa- va, e dove successivamente giungeva, e fln anche i mezzi di suo trasporto ; e con tal precisione da farsene eziandio (i) Guida alio studio de' con{asi> ec. Verona 1855. — i07 — carte eJeporiche; non mancavaii di quelli che fingendo ignorar lutto questo, fantasticavano sul come poleva esser nalo ue' vari siti, assegnandogli cause locali. E cause locali si cerco pur di assegnare da moiti al bianco della vite, do- po che dai pubblici scritti sapeasi e che rispetto a noi parti da Margate, e il tempo di sua partenza, e il successivo suo ■viaggio, 6 I'arrivo ne'varii siti ch'esso andava infestando. 9. Nel trattar gU altri studi, alle cognizioni positive che di lor sono proprie, suoisi unire una buona logica^ senza la scorta della quale non 6 mai dato arrivare a conclusion di valore. ^la cio non osservasi troppo nel trattar morbi specifici. Perciocch6 uno de' principali precctti logici 6 quello che la causa ha da essere proporzionata all' effetto, vale a dir esser tale da spiegarlo in tutto il suo procedi- menlo; e in vece ai morbi specilici usasi pur di assegnar quella che ue spiega sol qualche parte, cio che va loro in- nanzi, gli accompagna o gli segue da presso: onde succede che ad un scmpre identico effelto tante cause si dieno, an- che tra loro diverse ed opposte, quanti son gli accidenti.o le circostaoze in cui gli avvien d'inconlrarsi (N. 20). E nei morbi specifici pur dovendo la causa trovarsi in piena cor- relazion coll' effetto, egli e uecessario che per assegnar lo- ro la propria, essi debbansi prima attentamente conside rare e in tutti i singoli aspetti loro, e nell'intero complesso di loro andamento a conoscere quale sollanto possa lor convenire, 10. Fu per questa via che, fine dal ^851, quando venni incaricalo dall'Accademia di Verona di prendere, co' mez- zi da essa prestatimi, un' estesa informazione sul raorbo asiatico^ il quale penetralo in Europa ^ne percorreva le coutradc orientali del nord, da ragguagli anchc uffiziali avuti dalle varie parti visitatc dal morbo^ vcdcndo ch'esso, — 108 — prese nella stale dol 1817 le niosse dalle rive del Gango, s'cra poscia quiQci e quindi succcssivanienle diffuse segui- lando le comuQicazioni sociali di niercalurc, di viaggialori, di csercili, andaiido eziandio coiitro venlo, come quando attraversava il Decan mentre spiravan le etcsie; ehe pene- trava in ogni cliiiia, allignava in ogni esposizione; assaliva genti di ogni culto e costume, d'ogni eta, d'ogni sesso e condizione: questo vedeudo io dedussi, die la sola causa la quale a un tal cffetto si conveniva, esser doveva neces- sariamentc un principle siii generis capace di serbarsi iden- tico ed effeLlivo in tutte cotali svariatissime circostanze; la sola cosa cssendo questa che a tulto Fandamento del male trovavasi potcr quadrare (1). 11, E per addur altri esempi di simil generc, allorch6 del 1857 mi posi ad esaminare la malaltia del riso appel- lata carolo, avendo dalle ripetute mie visile sopra luogo, e dalle informazioni di cui mi furono larglii i piii illuminati pratici collivatori, conosciuto che il male nello slesso ter- reno, colla slessa acqua, colla maniera stessa di coltiva- zione, collo stesso letame, collo slesso corso di slagloni, or prende e ora no; che prende il silo grasso e fertile, senza risparmiare del lutto il magro e isterilito; il riso seminato tardi senza perdonaria a quello che si semina di huon'ora; che puo prenderc una risaja e non I'altra vicina; e di una risaja questo quarto e non quello, e del quarto questo e non quel lato ; e del lato questa macchia c non quella ; e delta macchia spesso questo e non quel cesto; e non di ra- do del cesto medesimo, o sia delle pianle venule dallo sles- so grano e nutrite dalla stessa radice, prende le uue e non (1) lnforni3'/.ione dell'Orientaie Colcm, nelle Memorie deU'Accademia ograiia di Veronj. T. XIII. — 109 — le allre; clie lo prese d' ordinario Iian sano il piedc maii- dante eziandio nuovi gormogli atti ancbc a portar grano quando il male incolga per tempo; clie vien inlaecato or questo ed or quel nodo, ed ora nissuno di essi, nia soltanlo la spiga; cd or anclie di questa solo una parte : cio eono- scendo io dovctti conchiudere, che la causa immediata del male, la cfGciente di esso, non poteva essere ne suolo, ne guisa di coUivazione, ne andamento di stagioni od atmo- sferiche vlcissitudini; ma esser doveva una cosa atta ad operar locahnente e parzialissimamcnte in tutti quel riguar- di in cui locale e parzialissimo si niostra Teffetto. 42. E guisa di argomentar somigiiante all' ora detta m' indusse a stabilire che localissima esser doveva la causa delle maccliie uolla foglia del gelso cbe nel Veronese sono chiamate /^r5rt; e localissima dovendo esser la causa, e ncssun'altra corrispondendo all'effetto, ebbi ad incolparne quel fungo parassito, vedendolo e spuntar dall'interno, e spuntare in sul formarsi della maccbia, e non dopo esser formata, e poter comparire in ogni tempo della fronzuta ftagione; e in primavera allorcbe pu6 nuocere al piii ab- bondante allevamento dc' filugoili; ed appresso nelle messe novelle a misura cbe queste si alkingano, ] 5. Ne diverso dal ragionamento sovraccennalo fu quel- lo cbe usai per deterrainare la causa vera della golpc o sia carbon del frumento. Ancbe la goipe nello stesso lerreno ora appare cd ora no ; nella medesima slagione qua e non la; dello stesso canipo alle fiate in una parte e non in altra, in questa e non in quella maccbia: tramiste si veggono lo guasle alio spigbe sanissime: sullo stesso cesto, provenienti dal mcdesimo grano, nutricate dalla stessa radice, spigbe sano e spigbe ammorbate: anzi non di rado nella spiga me- desima o qualcbc grancllo sano c il resto ammorbato, o — ilO — qualche granello ammorbato c il resto sono. Sicch6 al solo pufllo d'junjgrano pu6 limitarsi il male, essendo tutto il ri- manente in ottima condizione. La qual cosa ci prova ch'es- so male non tocca per nulla la generalita della pianta, ma 6 soltanto lo sviluppo di quell' infesto germe ivi giunto ad oc- cupare il posto del grano. \4. Quando principio ad infestar le nostre carapagneil bianco della vile, e tanto vaghe, diverse ed opposte n'erano le opinioni intorno alia causa, io dietro all'osservazione allor fatta che il male in sulle prime non invadeva per tutto egualmente, non molto diffusi ancor essendone i gerrai-, che di siraili esposizioni soggette ai medesirai atmosferici avvi- cendamenti, poteva in alcune prendere e in altre no; e del- la stessa prender in un campo o nell' altro ; e del campo in uno e non in altro lilare; e dello stesso filare in una e non neirallra posta, e della posta in una e non in altra vite; e della vite in un lalo e non nell'altro, in uno e non in altro tralcio, in uno e non in altro grappolo; e del grappolo stes- so talor in una e non in altra banda, negli uni e non negli altri grani: dietro questa semplice osservazioue allor fat- tane, in un articolo inserito nel Giornale agrario lombar- do-veneto, fasc. di dicembre 1851, io conchiudeva che a un tal effetto non potea convenire che una causa capace di operar parzialmente in tulti i riguardi in cui si mostrava parziale ei medesimo ; che tale non poteva essere per verun raodo nessuna delle cose incolpate di terreno, di coltiva- zione, di atmosfera o somiglievoli, e doveva esserne il solo fungo. E qucllo che allora io diceva guidato da una attenta si, ma superficiale osservazione, e da un semplicissimo ra- gionamento, videsi poscia pienamenle avvcralo, e posto per ogni rispetto in plena luce dalle piu minute c dottc ricer- che, le quali quinci e quiudi a tal uopo s' istituiroHO: e per — ill — quelle massimamente de'due Membri chiarissimi di qucsto Corpo sig. dott. Zanardini e sig. prof. De Visiani. 4S. II modo piano di considerar bene I'effetto in tutti i suoi ragguardamenti per vedere qua! cagione gli convenga, gii usato per gli altri rami di umano sapere^ essendo pur quello che solo si addice anche pe' morbi specifici, non si capisee perche 1' iiomo per essi ami tanto divagare^ che piu non sembra quello stesso che nelle altre cose si mostra ; e direbbesi quasi esser questo uno scoglio presso cui la sua ragion fa naufragio. 4G, In prova di che non solamente offresi raccennalo dianzi intorno e all' asiatico morbo c al bianco della vite ; per la causa de' quali non avvi stravaganza che da questo o da quello, anche ripulato nel resto, non siasi accampata e cercato di sostenere (N. 7-9): ma si offre I'esempio eziandio che or siamo per accennare, in vista del quale principalmente noi prendemmo a trattare questo argomen- lo. Ella 6 una Memoria difresca data, in cui vuolsi mostra- re che la polmonea bovina non 6 contagiosa^ e bench6 essa Memoria s' intitoli : Esame analitico dei lavori della Com- missione scientifica istituita presso il Ministero dell'agri- collura, del coramercio e dei lavori pubblici della Fraucia per lo studio di questa malattia, I'autor se la piglia diret- tamente o per incidenza contro tutti quelli che la conta- gione sostengono, e eerca di abbattere quanto milila in fa- vore di essa. Senza punlo cntrar nelle altre, noi qui no- liamo soltanto le cose che fanno al proposilo nostro di luostrare quanto lo studio de' morbi specifici sia mal col- tivato. 17. Due sorte di sperienzc si feccro dalla Commissiouc franccse; le une per vedcrc sc la polmonea si trasmclla ool mezzo dolla coabilazionc, e le altre per vedere se trasiuot- Sei'if III, T. II. 18 — 112 — lasi coll' innosto. Dalle prime risulta chc sopra 100 iiidi- vidui esposti ad infetta coabitaziono, 80 fra IG e 57 giorni proverebbero a diversi gradi T influenza del contagio, con- Iraendo oO la vera peripneumonia, e 50 una tosse piu o iiieno insistente: del 50 poi morrobbero 15, e 55 ne ver- rebbero a guarigione con tutle le apparenze della salute. Di che la Commissione eonchiude cbe la raalattia per coabitazion si trasmelle. E poiehe messe ad altro cimento 5 vacclie, 2 delle quali crano state contumaci nel primo, e 3 aveano gii sofferto il male, nel secondo nol prese nessu- na , deduces! die I'averlo avuto preservi, almeno per qualche tempo, dalT acquistarlo di nuovo. Cosi la Commis- sione. Ma la Memoria cbe togliamo ad esaminare Irova da opporre ad ogni punto. 18. Ella dice cbe, scbbene in tutti i contagi sienvi dei refrattarj, pure negli altri sono pocbissimi, e non formano cbe eccezioni ; laddove in queslo caso sarebbero troppo iiuuicrosi. Su di die ci sembra potersi risponderc, e non essere appieno vero cbe si pocbi sieno gl'individui rispar- miali in tulli gli altri contagi, com'e ben noto ad ogni me- dico e ad ogni veterinario cbe si conosca di tal materia ; e jion di rado la polmonea prenderne ancbe di piu, invaden- do quasi inlere le mandre. E ci sembra potersi pur aggiun- geie, nou esser poi cosa si leggera I'appiccarsi il male a quattro qninli di i gomento cosi intcressante, oggetto di formulare program- )i mi di prcmio, e per chi esibisso progetti di esecuzione, e II per clii alluasso il provvido stabilimenlo. Si spendono II dunari per procurarsi da lontaiii paesi il guano ed altri )i conclmi, e si vorra lasciare perniciosameote sprecato II tanto c cosi eccellente ingrasso nelle nostre citta. » L'argomcnto dei concinii di certo non diletta gli sclii- llltosi, ma e sara esse il I'icor- ca(o ((uozienle. — 137 — Lc due scale jsppcllatc A, B, formuno ( potrobbo dirsi ) la parte eleineiitare della regola scorronte ; vi si uniscono allie due regole €, D, pure scorrcnli 1" una presso I' altra, tali die la C e divisa alio stesso niodo delle allre due. La D poi e divisa per modo, elie i numeri in essa serilti in cor- rispondenza di quelli delle allre scale ne sono le loro radici quadrate. Egli c dalla I'iunione di queste scale, che si deri- vano i precetli per semplificare F eslrazione delle radici e r innal/amcnto a polenza. L' autore in quesli due opuscoli riunisce una nunierosa serie di esempii, i quali non solo illuslrano I'uso delle regole scorreuli, ma mostrano come si debba procedere nei calcoli complicati di corrispondenza di misurc, di rapporti di solidi, della risoluzione dei trian- goli rettilinei, e conlengono inollre molte utili tavolelte pei rapporti commerciali nolle provincie auslriacbe, molli costanti, I" uso dei quali e piii comune, e preziosi cenni istorici tanto piii interessanti, quanto die in generate ben pochi ai nostri giorni rlcorrono alle prime sorgcnti per onorare la memoria dei padri nostri, agli studii dei quali siamo debitor! dello stale attuale delle nostre cognizioni. Passo a rendcrvi conlo del terzodei sopraccennati opu- scoli, cioe del eompendio di trigonometria plana e sferica. Questo opuscolo di 12-i pagine coslituisce un pregevole Iraltato di trigonometria, in cui sono a lodarsi il metodo cliiaro ed ordiuato, mcdiante il quale sono dimoslrati i precetti consueti per la risoluzione dei triangoli tanto retti- linei die sferici, e nel quale Irova la sludiosa gioventii una bella e scelia copia di esempii numericij die possono scrvire di norma, e guida nei casi frequenti, in cui occorre ricorrere alia risoluzione dei triangoli, e dove I" autore ha aggiunto in forma di appendice alcune interessanti nozioni intorno ad argomenti matemalici, die [liu frequentemente — 438 — si presentano nella pratica. L'ordino segiiito v all' incii'ca qucllo clic vcdcsi nella Irigonomelria di Lc-Gcndre, die fu pure da me adotlalo nella inlroduzione alio lavolo dei logaritmi pubblicatc in Padova col mezzo dclla tipografia del serainario ; d(?lle quali iisci la seconda edizionc con iilili aggiiinlc ncl 18 55, die c adoUata gcneralmcnte nolle nostre scuole. Precede una breve prefazione, nella quale il doUo aulo- re porgo brevi cenni islorici inlorno ai prinii passi falti dai gcomelri anliclii, e proccdo poi successivamenle cspo- nendo i tcorcmi, ed i progressi iatti dagli autori piii recenti lino verso la niela del sccolo prcccdenle, in cui ledotliinc trigonometrichc acquistarono quclla estensionc e forma complda die banno al presenle. Segue una inlroduzione, nella quale riferile le delinizioni, e la gencsi ddle varie fun- zioni trigonometricbe, csponc i loro rapporti pi-incipali, ed asscgna gli ordinarii sviluppi dei seni, coseni, langenli in serie, come pure Ic relazioni Ira gli csponenziali imma- ginarii, e le funzioni circolari periodicbe. IS'on parmi di dovcre jiassare sotto silenzio, die egli prende quesia occa- sione per rappresentare con goomelricbe coslruzioni i sim- boli imraaginarii, inlorno a die (per quanlo a me sembra), si csprime in modo alquanlo inesalto, coraunque i simboli rappresenlalivi, cbc poscia inlroduce, siano abbastanza convenienti. Egli in falli (§10) ragiona iid modo se- guenle. « Non (' raolto tempo, cbe si riguardavano le quanlih'i » immaginarie con una specie di parlicolarc ribrezzo, e » si ccrcava di sbandirle dal calcolo malemalico. Si cono- » sccvano soltanto grandezze interc e frazionarie, positive n o negative,e si consideravano le grandezze, come rt-n'/ZTJ, » non aventi signilicato, le quali avessero soltanto all' in- — 139 — » circa lo scopo di scorrcrc poi calooli, oil adtlilarc olio » rotlemito risullato fosse insorvibilo. a Molliplicarc una graiidozza A por una grandezza B !) viiol dire aiigiiingoro la graiulozza A nolla sua intcra 1) sostanza tanlo voile socondo 1' essoi'o dolla graiulozza D, » qiianto quosta il richiede. » S' inimagiiii iin piiiito (), da oiii dobbano parliro due » dirozioni rollilinoc opi)osle OA, OA'. Sia OA normalo,c » posiliva ; sara OA' nogaliva. Ma scorrono anche in cguali n dislanzo iVa lo due dirozioni lo allro duo dirozioni oppo- » sic latorali, quali soiio 01?, OIV'. Sicoomo O lorma il » punto centralo, od OA la dirozione normalc, cosi sia OB » la (liroziono laloralo posiliva, od OlV la nogativa. Si tras- » porlorii ora da O in oiasouna di quoslo quallro dirozioni I) una dolorminala unih'i, la quale in via di csompio debba » raggiungere i punli A, B, A'^ B' per niodo, chc sia ). OA = H- I -, OA' — i ; B = *-4- J : O B' = — *l ; » avcndo riguardo, die I'essenza di una grandezza o con- » dizionala oziandio dal segno, aooadoifi faoilmonie di I) dovore rappresonlarc i prodoUi in diverse oonibinazioni n di due o piii del fatlori -|-l; — <;-f-l*;* — I. Cosi » si lia *l *I =r — i (I), ovvero (* i )^ =— I; ci6 vuol A K M A' (0 Sdige dalla dirozione iionnnle + ' I'f" ^'i*^ fl'i^ ';' ^tossa neila pro- » cedento asstinzioiio si girl verso dosfra di uii angolo di 00." Si lUoKipli- » chera per ci6 '1 'I girando verso desda il nunioro '1. con die vieiie a M coprirsi il lalo — 1. A quosta iiota, l' aiitoic ags^iungo in una onata corrigo la soguonto dilucidazione. « Molliplicaro *l por + 1 vuol dire, apporreuna volta late- ralniento la grandezza I. Kgualinonte niolliplicaro 1 ' per 'I signifioa apporre ancora una volta latorainiente la unita iatoraie. Ora, poiclie la po- siliva dirozione laterale dolla positiva dirozione Iatoraie o dirozione noga- tiva, viene con cio giustifioata I' anzidotta assorziono, poiohe riguardaai la unitii come prodotto. — 140 — » dire -' I =:= ^ —\l In tal guisa la cosi delta graiulezza » imiiiaginaria ]/"—( rappi'oscnta una grandczza roalc di » quclla dirozione lalerale, clio ncl nosii'o sisloma c dislan- » te iigualmcntc dalla direzionc })osiliva c ncgaliva, c nclla 1) precedenlc supposizioiiG dalla direzionc posiliva verso » destra. Ma ap[)unlo, come la soslanza e lo svihippo delle » espressioni Irigonomeiriclie iion soflVe alcuna variazione, » qualnnquc (jiuulranle si prcnda pel primo, egualmenle la » pieccdente assnnzione non ha inllusso suiroUenulo I'isul- » (alo, cuuuinquc si prenda sulla direzionc verso destra, o » verso sinistra la grandezza laterale posiliva ece. » Clii leggera allenlamenle qucsta maniera di rappresen- lare gralicaincnle la qiiantita inimaginaria t^HT, »on potra non riconoscerc una inesaltezza nel principiofondamenlale^ da cui r aulore intende di parlire, cioc nella delinizione deila moltiplica, la quale riducendola al suo primilivo si- gnificato, dovra senipre considerarsi come una addizionc di quanlila aslralle, o se concrete almeno della stessa spe- cie, da ripelersi un numero astratto di volte; ne niai potra coucepirsi la moltiplica di quanlita concreta per allra quan tita concreta; lo die involge un assurdo. Ne si dica, clie in gcometria si dimostra essere 1' area di un rettangolo uguale al prodolto della base per T allezza ; cioe al prodollo di due quantilfs concrete, giacclie i faltori in qucslo caso divengono numeri astratli, tosloclie rileriti ad unila lineari determinate ; nc tampoco si obielti, clie negli dementi di algebra si moltiplicano quantila positive o negative fra loro indinerenlementc coi nolissimi precetti ; poiclie questi precelti non sono die la rappresentazione del risultato di un' addizione eseguila sopra quanlita simili. Ilicsee per me inconcc,ii!)ile il s'agionamenlo, die adduce nella nota andie sussidialo dnlla illuslrazione inserila tra gli ognuno di questi trc generi ha 1' esfromila caudale carattcristica diversa aftatto da quella dei Gongylonema in quauto che nel Dicelis essa 6 Serie III, T. II. 20 — 452 — ottusa e provveduta ai margioi di due fossette discoidce, in Phacelura, provveduta di appendici stiloidee ; in Oncho- cerca fornita di due uncini ; non con Liorhynchus poiclic; questo ha la bocca in un tubo protrattile ; non finalaiente con AncyracanthuSj perchtj questo ha quattro spine in croce sulla testa. Con ci6 resta adunque dimostrata la prima parte della tesi, vale a dire che i Gonffijlonema formano un gencre fino ad ora sconosciuto, e possiamo procedere alia riccrca del posto che questo genere occupera nel sistema. (Continun.) mum wh mm \d cENNiJO im Ij m. e. comm. Giovanni Santini lecae le se- guenti ISollzie inlorno ai micrometri formati net cainpo oscuro di un ccmnocchiule con linee chiare e piinti lumhiosi, dietro i progetti proposti dal ch.° sig. Sinione Stampfer professore di geometria prati- ca neir I. R. Istituto Politecnico di Vienna. i. E noto, die I' occupazionc principale e piu interes- sante dell' astronomia pratica e rivolta a detcrminarc eon ogni possibile precisione la posizione di un astro nella sfera celeste relativamente al piano dell'equatore, per il quale og- getto richiedesi, che si possano ad un istante dato qualun- que assegnare le due coordinate, che vengono generalmente designate coi nomi di ascensione retta, c di dcclinazione, Non intendiamo qui di rivolgere la nostra considcrazione alia generale risoluzione di questo problema, per il che trovansi gli opportuni precettiin tutti i corsi di astronomia; ma vogliamo limitarci al modo di operare per assegnare r AR, e la declinazione di un astro riferendolo ad altri astri ad esso vicini, c gia preccdentementc bene determinati per — 154 — modo, chc si Iratti soUanlo di assognarc la differcnza delle due sue coonlinalc rapporto a quelle dell' astro conosciu- lo. Ora la risoluzione del problema ncl caso spcciale, di cul parliamo, ricsce di somraa facilitii, cd anclie precisione neir odierno slato della meccanica pratica e dell' oltica , se gli astri, dei quali ricliiedcsi la posizione, abbiano im grado di luce abbastanza forte per potersi vedei-e con iiii piccolo grado di illuminazione artiflciale valevole a rcnde- rc visibili cntro il campo oscuro del cannocchiale quei sotlilissimi fili tesi in date direzioni, per lo piu paralelle al- Teqiiatore, ed ai circoli di declinazione, appellati microme- Iri, col mezzo dei quali si assegnano Ic differenze di AR,e di declinazione^ mediante piccetti csposti in tutli i corsi di astronomia. Ma la cosa riesce di una grande difficolta, qualora trattasi di dovere detenninare la posizione di astri di luce teniiissima, come sono le stelledi 10/ 1 1/ 12,^ grandezza, e di grandezzo anclie minori, e delle comele di debolissima luce, pei quali oggetti riesce impossibile d' il- luminare anche debolmente il campo del cannocchiale per poterii riferire ad astri determinati col mezzo dei micro- raetri filari, dei quali abbiamo fatto cenno, poiclie non val- gono a superare col debole loro splendore I' impressione formata nel nostro occhio dalla cstranea luce inirodotla iiel campo per la visibilita dei micrometri. II bisogno di de- lerniinare la posizione delle piccolo comete lelescopicbe, che si vanno continuamente discoprendo dalla vigilanza degli astronomi osservatori, e piu ancora dei piccoli pia- neti scoperli in numero prodigioso in questi ultimi tempi, e di procurare im' esatta cognizione delle piu minute stelle, colle quali questi vanno cosi facilmente confusi, dimostro ben tosto la necessila di abbandonarc Y uso dei microme- tri a tili soltilissimi non disoernibili in campo oscuro, e di — 155 — ricoiTcre ad altri roezzi, coi quali si potesse ottcnore la posizione di qucsli corpi cclcsli di una luce si scarsa. Si ebbe ricorso ad apparati micromctrici applicati ai diafram- nii dei cannoccliiali nclla posizione, in cui risiedono le ira- niagini prodotle dagli obbicltivi, forniati con fili metallici di sufficiente diametro per essere veduti in tempo di nolle a campo oscuro in virtu della debole luce stellare difTusa per lo spazio ; e nieglio ancora mediante sottili lamine metalli- cbe^ a He quaH si osservano i tempi degli appuisi, e sor- lile degli astri per dedurne le loro apparent! posizioni scambievoli. Si ottennero in questa guisa preziosi risultati mediante i micrometri romboidali, i micrometri circolari, ed allri simili apparati, che vennero applicati a semplici cannoccliiali, a macchine paralatticlie di minori dimcnsioni dcstinale a delerminare con facility e prontezza Ic diffe- renze di ascensione relta e declinazione. Tuttavia non c a negarsi, cbe non si potesse raggiungere col mezzo loro quel grado di esaltezza, che si otteneva dalle maggiori macchine disposte sul piano del meridiano con fili soltilis- simi, si perche non era possibile diapplieare a quest! gran- di e coslosi slromenti i predetti apparati micromelrici scn- za rimuovere gli altri con grave danno pel continuo cam- biamento, a cui venivano a sotloporsi gli dementi co- stanti per la riduzione delle osscrvazioni fondamentali piii inleressanli, alle quali sono destinati gli stromenti raeridia- ni ; SI perche non sono susceltibili dell' ultima esaltezza le osservazioni fatle ai micrometri con fili grossi, o lamellari per la inccrlezza degli appuisi, o sortite dei ceniri degli astri dipendenle dalla difficolta di vederli all' oscuro, e piii ancora per certe incertezze variabili dipendenti dai feno- mcni dclla diffrazione della luce nel suo appulso a lamine soitili. Per queslc ragioni era desiderabile di poterc appli- — d5G~ care ai maggiori slromenti fissi meridiani degli apparati chc non alterassero i consueti micromctri filari sottilissi- mi, e fossero di talc natura da potersi adoperare in cam- po osciiro per la osservazione degli astri di debolissiraa luce. 2, La prima idea d'illuminare i Cli seoza illiiminarc il campo 6 doviita al celebre Fraunhofer, a cui I'oUica pra- tica e teorica sono debitrici di tanti progressi. Verso il 1822 egli costrui iin micrometro filare a lili mobili da appliearsi ad un eqiiatoriale, od altro canoocchiale mon- lato sopra robuslo piede con un apparato rotatorio intor- no ad un asse, disposto in modo da potere col principio delle ripetizioni mlsurare le distanze scambievoli^ e gli an- goli di posizione dclle slelle doppie ; pratico nel lubo con- Icncnte i fili micrometrici una piccola apertura laterale circolare ncl prolungamento del piano di detti fili, alia qua- le applied un vetro piano per impedire che penetrasse en- tro il lubo la polvere, od altri piccoli corpuscoli vaganti per r aria, che avrcbbero poluto lurbare la nettezza dei fili e del campo. Una piccola lanterna sospesa di faccia a questa apertura conduce lateralmenle sui fili una debole quantita di luce^ parte delia quale viene dai medcsimi ri- flessa verso 1' occliio, e li rende dcbolmenle visibili, men- tre laltra porzione, conlinuando il suo cammino, viene ri- cevula cd estinta ndl' opposta parete laterale prcparala convcnicntomente a tale ufficio con averla diligentemente annerita. In tal guisa il campo del cannocchiale rimane air oscuro^ e solo vedonsi i fili micrometrici del)olmente 11- luminati, ai quali percio si possono coraodamente riferire le posizioni degli astri che lo atlraversano. Ncllo scorso setteml)re vidi uno di questi apparati molto diligentemen- te ed accr.ratamentc costruito dal rinomato oltico signor — 157 — Pl6ssl,da cui ci si ripromctleva un ottinio clfello, destiiia- io ad un grande cannoccbiule con monlatura orizzontale, ohe cgli aveva in commissione. II prezzo deli' apparato mi- crometrico vcniva accennato di fior. 500. Un secondo progctto molto ingegnoso e dovulo al sig. Steinheil di Monaco, oUico e fisico distinto^ direttore di uno slabilimenlo ottico in qiiella rinomata citta. Ei ne diedo la descrizioue ncl N. I 17 delle Astron. ISachr. fino dal- I'anno 1857, appoggiandosi ad una ben nola propriela delle lenli, daila quale trasse gia il Gauss un cgregio partilo per niisurare diiigenlcmenle le distanze angoiuri dei fdi niicro- metrici degli strouienli astronomic!. La propriela alia quale intendo alludere e la seguente: Se nel foco di una lente si colloca un punto luminoso, od un piccolo oggelto qualun- que illuminato, i raggi di luce da esso enianati verso la len- te sortono dall" opposta parte in direzioni paralelle ai raggi principali guidati da cadaun punto dell' oggetto stesso al centro della delta lente. Cio premesso, eccovi il fondamento del progelto del sig. Steinheil. Fingasi di avere un buon cannoccbiule di cinque o sei piedi di distanza focale, il quale in conse- guenza abbia un obiettivo di cinque o sei pollici di aper- tura, quali appunto sono le diraensioui ordinarie dei cannoccbiali applicati ai migliori strouienli meridiani dei nostri giorni. Fingasi in pari tempo di avere un minore obbiettivo acromatico di circa i linee di apertura, avenle la distanza focale di circa 12 pollici legato nel suo anello, al quale siano raccomandate due piccole asticeile aventi la precisa lunghezza focale del supposto obieltivo, sostenenti il semplice contorno di un telaio rettangolare, a cui siano raccomandati dei sotlilissimi fill micrometrici tesi in diie- zioni paralelle ai lati del telaio. Se questo secondo appara- — i58 — to si applica all' obbiettivo del cannoccliiale raaggiore per modo, che la lente minore ne occupi la parte cenlrale, ed il telaio Irovisi pcrcio in una direzione ad csso paralella ed eslerna, rivolto il cannoccliiale all'aperto cielo, vedon- si i Gli sotlilissimi del telaio dipinli accanto ai fili micro- metrici del cannoccliiale come se fossero tesi nel campo, c con la stessa chiarezza con cui appariscono gli oggetti por- tati ad una distanza infinita. Dopo cio e cbiaro, che in tempo di nottc ilkuninando lateralmente i Oli del telaio medianle una lanterna posta in disparte, la maggior parte della luce verra a disperdersi per lo spazio, e quella piccola porzione riOessa dai fili verso I'obiettivo serviri a renderli visibili sotto la forma di linee cbiare sospese nel campo oscuro del cannocchiale , alle quali sara possibile riferire gli astri , die lacitamente lo vengono attraversando condotti dall' equabile moto diurno della terra. Non credo dovere entrare in alcun dettaglio per descrivere minutamcnte I'apparato, il quale deve essere applicabile al cannocchiale in modo invariabile e determi- nato, perch6 possa servire a determinare con precisione Ic differenze di AR, e di declinazione degli astri^ giacche que- slo progetto comunque ingegnoso, non sarebbe troppo a raccomandarsi, perche viene a toglicre la parte centrale del cannocchiale, ed a diminuirne nolabilraente Tcffetto oltico. 5. Richiamati cosi in via storica i tentativi falti per rappresentare in campo oscuro delle linee sottilissime visi- bili, ad oggetto di rifcrirvi la posizione degli astri piu de- boli senza bisogno di strani(>ra luce, che nuoce alia loro visibilita, esporremo breveinente gli apparati immaginali cal ch."'° prof." Stampfer, dai quali si ottengono prcziosi ri- sultati negli osservatorii di Vienna, c di Kremsmiinster. 1] loro vantaggio sommo di non turbare i comuni apparati — 459 — micromelrici, doi quali si pu6 fur uso colla illumiuazioiio del campo in concorso di essi, od ancbc senza, sccondo il bisogno, ed in campo oscuro, meutre cessa la visiinlila dei inicromctri lilari consucti, danno mezzi semplici per de- tenninare con somma esaltezza la differenza delle ascon- sioni rette, e declinazioni degli astri, se vengono stabilmcii- te applicati agli equaloriali, od ai circoli meridiani. Ecco le basi fondamentali della loro coslruzioiie. MNPQ rappresenli il canuoccbiale del circolo nieri- diano, di cui sia MN 1' obbieltivo, aventc il suo foco in I, per modo che nel piano eretto sopra OS normalmenle al piano della tavola si Irovi il diaframma contornante il cam- po visibilo del cannocchialo, a cui sono applicali i fdi verti- cali sottilissirai inservienti a delerrainare le AR, ed il filo orizzontale per le declinazioni degli oggetti celesli. XY sia un'apertura lalerale condueente la luce di una lanterna nella direzione AB, la quale incidcndo in uno stret- to ancllo eliltico XZ polito a specchio illuraina rinlerno campo del cannoccbiale, e rende visibili i fili micromelrici ordinarii lissi in OS. Si modera, come 6 nolo, la quanlil;\ della luce raediante una forbice, che chiude in tutto od in parte 1' aportura XY. Si chiude 1' apertura XY con un vctro piano spolito, la cui superficie inferiore rivolta all' interno del cannocchiale sia ricoperta di una forte vernice nera die intorcetli il pas- saggio alia luce nella parte centralc, lasciandole adito alfin- torno in un anello circolare, die all' uopo pu6 venire rico- perto da diaframma mobile. Cio presupposto, fingansi con una puuta sottile tracciate alcune lince paralellc, equidi- stanti. od anchc alcuni punti equidistant! situati in una lincu rella, ad oggelto di togliere da essi la vernice, e tingagi lis- sato in B un piccolo specchio piano sottoposlo alia parte Scrie 111. T. II. :.'! — im — della laslra XY inverniciata. La posiziono dello speccliio sia tale, cho riflcUa i raggi provenienti dalla hicerna nella direzioiie Xa per le linee tracciate, o per i puiiti anzidetti verso il foco I deirobbieltivo. Prima pero di giungere al foco I, i raggi divergcnti di luce provenienti dalle linoette si fanno attraversare una piccola lente sostcnuta in G da un ganibo lisso IIG;, la quale li riunisca e produca csattamente nel piano CIS I' imraagine delle linee, o dei punti tracciati nella parte inferiore della lastra XY, Dietro cii) e palese, che se si lascerii aperta tutta la la- mina XY si avri il campo illuminalo debolmentc dalla luce ordinaria, e si vedranno pendule in esso le immagini delle linee chiare, clie si potranno con convenienti movimenti condurre in prossimita dei fili ordinarii raicrometrici , renderne le scambievoli loro posizioni paralelle, e determi- narne rapporto ad essi la posizione. Se in luogo di piccole linee siano slati praticati tenuissimi punti, si vedranno al- trettante piccole stelle fissenel campo, disposte in linea retta, che potri rendersi parallela con opportuni movimenti nella lamina XY alia linea orizzontale, a mezzo della quale si os- servano le distanze zenitali dcgli astri. Quando poi la retta posizione delle linee o dei punti luminosi sia bene stabilita, e si conosca relativamente al fdo meridiano, e palese che ricuoprendo col diafrarania quella porzione di luce, che emana dalla luccrna alio spec- chio elittico XZ, non rimane nel campo che la debole quan- tity di luce convergente alle immagini delle linee o dei punti, i quali oggetti si presentano lissi in campo oscuro, e ser- vono a meraviglia a determinare la posizione delle comete, dei nuovi piccolissimi pianeti, e delle pii^! deboli sLclle del lirmamento. — JGI — Talc e air incirca la recenle disposizione data dal si- gnor direttorc Carlo Lillrow negli apparali applicati al cir- colo meridiano, cd alio stromento doi passaggi nell'I. R. osservatorio di Vienna, di cui ebbe la gentile compiacenza di niostrarmi rotlinio effelto nello scorso mese di settem- bre. Con movimenti pronti, siciiri, iiiolto bene intesi, e sc- guiti con somraa diligenza dall' abilissimo meccanico Gu- stavo Starke si puo far uso ora del micrometro ordinario, era di tutti e due contemporaneamente^ ora delle sole linee chiare. II sig. Littrow ha applicato tanto al circolo meridiano, quanto alio stromento dei passaggi, gli apparati delle linee cliiare. Nel circolo meridiano sono lunghe; nello stromento dei passaggi diretto alia osservazione delle zone sono piu brevi, disposte ad uguali intervalli nel senso della declina- zione, per modo che danno con facility la differenza di de- clinazione dei diversi astri, che vengono ad altraversarne il campo. Se poi si preferisca 1' uso dei punti luminosi, allora si conduce colla vite delle distanze zenitali 1' astro da deter- minarsi in posizione tale, che attraversi il campo in modo da sovrapporsi ai punti iissi ; I'appulso a cadauno di essi ri- condotto al meridiano con le note distanze condurra a co- noscerne lAR ; e la divisione letta nel circolo ne dari la de- clinazione, come praticasi coi micrometri ordinarii. AITos- scrvatoriodi Kremsmiinster si fa uso di due punti luminosi fissi, ed in vero e meravigliosa la coincidenza dei risultati con essi ottenuti dal sig. Ressluber direttorc di quell' os- servatorio- 4. Per I'esattezza istorica devo pero avvertire, che la descrizione di questi apparali e consona a quello che si d pralicato neH'osscrvatorio di Vienna, dcscritto dal signor — I(i2 — liillrow nogli annunzii delle scdiile della I. II. Acoademla di VitMiiia ))el niesc di marzo 1850. La disposizionc siiggerifa di preforenza dal sig. Stampfcr it un poco diversa. Ei pre- lei'isce d' inlrodiirrc la luce per la lastra plana di velro XY diiottauienle scnza apporvi vcniice dallopposla parte, cd in liiogo di riceverla in un piccolo speccliio piano H, la riceve in una piccola sfera di melallo polita a speccliio, od anclie in un piccolo globnlclto sferico di velro ripieno di mercu- lio simile a quello di un Icrmometro. Questo specchictto sferico i-imanda la luce alia lenle G, la quale dev' essere (lisposla in modo da riunire i raggi divcrgenti in I, e pro- (lui'vi riminaginc della sferetla sotto la forma di una piccola slella. Una bene combinata scrie di diaframmi regola la quantila della luce per modo, clio la slella arliGciale puo farsi passarc gradatamenle dalla 5.' alia 12.' grandezza, e quindi ridursi propria a confronlarvi le piii deboli slclle. Egli e poi palese, polersi disporre in B una serie di due, o pill globulelti eguali in modo da produrre a distan- ze fisse due o piii punli luminosi in linea rella^ i quali ser- vano a dare piu determinazioni della posizione di una slella, menlre passa pel meridiano. II sig. Stampfer nel vol. XXI delle osservazioni di Vienna, e nel mese di aprile e maggio degli annunzii accademici sopraccilati, di una parlicolare descrizione di quesli apparali con le avvertenzo pratiche, die richiedonsi per la loro costruzione e vcrilicazione, c soggiunge, clic sarebbe opporluno disporre due serie di punli luminosi paralelle fra loro ed al filo orizzontale, mollo viciue^ fra mezzo alle quali facendo passare la slella da determinarsi, si ollerra nei risultali raaggiorc precisionC;, difQcile essendo di giudicare della esatla coincidenza delle stelle col cenlro dei puali luminosi quando si conducono a sovrapporli. — 163 — 3. Si piio ora doraandare quale del due sistemi sia da prcferirsi : se queilo delle linee o dei punti luminosi? L'e- sperienza dovra deciderlo : a me sombra che queilo delle linee in piccolo numero, e bastanteraente remote sia prefe- ribile, perche piu pronto e raeno complicato. Tuttavia non e a negarsi, che tali linee non siano per diffondere pel cam- po qualche piccola quantity di luce in copia maggiore di quella a cui si possono ridurrc i punti luminosi ; quindi a questi pei casi piii diflicili di corpi sommamentc deboli do- vrassi avere ricorso ; ma pei casi ordinarii io crederei doversi attenere alle piccole linee, tanto piii, che T espe- rienza mostra, che nella ordinaria disposizione dell' occhio una debole quantitu di luce aiula la visione dei piii minuti oggetli dispersi pel campo(l). Terniiuero questa relazionc con riferire eziandio le formole valevoli a determinare il rapporto fra le dislanze delle linee tracciale nella piastra XY ; la dislanza focale della lenle G, e I' angolo sotto cui vedonsi nel campo del cannocchiale le distanze delle linee luminose. Sia pertanto P la distanza focale dell' obiettivo ; p la distanza focale della lente G ; sia GI il viaggio del rag- gio luminoso centrale irrefratto, e pongasi aB-|-CG=a; GI=/' ; z sia la dislanza di due punti, o di due linee pros- sime tracciate nella lastra XY ; z la grandezza deirimma- (1) Accade sovente, in sere nnlto oscure se sij assente la luna a node inrltrnla, di nnn poter vedere il cnnipo del cannocchiale, scl'ncchiii Irovisi nello stato ahilnale di scrivere, ed (^sservare in camera auche debulinente illuniiuala, ne di riuscire a vedere le piccole stelle senza allontanare ugiii traccia di luce della camera, e rimanervi per qnalche tempo ail' oscuj-n ; nia tnstn clie s' introduce nel campo del cannocchiale una tennissinia traccia di luce, apparisce questo per intero con le piii minute stelle, se anciie non sia essa valovole a far percepire i consueti sottilissimi fill lui- crometricL' — ^G4 — gine di z nel piano del campo ;

. 2 Ponendo pertanto az=:2^, si dovra porre pz=i-^f} si avrii poi prrz \ s 2 -T, ' e percio ;: = 2P.(i5 206265 ■ Sia ad esempio P := 60 pollici ; si trovera - _ 2.60 206265 ^ 1718,88 • Se dovesse esserc (?)"=: 24 C ' si otterrebbe %=. M6-2l^°"- cloe z=\ '"' , 2 3 circa. Ponendo ;:: = 2 linee, si trovera (p = 4'.4G",48, che ridotti in tempo darebbero \%'\\. Se pertanto si tendessero nel campo del cannocchiale 3 linee chiare provcnienli da linee tracciate sulla lastra XY — d05 — distant! fra loro di 2 linee del piede di Parigi, e si riduces- sero paralelle al filo meridiano, le slellc equatoriali impie- ghercbbero 19'', I a passare da unaallaUra, e porgerebbero nil metodo pronto, e sicuro per determinare la differeuza delle AR. In pari tempo incidendo nella vernice delta me- dcsima lastra tre teniiissimi punti avenli per diametro cir- ca '/^ di iinea siluati in una linea retta perpcndicolare alie linee chiare condotta per la loro meta, e disposti in modo, clie il primo precedesse la prima linea di circa ^5" di tem- po, e I'ultimo seguisse la terza di altrettanto, rimanendo il 3.° in vicinanza delta linea raeridiana, si avrebbe un modo pronto e sicuro per determinare le distanze zenitali nel meridiano ; imperocch6 I'immagine di questi punti si pro- durrebbe nel campo del cannocchiale sotto la forma di tre piccole stcllette lisse del diametro apparente di circa 2",3, colle quali portando in coincidenza gli aslri, si avrebbe la loro distanza zenitale. In vero uno solo sarebbe a cio suf- ficiente ; gli altri possono servire di riseontro alia coinci- denza, ed anche somministrare, notando il tempo degli ap- pulsi^ un nuovo confronto per determinare con maggior precisione la differenza delle AR. Questa disposizione sembrerebbe molto opportuna^ per- cho per una parte non obbligherebbe locchio ad una sover- chia tensione, la quale riesce sempre molesta e perniciosa ore occorra di fare molte osservazioni,sopra tutto quando si debbano alternare, siccome accade generalmente, osser- vazioni di astri debolissimi^ con la lettura delle distanze nelle divisioni del circolo^ e d' altronde le linee luminose, ove siano convenientemente regolate non diffonderanno nel campo die una tenuissima quantity di luce comportabile nella maggior parte dei casi coUa debole luce dei nuovi aste- roid] e delle comete. — 166 — II sig. Litlrow ha preferito per la osservazione delle di- stanzo zenitali nel suo stromento dei passaggi destinato alia osservazione dello zone, di tracciare dello sottilissime linee orizzontaii, a tralti interrolte, le quaii si presentano come linee luniinose viclnissime, a tratti pure interrotli, in mezzo alle quali conducesi I' astro da osservarsi. Essendo la loro distanza di circa 20", si giudica con moUa precisione la posizione dell' astro, die la divide a meta, come suolsi pra- ticare eziandio nella osservazione delle distanze zenitali fra due sotlilissimi fili oscuri. Osservercmo per ultimo, die non piccole sono le dif- ficolta pratiche di queste ingegnoso od ulili disposizioni, le quali sono state superate con molta abilita dal signor Gu- stavo Starke nell' i. r. Istituto politecnico di Vienna. Le linee luminose sono dotate di una grande nettezza, prive (alraeno sensibilmente) delle irregolariti della incisione nella vernice. La vernice e stata procurata con negrofumo, e copale, resa fortemente aderente al vetro; le linee furonoin- cise con uno scalpello flnissimo (per quanto riferisce eziandio 11 signor Stampfer) non eccedenli in diametro latcrza parte dei fdi di ragno. Si evitano le irregolarita prodotte dalla diffrazione introducendo la luce proveniente dalla lucerna per la superficie anteriore di un vetro piano spolito, o per un sottilissimo foglio di carta bianca, e moderandone Tin- tensiti^i con opportuni diaframmi. Tutto 1' apparato dev' es- sere stabilmente collocato entro il tubo del cannocchiale, in posizione tale, clie non turbi il viaggio dei raggi lumino- si provenieuti dagli astri per 1' obbieltivo. Quindi lo spcc- chio B deve avere piccole dimension! ; la lente G, che avra una distanza focale dcterminata dal rapporto, che si stabi- lira fra le distanze CG e GI (e sara nei circoli meridian! di circa 0'/, pollici) non potra avere lutta la sua apertura, — 107 — ma dovri ridursi ad un piccolo segmento cenlrale di Ire o quattro linee di diametro. t poi di somma importaiiza, cho rimangano inalterabili Ic posizioni scambievoli deilo spec- chio B, della leote G e del piano OS, in cui si formano le imraagiui deH'obbietlivo, perch6 le piccole variazioni indot- tenclla posizionc della lente o deilo specchietlo producono spostamenti molto maggiori nella situazione e chiarczza dellc linee lucide, alterando i costanti, che sei'vono alia ri- duzione delle osservazioni. Si porge all' Istitafo la medaglia ricevuta per esso dai membri professori De Yisiani e Minich, che lo rappresentarono nella XXXII riunione dei naturalisti e medici tedeschi iii Vienna. La presidenza ringra- zia i predetti membri di aver assunto questo uffieio neH'occasione che si recavano alia predetta admianza, ed essi riferiscono, essere state pubblicato ne' Diarii di essa lo scritto che dava loro un tale incarico. Si legge il dispaccio N.° 404, 8 gennaio 1857, dcl- VI R. Liiogotenenza che interessa 1' Istituto a far conoscere il programma per resposizione agricola di Pangl. Questo programma vienc esposto nel luogo di lettura per notizia di quelli che v' intcrvengono. Si annunziano i scguenti doni fatti all' I. 11. Isti- tuto dopo le adunanze di decemhrc 1856. i. Dalla redazione del Bollettino dell' istmo di Suez. BoHeliino dclV istmo di Suez — n." i i e 12 del ISoO. 2. Dal s. c. Ab. Giuseppe Valentinelli. Letlerc di PrinciiJt audriaci Irallc da codici uicdili Serie III, T. H. t.., — 168 — delta Biblioteca Marciana, e piibblicate dal tipografo Anto- nelU in memoria delta venida in Venezia delte LL. MM. F. Giuseppe I Imperatore d' Austria ec. ec. ed Augusta sposa^ net dicembre del ^836. — Venezia 4 836. Un vol. in fogl. 3. Dalla R. Accademia dei Georgofili di Fireiize. Atti delta R. Accademia. — Vol. III. dispense 2, 5, 4, (1 836). 4, Dalla Societa medico-chirurgica di Bologna. Bolleltino delte scienze mediche, novembrc e dicembre >I836. 6. Dalla congregazione dei Padri mechitarisli di S. Lazzaro. Polistore, giornale dl scienze morali n.' 13 al 20 inclu- sivi anno 1836 (in armeno). Rodolfo di Habsburgo, poeraa epico di L. Pyrcher, tra- duzione armena col testo a fronto. — Canto I ; Venezia 4836. (). Dalla redazione del giornale di agricoltura pralica di Torino. Giornale di agricoltura ;pratica n." 6, dicembre 1836 ; n." 1, gennaio 1837. 7. Dair Accademia pontificia dei nuovi Lincei di Roma. Atti delta stessa Accademia, sessioni II, III, IV, V del 4 835. 8. Dalla redazione del giornale delle scienze medichc di Torino. Giornale delle scienze mediche n. 25, 13 dicem. 1836. — 169 — 9. Dalla reilazione della gazzelta di farmacia c di chimica. Gazzetta di farmacia e di chimica; continuazione sino alia fine del 4 85G. 40. Dal sig. profess. Ignazio Cantu. ' Cronaca giornale di scienze, lettere ed arti ; dispensa XXIV del \ 856. il. Pal sig. profess. Giuseppe Frapporti. Siigi intendimenti di Nicold Machiavelli nello scrivere il Principe. Venezia ^856, di pag, 72, in 8." i2, Dalla redazione del giornale agrario toscano. Giornale agrario toscano — 4/ dispensa del 4 836. 43. Dal sig. prof. ab. Giovanni Bellonio. Lezioni di storia nniversale proposte daWab. Giov. Bellomo. — Vol. II contenenle la sloria del medio evo. — Venezia 4 840. d4. Dal sig. dott. Moise Benvenisti. Sul diahele, e sulla saccari/icazione animale morOosa. (Estrat. dagli Atti dell' I. 11. Accademia di scieoze let. eJ arti in Padova. Vol. VII). 15. Dal m. e. caval. Emmanuele Cicogna. Lettera lalina di Francesco Peirarca a Marquado vesco- vo di Augusta, volgarizzata da Francesco Negri, ecc. ecc. Nota del donatore. — Venezia 4 856, di pag. 14 in 8." 46. Dalla r. Accademia di agricoltura di Torino. Annali dell' Accademia stessa. — Vol. IV, V, e VIII ; 1 850-185 1-1 855. — 470 — 47, Dal s. c. caval. Pietro Selvatlco. Sloyia esletico-crilica delle aril del disegno. — Lezio- iii. Venezia ^ 855- 1 856, 2 vol. in 8." 48. Dal signor Giacomo Collotta. SuW agricoltura nclle provincie vcnetc. — Ragiona- menti economici. Ragionamenlo I ; i tcrreni. — Venezia -J 856, (li pag. 74 in 8." 4 9. Dalla reale accademia delle scienze di Amsterdam. Memorie delta reale accademia delle scienze di Amster- dam (in olandese) n.° 5 vol. in 4." anni 1 854-i 855-1850. Atti detVaccademia stessa. T." I, II, III, IV e fasc. 1." del V. (in olandese); anni 1855 al 1856. Atti, come sopra^ sessione di lettere ed arli (id. id. T." I, 1855, efasc. -1." del 1856. Catalogo delta biblioteca dell" accademia stessa ( id. id.) Amsterdam ^855. Lycidas. — Eglog. et Musae invocalio di Gio. da Leeu- Avcn. Amsterdam 1856. 20. Dalla I. R. Accademia di belle arti in Venezia. Atti deW Accademia medesima per 1' anno 1856. 2i. Dal sig. dott. Ant. Berti. Elogio di Gio. Battista Tiepolo. 22. Dal s. c. profess. Abramo Massalongo. Descrizione di atcuni fuchi fossili delta catcaria del monte Spilecco nella provincia Veronese, con 6 tavole (estrat. dai trimestri III, IV, 1855-56 deli' I. R. Accade- mia di scienze, Icllere ed arli di Padova. — 171 — 23. Dal m. e. caval. prof. ab. Francesco Zantedeschi. Dei limiti d' impressionabilitd delle soslanze folografi- che, delta influenza delle super jicie nei fenomeni fologenici della loro chimica iiatui'a, dei miglioramenli apportati al- iarle eliografica. — Memoria IV dei signori Zantedeschi e Borlinelto ( estratta dal fasc. di ottobre 1856. Class, di malemat. e scienze nalurali, dell' I. R. Accademia di Vien- na) di pag. 10 in 8." RisuUamenli otlenuti da im giroscopio del prof. Zante- deschi, eon una tavola ( estratt. e. s. dal fasc. di otlobre -1 850), di pag. 8 in 8.° Di alcuni nuovi esperimenti co' quali si e credulo di comprovare la non simultanea esistenza di due correnli op- poste sul medesimo fito conduttore (estrat. c. s. dal fascic. di ottobre ^856), di pag. 8 in 8." 24. Dal profess, ab. Orsmida Donaggio. Regolatore elettro-magnetico. — Verona 1857, di pag. 8 in 8.°, con una tavola. PROGRAMMl SOCIETA JABLONOWSKl Per C anno \ 858. Calcolo tavolare per uno dei piccoli pianeli, secondo lo scritto ora pubblicato da P. A. Har- sen negii atti della classe fisico-matematica della reale Ac- cademia sassone delle scienze : Esposizione di un metodo adaltalo al calcolo delle deviazioni assolnte dci piccoli pia- neli. Lipsia, presso S. Hirzel 1856. Si rilascia al concoiTcnte al premio la scelta del piccolo pianeta (eccettuandone pcro la Flora) ; pero il pianeta deve csscr considerato in un nuracro suflicienle di opposizioni. R. ACQDEMIA DELLE SCIENZE. SOCIETA BORBONICI DI NAPOLI. MANIFESTO Per la pubblicazione de premii Sementini^ per I' anno \ 857. Da ben sei anni 1' Accademia era dolentc di vedere, per frivolissimi motivi, disturbata la generosa ed utilo istituzio- ne fatta, nel suo uUinio testamento, dal fu nostro socio Luigi Scnientini (la prima in tal gencre, ciic siasi vediita presso noi) di tre premii annuali, ciascuno di due. 50, da confcrirsi a coloro i quali avessero prescnlato qualche nuo- vo trovato in chimica applicala^ a giudizio della classe di scienzc nalurali della reale Accademia delle scienze , e della Facolld corrispondcnie della rcgia Universitd degli sludii riunile, con lintcrvcnto del prcsidenle della prima e del rellore della seconda. Da polersi anche riiinire tali Ire — 473 — premii in iin solo, se il soggello die lo riguarda sia di una grande utiliid; e conferirsi pure in pensione vitalizia al- l' aiitore di una classica scoperta utile all' egra umanild. Per ben quattro anni rAccademia ebbc pubblicato I'an- nuDzio del concorso a' premii, e n' ebbe oUenuti vantag- giosi risultamenti, fino al 1851, nel quale anno le Meraorie presentate rimasero indiscusse, per una dispiacevole ioci- denza; ne fu dato all' Accademia ricondurre ad effctto la volonlA del suo benemerito socio, clic nel corso del prossi- mo passato anno, per cui ora^ con piena soddisfazione, si affrelta di annunziare a! pubblico la riaperlura di tal con- fcorso pel presente anno I8b7. Coloro che stimassero concorrervi, sieno nazionali, sieno stranieri, dovranno far pervenire al segretario perpe- luo deirAccademia, Vincenzo Flauii, per lullo il di 50 set- tenibre del eorrente anno, le loro Meraorie anonime, con una schedetta alligata, nella quale sia scrilto il nome del candidatOj e sopra essa un motto o sentenza, da avcrlo pur notato in testa, o in fine della Memoria, ed in questo hiogo segnarvi anche gli oggetti che I' accompagnano, e come condizionati ; delle quali cose ne riceveri, colui che le pre- senta, una distinta ricevuta, per cautela sua e dell'autore della Memoria. Raccolle tali Memorie, pel termine stabililo, esso segre tario, o il collega D. Giovanni Guarini, destinalo alia di lui immediazione presso 1' Accademia, rluniri la coramissione designata daH'islitutore de' premii, quante volte bisogna, se per la discussione delle Memorie presentate, nella sala delle ordinarie tornate accademiche, presedendola il presidenle dell'Accademia, se per gli sperimenti a fare, nelPUnivcrsita degli studii, e propriamente nel Gabinetto di chimica appU- cata alle arli, presedendola il reltore di questa. --174 — Adcmpiti tali alti, la coramissione mista della classe di scienze naturali delT Accademia e Facolti del genero stesso per 1' Univcrsila degli sliidi, con 1' intervenlo del prcsidento di qiiella e del rettore di quesla, si riuniri nella sala dell' Accademia, ed intcsi i pareri dati da'membri di tal commissionc sulle diverse Memorie^ a voti segreti, pro- nnQzieru sul luerito assoluto di ciascun lavoro, per asse- gnarsi il preinio a ciascuno dc' tre, che avranno ottenulo 11 maggior numero di voli. Seguentemente disculera se deb ba aver luogo la seconda, o aache la terza delle condizioni volute dal testatore Sementini, nel qual caso saru fatta nel verbalc la relazione della discussione teniita all' oggetto, c della votazione seguitane; e per gli allri due ne verrA falta onorata menzioiie nel verbale stesso. Lettosi tal verbale dal segretario perpctuo, nella tornata generate pubblica annuale, die tiensi dalla Societi reale Borbonica, il presidente generate di questa apriri le schede de' premiati, e ne pubblicberi i nomi. Ma i preiuii non saranno ad essi concessi, die dopo un mese da che i loro nomi, ed i loro trovati sieno stall annunziali sul giornale ufliziale ed in altri fogli periodic!, e clie non abbia avuto luogo per parte di alcuno una ragionevole e chiara opposi- zione, di essere gii in possesso di quel trovato, che venga inviata Icgalmente, nel corso di lal mese, al segretario perpe- tuo deir Accademia, e discussa dalla comraissione suddetta, Napoli il 25 gennaio 1857. // Segretario perpctuo V. Flauti. APPEiNDSCE Ncir adunanza ib febbrajo fu slahiilo die i se- guenti Ceiini veiigano pubblicati in qiiesta dispensa anziche nella successiva cui spettercbbero. CENNI STOKICJ SOPRA GIOVANNI CASONI M««bro elTftiivo dell' Istimto venelo di scienzc leltere ed arti. letti neW adunanza [5 febb. 1857 dal secretario dell' Istituto stesso DOTT. GUCOTO NAML4S Uoa vita clic interamcute fu spesa negli studii e nei pubblici iiffici, fervida di patrio amore, sincera, religiosa, raodcsta, nieglio die coi Gori deli'eloquenza, raccomandasi alia memoria dei posteri colla nuda narrazione dei falli. N6 sarebbe raestieri quelli che risguardano 11 defunto nostro collega Giovanni Casoniratnmemorare qui, doveegli dette in ogni guisa aperte pruove di rara bonti e dottrina vastissi- ma, sc non fosse un bisogno di esprlmere la gratitudine nostra alle tanlo sue benonierenze verso qucsto Istituto, gratitudine che, lui vivente, senza offendere la sua speechiata modestia non avremmo potuto manifestare. Giova poi che da queste pareti, per eccitare al nobile esempio clii lo igno- rasse^ difl'ondasi la notizia dc'suoi lavori, delle sue virlii, o spccialmente dell' appassionato fervore con cui si afialico ad illuslrare lo splendidc ed onoratc niemoric dclla sua Serie III, f. //. 2o — 170 — terra natalc, e con questo intendimento, o sigiiori, alcuni ccnui sulla vita di liii storicamente io vi cspongo. Nacque Giovanni Casoni da onesti, non ricchi genitori { I ) in Venezia il t5 gennaio 1783. Non isludl6 die si sappia a piibbliche scuole, ma cogl' insegnamenti dell'ing. G. B. Gio- vin-Manocchi , e dell' architetto Corbolin, in servizio di patrizic famiglie^ pratico dapprima I'arte di perito agrimen- sore; indi per incumbenze de'suoi concittadini, della came- ra di commercio e de' tribunali si adopero come ingegnere. Questo magistero (2) vuol esser fiancheggialo da esattis- sime conoscenze, c chi Io iraprenda con rettitudine d' am- ino a raolte e varie dottrine deve informare Io spirito. Nello quaii approfondandosi collo studio indefesso ii Casoni e mostrandone il frutto con rara non curanza di lucre negli csercizii, I'opera sua venne usata dai governi che qui si succossero. Sotto quello del regno d' Italia ai U ago- sto 1812 il ministro della guerra e della marina ^cv gli scopi di questa Io chiam6 a compilare una proposta di fab- briclic; e ncl 1818 il Consiglio aulico di guerra nominoilo architetto presso 1' i. r. marina. Egli ebbe il titolo d'inge- gnere idraulico di questa nel 1841, e nel 1832 1a dire- zione delle fabbriclie marittime in Venezia. I suoi uffici presso 1' arsenate di questa citta gli porge- vano mezzi di fame speciale studio, secondando il vivo suo araore per le investigazioni archeologiche e la illustrazio- nc delle patrie memorie. Quindi il primo lavoro (3) che di lui venisse in luce fu, nel 1829, la Giiida per I'arsenale di Venezia, lavoro mosso non glA da sraania di mercar fama o da venale speculazione, ma inteso a mettere in evidenza gli stupendi ordini dell' antico governo veneziano, a conserva- re ricordanzc che il tempo avrebbe distrutte, a spiegare le mcraviglie di questo monumento della sapienza o del — 177 — valore degli avi noslri. « Le laute guerre soslenute, dice il » Casoni, i possenti aiuli prestati dalle venete armi ai cro- » cesignati, ai despoti doll' Oriente, I' impresa di Costanli- » nopoli, r occiipazione dolle isole dell' Egeo, di quelle del- » I'Arcipelago, delle marittime spiagge lungo la Siria e la » Paleslina, il doniinio eslcso sopra le provincie deH'ira- » pero orientale, per cui con una raano dall' Africa o » dair Asia ritiravansi i generi di necessita c di dovizia, per » versarli con I'altra su I' inlero continente europeo , le )) ardite e dotte peregrinazioni di tanti intrepidi noslri » viaggiatori, clie i prinii liimi somministrarono e le prime » notizie sulle lontane regioni del nuovo mondo, 1' incivili- » mcnto di qucsta nazione raedesima, la coltura sua, i suoi ») studii ed applicazioni in que' secoli, ne' quali le altre tro- » vavansi ancora nell' infanzia, e ben lontane da uno svi- » hippo di attivito, di encrgia, tutlo ci6 fa prova del genio » superiore ed intraprendente de'veneti antichi, e porge al- » trcsi tanti giustissimi tiloli onde riguardar sidebba queslo » loro militare stabiliniento, da cui per tantc eti foriuida- » bili flotte e semprcnuove risorsecontinuamente sortirono, » con quelsenso di animirazione dovuta al piCi antico e piu » singolare di quanti arsenali mariltimi sienvi in tutto il 1) rimanente dEuropa. » Poi piu ainpli studi egli fece sopra le forze militari dei veneziani e specialmente sopra questo arsenale, fondamento della loro grandezza, celebrato anclie dairimniortalc Allighieri die descriveva la quinta bolgia col paragone : Quale neir Arsenu de Veneziani BoUe r inverno la tenace pece A rinipalniar li legni lor non sani Che navicar non ponno, e in quella vece Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa Lp coste a qno] che piu viap:ofi fece — 178 — (:i»i riballe da prtxlii e clii da poppa^ Altri fa renii ed altri volge sarte, Chi terzeriiolo ed arUinon rintoppa. Ai navigli polirerai usati dagli antichi veneziani volse il nostro collega particolare attenzionc, e ricercando noti- zie dai vecchi lavoratori dell' arsenale, che alle praiiclie co- noscenze associavano quelle per tradizione rieevute dagli antenati, ed applicandole a rischiarare le luemorie che ci rimasero nei libri, o negti avaozi delta prisca grandezza, non pretermise le piu accurate indagini per porgere giusta idea della profonda sapienza del nostri maggiori. Parlando delle galeazze da guerra, ognuna delle quafi cosLava alia repubblica 120,000 ducati « non e possibile, u conchiudeva,descrivere adegualamente la fabbrica di cost » grande naviglio. Oltre i tanti luoghi di deposito subacquoi » che dicevansi giave, oltre quelli per le numerose ciurrae B de remiganti e de' marina ri, oltre le stanze c sale del » governatore, degU ufficiali e de comiti, vedonsi alcuni » corridoi intorno al quartiere del comandante sotto il ca- » stello da poppa per facilitare il passaggio alia geule di J) servizio e dar luogo alle grosse artiglierie da caccia. Le 1) cannoniercj li spiragli per le evacuazioni del fumo, li cosi » detti barcariizi, ossieno luoghi delle imbarcazioni , le )» scale d'accesso al quartiere di poppa, e tanti altri acces- » sorii, tutlo vedesi consigliato con sorprendente industria, » ed ottenuto con economia di spazio, e con ripartizione » la piu misurata e sagace. » Questo lavoro ristampato nell' opera, Venezia e le sue lagnne, ii parte del lungo articolo ivi da lui inserito cir- ca le forze militari della republ)lica di Vcnczia e la sto- ria del suo arsenale. Considorando qucslo gloriose opere — 179 — dei Vencziani il collega nostronon lascio sfuggire occasione di oaorarc la palria, anche quando, per toccarne i nicriti non istrettamenle Icgati eol precipuo subbietto del suo la- voro, gli fosse uopo alcun poco deviaro da esso. Se vuoisi di cio accagionarlo, gli valgano a discolpa le due parole son veneziano eon cui finiva la prefazione alio studio dei navigli poliremi. Nel quale veramente mostrossi solerte in- vesligatore e tenero della veneziana rinomanza ; non per6 in guisa che lo accccasse I' ainore di palria, e gli togliesse il senno a vederne la decadenza. « Tale, ei conchiuse nel- » I'anzidetla memoria, 6 stala la marina nostra clie ha » dati strenui capitani, valorosi soldati, intrepidi e dotti » viaggiatori. Per questi la gloria delle veneziane arnii ri- >> suono nei piii lontani confini ; per questi le nostre ban- » diere, prime, sventolarono in remote regioni, e qui ebbero » europea culla le scienze e le arti che alia navigazione han- » no attinenza. L' uso dell' ago calamitato, il paralellismo » de' meridiani sulle carte nautiche, il oalcolo Irigonomo- » trico applicatoalle Oj^erazioni di mare, lecognizioni aslrcv- » nomiche e geografiche, che prime comparvero a diradare « le tenebre di lanti secoli, I' uso dell'aslrolabio, la scoperla » del nuovo mondo, dai nostri indicata piu che cent'anni » avanti il viaggio di Colombo, sono meriti e prerogative, » die agli antichi veneziani T unanimc consenso de'dolti » accorda dopo lungo conflilto di rigorosa critica. » « Mi si prescnta al pensiero , soggiungeva il Casoni » I'aspetto della velusta nosira grandezza, e si esalta Tani- » ma raia ; se do un'occhiata agli ultimi anni, il paragon » mi fa muto ! » Un amore in si fatta guisa illuminate dalla ragione non c fomile di municipali conlese, ma di onorevoli gare per seguire le illustri orme dei padri, c ristaurare le glorie del- — 480 — la pcnisola originate dall'uno o dallaUro de' suoi municipiL E questi come fiirono il principio della passata grandezza d' Italia, deggiono unanimamente concorrcre alia sua rino- raanza. « Le istituzioni dei popoli, scrisse con senno virile una donna, chc per sapere e facondia io credo la prima delle italiane viventi, le istituzioni dei popoli non sono tro- vato del caso : esse corrispondono all' indole particolare di quelli, o forse, ove a piii alta cagionc si riferisca la succcs- sionc, e il moto de' casi umani, esse vennero con meditato consiglio e con certo fine stabilite da Dio. » Le lunghe invcstigazioni del nostro collega intorno alle cose di Venezia indirizzarono la maggior parte delle moltc dissertazioni da lui date in luce ai monumenti e alia storia di questo antico governo italiano. Qualunque fatto di Ve- nezia gli porgeva materia a curiose indagini, in qualunque suo scritto sopra di essa riscontrasi qualche pellegrina no- lizia, qualche iraportante novitti. Ne' Cenni sul portofranco di Venezia, clie leggonsi nel volume quarto delle Iscri- zioni veneziane del chiarissimo nostro Cicogna, egli pren- de dal porto franco occasione per illustrare doltomente le passate vicende del veneziano commcrcio , 1' isola di S. Giorgio, gli scavi die in essa si praticarono, c trae da questi argonienlo di conghietture sui mutamenli di livello del mare. Quanto sono importanli le notizie ch'ei raccolse snlla fiesle di Venezia nel IG50, orif/ine delta crezione del tem- pio a santa Maria della Salute ! Quanti lumi non isparse sopra malerie ignor ate dagli abitanti di quosla citla ! Dove stanno ora i pubblici giardini era il rivo di Sant' Antonio a Castello, e la rimasero quasi affondate parecchie barche ripicne di cadaveri degli appestati, perche le burrasche ne impedirono I' uscita scarseggiando i remiganli e affluen- — 181 — do di conliiuio gli estinti. Gli effluvi dei corpi impiilridili viziavaao I' aere , e le barcbe per consiglio del proto- medico Fuoli si riempiroiio di ealec e getlarono a fondo, poscia si colmo il canale di sabbia e calce, e ne fu tolta ogni traccia. « Ciltadino, scrisse ii Casoni, ebe adesso Uetoe gioioso trastulli in qucgli erbosi recinti, sappi cbe col piede calpcsti la tomba de'tuoi antenali : fermati un istante, spar- gi una lagrima alia loro memoria e continua in silenzio il cammino! » Sono poi di grave raoraento le narrazioni che conccrnono i! Fuoli durante la descritta calamila. Quanta persecuzioni al sagace medico che, conosciuta la natura del morbo, ne additava i pericoli ! Grande inaestra degli iiomini e veramente la storia, perch6 il presente spesse volte ripete il passato, e gli anlichi avvenimenti tosto o tardi si riproducono. II veridico Fuoli, uon clie vessato dai suoi nemici, era dallo stesso eccellentissimo pien collegio acerbamente ripreso, ed ammonito di non ispargere vano terrore pregiudiziale alia patria. Ma fuvvi almeno uu Pie- tro Foscarini s«iuo di setlimana che accorapagnaudolo luo- rj, bacioUo in fronte e gli disse : Amico I'uomo preferisce nna menzogna che iUitde, ad una veritd che spiace. Ob co- me generoso porgere onori ed aiuti alia virtii sventurata! L' umana digniti si rialza all' esempio dei pocbi che uon r abbandouano al suo triste destino, ne vili ministri della cioca fortuna si prostrano riverenti alle non meritate pro- sperita. Ma torniamo al Casoni. Le sue ricerche intorno al cam- panile della Chicsa di S. Agnese ora demolita e alia congiura (Ii Boemondo Tiepolo, le vitc di ragguardevoli personaggi da lui compilale, ogni suo lavoro in somma sovrabbonda di erudizione e lo dimostra sollecito, che non si dispctda- no le antiche memorie, scuza che I'anatica veuerazione per — 182 — esse gli faocia respingcre lo nuovc conquisle dcllc scienze c delle arti. Di tali pregi questo medcsimo Istituto fu giudice c testimonio, avvegnache nolle ordinaric adimanze fre- qucntcmenle si udissero le dotte lelture di lui pubblicate poscia negli Atli, o dcstinate ad arricchire i volurai delle noslre Meraorio. Di varii argomeiiti ei ci trattenne, prioci- palineale delle lagime di Venezia e del porto di Malamocco, che chiamava veicolo di vita e di prosperitd per qncsta pa- tria. Noil e dunqiie a dire con quale ponderazione ei se- guisse i provvedimenti pralicati negli ulliiiii anni per age- volarne 1' entrala, con quanta diligenza ne ricercasse gli effelti e proponesse i raezzi die stimava piu acconci a con- seguire I'inlento. Non potrci addurre piii evidente pro- va dell'erudizione e della solerzia del nostro collega che la sua mcmoria sopra una contro-corrcnte marina che si osscrva liingo una parte dei Udi veneli, Le iterate osser- vazioni per assicurarsi del fatto e conoscerne lutte le par- ticolarit6, le indagini e le conghietlure per iscoprire la ve- ra cagione di questa contro-correute, che si distende dalle dune del Po al paese di Malamocco, I'indicazione delle con- seguenze che ponno da essa procedcrc, danno grandc im- portanza a codesto lavoro, nonelie per le nostre spiagge e lagune, per ogni regione in cui si collivano tali gravissimi studii. Ai quali essendosi inialicabilnienle fin dalla prima eta dedicato il Casoni, parri strano che nel 1853 una de- scrizioncei pubblicasse del (catro Malibran a S. Gio. Gri- sostomo, e negli anni 1859 e 18 50 la storia della fondazione e riedifieazione del leatro della Fenice. Posta niente pero che vi hanno attincnza I' arte dell' ingegnere e la patria ar- cheologia, si aggiunga che al Casoni eran gradite nella gio- \inezza le scene, enlrato in una congrega di giovani, che per diletto nella declamazione tcatralc si esercilavano. — -183 — Seppi (lal chiarissimo collcga nostro Cicogna ch'cgli vi riuscia egregiamente c nascondeva nelle rappresentazioul la sua storpiatura dei meuil)ri infcriori. La quale non era allora come, avanzando 1' eli, noi la vedenimo tale da ren- dergli arduo e stentato il passo, non ostunte due appoggi ed il fermissimo suo coraggio. Qucsla penosa imperfezione ed altre non lievi infermita gli sfremavano di moKo le for- ze ; pure fra' libri che in gran numero avea raceolti^ mas- siuie sopra le anlicbiti o 1' arte sua d' ingegnere, nulla lasciando di ci6 che a Venezia si riferisce, egli scorreva tranquillamente la vecchiaia. Molte ore passava in tali studii rallegralo da poclii amiei die con fralerno cando- re in sua compagnia li coltivavano, ne rislava dai pub- blici ufllciisia nelle adunanzedi queslo Istituto, sia nclKar- senale dove avrebbe, se non gli niancava la vila^ lasciata la direzionc dclle fabbriche marittime per pigliar quella del museo archeologico, di cui fu neH'asernale niedesimo prov- Aidamentestaluila la fondazione. Ma il morbo cresccnte, che tronco poscia i suoi giorni^ gli rapi questo conforto, ne ci lasci6 udire la lettura da lui promessa pei 18 gennaio 1837 sopra una vasca ballesimale esislentc presso la basilica di s. Hclro a Venezia. Egli mori ai 51 dello stesso gennaio^ e mori come \isse religioso^ umile e probo, de' suoi senti- menti porgendo teslimonianza anche nella scritlura di ul- tima volonla. Perche in essa chiede perdono al Signore dei suoi peccati, e specialmente dei moti di subita ira cui so- ventesi abbandonava. lo non mi t'accio lodatore di questa menda ; ma so certamente che non ne furono immuni gli uomini piu vencrati per eccellenza di cuorc e squisitezza di ingegno. Chi non si commuove alle umane vicende e con freddo calcolo incessantcmenic le pondera, non silascia^gli o vero, trasportar dallo sdegno, ma non sacrilica di leggicri Scrie III. T. II '>\ — 184 — la propria alia comune utilita. I gcnerosi animi invocc s'in- fiammano allc buonc, s' infastidiscono dellc malvage cose, n6 fia possibilc per la lerrena fragilitii che ai loro caldi sen- limenti rispondano compassate azioni. Talc era il collega nostro, sotto le cui non gentili apparenze si nascondevano non coinuni \irtii. E queste c la fama della sua erudizione gli procurarono il legame matrimoiiialc, sorpassali orniai gli anni sessanta, con una colta signora ('») a lui infcriore di el;V Nei patimenti dei morbi c nolle fatichc dello studio gli fu di grande alleviaraento questo nodo, perch6 1' uomo dab- bene, portato da' suoi officii agli attriti sociali, si rislora da questi nel pacifico santuario della famiglia e uelle ingenue dolcezze di una diletta compagna; e se il Casoni troppo tar- di a ci6 volse il pensiero, fu per la generosa sua consuetU" dine di curare piii che se stesso i propri doveri e lo studio. Di uomini cosi fatti ben e giusto deplorare la pcrdita, o r Istituto venelo doppiamento la deplora, e percht; gli fu tolto uno degli operosi suoi membri, e perch6 le ricerche di lui in gran parte s' indirizzavano alia storia di Venezia. I nostri statuti fanno dello studio di questa speciaie racco- niandazione, e bene sta che se ne incarichi un Istituto ila- liano, posciachc le sorti di questo pacse furono legate coi destini di tutta Italia. — 185 — NOTE (1) II padre sno Francesco era credenziere della famiglia Contarini del SS. Gervasio e Protasio, native di Fenara, la madre Laura Griselini, pa- rente di Francesco, di cni scrisse Fiiippo Re: il Griselini e uno di quegli scrittori che piu degli altri neilo scorso secolo contribuirono ad aumenta- re le cognizioni agrarie (Dizionario ragionuto di libri d' agncollura eco.) Venezia 1808 T. II p. 540. (2) Rispelto alia geologia bello e rarlicolo che leggesi nella Gazzelta uff. di Verona {." febbraio 1857 5u rttdlitd degli studigeologiei per gVin- yegneri. (5) Aggiungo qui I'elenco dei lavori pubblicati dal Casoni, come geii- tilmente nie lo favori il chiariss. cav. Emmanuele Cicogna. 1. Dei navigli poliremi usati nella marina degli antichi veiieziaiii (p. 507, vol. II delle Esercitazioni dell'Ateneo venclo. Venezia 1858, 4.") fi;i pag. 507 usq. 555, con figure. 2. Supra una contro-corrente marina che si osserva Iniigo una parte dei lidi veneti (Memorie dell' I. R. Istituto venetd, a. 1845, tomo I, p. 157) da p. 157 a p. 141, fu dal Casoni letta nell'S agosto 1841. o. Sul porto di Malamocco (Memorie dell' I. R. Istituto veneto a. 185:2, da p. 575 a p. 589) Fa letta dal Casoni uella sessione 50 genuaio 1848. 4. Intorno ad alcune opere idrauliche, alio scopo di niigliorare la condi- zione del bacino interno al porto di Malamoeco, e di regolare le cor- reuti di riflusso a vantaggio della nuova foce apertasi davanti il poi (o niedesimo (Memorie dell'l. R. Istituto, vol. VI, parte I, anno 1856, da p. 63 a p. 75 figurato, letta nel giorno 21 luglio 1851. 5. Sulla destinazione di un'antichissima opera niurale scoperta in Vene- z.ia. Congetture (Memorie dell'l. R. Istituto, anno 1856 volume VI, parte 1, con tavolo da pag. 209 a pag. 235). Letta nella sessione 4 giu- gno 1855. 6. Cenni del porto franco di Venezia (stanno a p. 591 usq. o96 del vol. IV delle veneziane Inscrizinni di Em. Cicogna, a. 1854). 7. Lettora ad Euimanuele Cicogna intorno al campanile della chiesa di sant' Agnese, ora demnlita ( sta a p. 62'i-626 in nnta del vol. IV delle Inscrizioni veneziane, ed e in data 26 dicembre 1859. 8. Ceuui sulla congiura di Boemondo Tiepolo. Venezia Milesi 1842. in 4.'' fig'irato. ( inseriti nella Slorin della ecsa e botlegn di ragianc dello ensn del Murlcr, dello .slesso Casoni, ed uuno slesso). — 18G — 9 Conni biograflci intorno ad alcnni [)orsonagi;i ricordutl nella Commis' sione data dal doge Aluise Mocenigo a Paolo Tiepolo antbasciadore estruordinario a Roma nel WMK in proposilo delta lega conti'o il Ttirco. Venezia Merlo 1845, 8." dO. Vite di dogi di Venezia ( stanno nel libro inlitolato : Serie dei dogi di Venezia intagliutiin ramc da Antonio ]\ani_, giuntevi alcune no- tizic biografiche estese da diversi. Venezia Merlo 1840, 8." fig. ). \{. Cenui intonio ad Alessandro Zanchi scrittore poeta (slanno nel volu- me VI. delle biografie del cav. Eiiiilio de Tipaldo ). 12. Guida per I'arsenale di Venezio. Venezia AnloncUi 1829, 12.° Ogiirato. 13. Breve sloria dell'arsenale, note o cenni sulleforze niilitari, mariitinie terrestri della repubblica di Venezia ec. Venezia Antonelli 1847, 4." fig. ( sta nel volume f, parte 11 della Venezia e le sue Lagune. Opera pub- blicata in occasLone del nono congresso dei dotti ). 14. Memoria Btoriea del teatro della Fenice dalla sua fundazion 1792 al 13 dicembre 1856 in cui brucio colla storia della sua riediCcazione ini- mediatamente seguita. Venezia Olandelli 1839-1840. 15. Teatro Emeronittio, a. 1835.12." (e la descrizione del teafro di S. Gio- vanni Grisostomo cui allora si era date 11 nome di Emeronillio ed oggi quelle di Malibran). 16. Sunto storieo delle discussion! agitate snll'affare del BrenJa (stanno premesse al Giornule del viaggio nella Suizzera fatto da Angelo Querini e descritto da Girolamo Festari, pubblicato con note da Emm. Cicogna. Pieotti 1855, 4."). 17. La peste di Venezia nel 1630. Origine della erezione del tempio a S. Maria della Salute. Venezia Alvisopoli 1830,8." (di G. C.,cioe Giovan- ni Casoni ). 18. Prei'azione all'opuscolo di Giuvibatlinta dotlore Koen sulla scoperta di una lapide rodiana. Venezia 1836, 8." 19. Varii articoli inseriti negli Atti dell' i. r. Istituto veneto dal 1840 al 1856, ecc. CO II Casoni si ammngjio cdin sig. .Angelica Melaxa vedova di Giaco- mo Giizzi, discendente dogi' illu.stri Gozzi lettorati veneziani. EnuiUi'Corriiji- del Vulumc prcctulKiila VA\?,0¥A COKREZIONi F;!g. 498, lin. 22 compiendo la feltrazione . . . compiendo la lavazione w 499, » 2 bromuri. Supponendo pre- esistenti i joduri iie bro- '^i"'"' bromuri. supponendo pre- esistenti i joduri e bro- hiUri ANNO AMAD. 1856-57 DISPEN8A QUARTA PER CHE LO STUDIO DE' MORBI SPECIFIC NON PROGREDISCA IN PROPORZiOM DI ALTRI STUDl NATIT.ALI E CONSEGUENZE DI CIO ilTcmorift DEL M. E. GIULIO SANDRI (Continuazioue della pag. 114 della precedente dispciisa) 22. ifla la Memoria anche aggiunge rigiiardo alia tos- se (N. 20). non poler esser effelto di comunicazione, aven- do serbato nel manifestarsi uii ordine si irregolare, col metier cioe ne' diversi individui un tempo variabile da 6 a 52 giorni. La qua! variazione ie fa poi anche piu specie ri- spetto agl'individui die furono attaccati dalla peripneumo- nia ncir antidelto periodo di tempo (N. 1 7) dai 1 G ai 57 giorni: perciocclie, dice essa, clie delle malallie acute rico- nosciute generalmente per contagiose^ die si sviiuppino per comunicazione, non avvene alcuna die mostri si notabile varieli di tempo nel manifestarsi ; ed anche la rabbia ch e la malattia contagiosa, la quale offre 11 periodo piu varia- Serie III, T. II. -Jii — i88 — bile e piii lungo d'incubaziono, sviliippasi fra 20, 50 od al piii 40 gionii. — Rimettendo a parlaro dell'incubazione piu innanzi (N. 53), qui osserverem solamentcnon polcrsi ben dire quale sia il momento precise che in individui esposti alia contagione, entri cffeltivamentc il rio germe, e in guisa da farvi presa. Quanti mai non veggonsi degl' in- fermieri cbe assistono contagiosi, acquistar il male soltan- to dopo mcsi, stagioni od anni che trovansi alia loro assi- stcnza? Lo slesso vajuolo dellc pecore che, dopo la comu- nicazione a svilupparsi non tarda che 8 in 10 giorni, e fa il corso ncH'individuo Ira giorni 15 e 20, a percorrer I'ar- mento impiega due luesi o due mesi e mezzo. Colalche, sebbene sia forse il conlagio di andamento piu regolare, Ira il primo e I' ultimo individuo assalito, metterebbc tem- po non diverso del sovraccennato per la polmonea. Laonde uessuna obbiezion pu6 fare alia contagione di questa lo svilupparsi ella tra IG a 57 giorni negP individui che vi si espongono facendoli coabitare nelle stalle insieme con infctli. 25. Trova la Memoria anchc assai scarso, per potersi dir contagiosa la polmonea, il numoro dei morti dal male, in proporzione degli assaliti, essendo soltanto 15 sopra 50. Su di che due cose basta considcrare. L'una tocca in parte anche dianzi (TV. 19), che il contagio non consiste punto ncl numero de' morti a petto agli attaccati, potendo essi e morir tutti, come suole accadere per Tidrofobia, ed anche non morirne veruno, e il male restar tuttavia del pari con- tagioso sol ch'egli possegga la qualitii di passare da infetti a sani individui. E 1' allra cosa che noi consideriarao si e, essere un mero accidente quello che tocc6 alia Commis- sione franccse che morissero unicamcnte /,o degli ammor hati^ menire il piu delle volte occorre bene diversamenle, — 489 — morendone la mclu, i tro quarli, piu, e fin anche tulti, co- me apparisce dagli atli ufliciali raccolti dal sig. dolt. Trino Boltani nelle sue Epizoozie del Vencto Dominio in Italia, Sezione VII e VIII. 24. Avendo detto la Commissione (N. 17) che i guariti aveano tutte le apparenze della sanita perfetta ; la iMemoria soggiugne, se non vi sono che le apparenze, egli e segno che la uialattia conlinua col suo caraltere contagioso epiu non finisce ; a differenza degli altri contagi, in cui, iinito il peculiare loro corso, la raalattia e gia terminata, e so ri- mane qualche lesione, questa non e punto la stessa nialat- tia, ma un effetto o conseguenza di essa. — Qui pero noi pensiamo esservi scambio di senso ; poiche la Commissione, a ci() che pare, intende appunto che possa restar qualche interna offesa che non si dia da conoscer di fuori, come avvien anche di altre malatlie, sopraltutto gravi, che seb- bene sieno perfeltamentc finite, lasciano talvolta alcun dis- ordine. E la polraonea, siccome pu6 latenlemente comin- ciar il suo guasto (N. 21), cosi anche puo lasciarsi addietro r allerazione di qualche parte di polmone, la quale viene in vista quando si da I' animate al macello (N. 47) ; e di cui prima, attesa forse anche la poca sensibiliti'i del bue, non iscorgevasi verun indizio. 2S. Come dalfesporre a nuovo cimento animali che aveano provata la malattia, e dal vedere che nessuno aveala acquislata di nuovo, la Commissione dedusse che dunque Taverla avuta potea preservare daH'acquistarla novella- mente (N. 17); la Memoria insistedicendo, che questa ma- lattia e comunissima, che si puo acquistare piu volte, e che la Commissione, pria di venire a tal deduzione doveva espor gli animali alle cause che soglion produrla. 20. Varie sono le cause che in moiti luoghi della Me- — 190 — moria vengonsi nominando, or distinguendo le predispo neoti dalle occasional!, e piu sovente senza tal distinzione. Tra esse veggiamo vicende irregolari deH'atmosfera, alter- native di caldo e freddo, rapidi passaggi dall'iina airaltra temperatura; la troppo continuata siccitii, le abbondantis- sime pioggie, le dense nebbie prolungate, le intemperie de- rivanti da pioggie freddissime o grandini ; i pascoli troppo sugosi nocivi agli animali, che nella fredda stagione sono stati mal nutriti ed esposti a privazioni; i pascoli scarsis- simi d'erba, d'altra parte polverulenti e terrosi ; i vegetabili allignanti uelle situazioni basse mancanti di scoli, e dopo I'evaporazione delfacqua; le eccedenti fatiche ; la lunga esposizione ai raggi cocenti del sole ; 11 non sottometter le mandre a convenevol esercizio; il mantenerle continua- mente nella stalla, c sottoporle poscia a trattaniento troppo sostanzioso; Tacqua fredda bevuta in quanlilii nella calda stagione quando gli animali sono riscaldati e in sudore; I'abbeverarli in luogbi paludosi, ove le aequo stagnant! sono corrotte; i ricoveri troppo caldi, insalubri, non ab- bastanza ventilati, ec. Per cui si dice ed esser possibile di prevenir lo sviluppo del male col buon governo, coi buoni alimenti, col perfezionaraento dclle razze, coll'applicazione delle regole igieniche ; e che qiiando il male csiste in im paese, in una regione, gli animali de' proprietari de' pode- ri che sono bon nutriti^ ben governati, ed in condizioni igieniche favorevoli, non no vengono generalmente assalili. 27. Lasciando di ricercare se tante, si svariate, ed an- che opposte cagioni possano convenire ad un solo e sempre identico effetlo (N. 9), qui unicamente domanderemo se, volendosi da chi le adduce produrre a bello studio la pol- monea, vi riuscirebbe iisando esse per singolo, ovvero com- binandole iusieme ; e in quest ultimo caso quali combina- — 491 — zioni farebbe per ottenere Tintento. Fincbe non diasi a qtie- sta dimanda una prccisa adeguata risposta, fincbe non mcUasi la cosa alia prova ed avverisi il falto, vi e luUa la ragione di credero cbc tali cagioni potranno produrre allri niali o sconcerti, alcune oziandio la poripneiuiionia comiine anclie agli altri animali (N. 55-57) ; ma non giii la speciliea de' buoi, la polmonea, rispetlo alia quale tutta la lagione e di credere cbe sieno mere supposizioni. 28. E in tal credenza pur induce il vedere cbe colle molte cause sovraccennate non ispiegasi punto il procedi- mento del male. E come spiegberebhesi il dominar elle si spesso dove e quando il male non insorge? E come Tinsor- ger del male dove e quando esse non rcgnano? Come I'in- sorger suo piii frequente ov'esse dominan meno? p. e., tra gli animali della ferace Eombardia, cbe per ogni conto sono assai meglio trattali, piu cbe non in quelli del Vero- nese i quali e per faticbe, e per qualiti e quantita di ali- mento, e per esposizione ad atmosfericbe vicissiludini trovansi in assai peggior condizione. E quando esse cause dominano in un dato clima, in una data posizione, si pren- dono forse dal male tuUi gli animali cbe ivi sen vivono? Come spiegare il limitarsi cb'egli fa in vece ad alcuni brancbi, ad alcune mandre, ad alcune stalle? E in quanto le dette cause generali d'inlemperie, di burrascbe atmo- sfericbe, di alternative di caldo e freddo, di nebbie, ec, sieno temporanee e passaggere, come spiegare cbe tale non abbia ancbe ad essere il male? quel male cbe vedesi in carabio apparire cotanlo successivo, e persistere nel luogo stesso le intere stagioni, quale cbe sia I'alternarsi delle aeree condizioni. E come supporre cbe il male sia effello di cagioni generali, di circostanze le quali operano nel tempo medesimo sopra animali cbe soggiacquero ad esse, — 192 — qiiando col solo csporli ad infctta coabilazione si veggono inlaccare del pari quclli clie vennero di fresco da posizioni lanto diverse, i quaii non soffersero punto Tazionc dcllc medesime circoslanze, e nulla ebbero in comune Ira loro? 29. Dalla Memoria insislesi aiquanto eziandio sulla pi'edisposizione, dicendo die le cause occasionali a pro- durre I'effeUo debbono andar unilo colle predisponenti. Di che avendo io parlato exprofesso in un lavoro inserito fra quelli dell'l. R. Istiluto (I), ricordo qui solamente in proposito delia polmonea, che, siccome da qualunque parte sc ne vengano di fresco gli animali (N. 28), e quindi quali che sieno le circostanze diverse cui prima soggiacquero, coir esporii air infella coabilazione differenza veruna fra loro non si riscontra nel prender il male; cosi la sola causa predisponente, la sola cosa cioe, la quale animali che in tutto il resto ponno esser diversi, abbian comune, sarebbe la stessa infetla coabilazione, c ncssuna delle allre incolpate dalla Memoria. 30. A meglio provare che malattie cosi fatte sieno co- sLituzionali e non contagiose, la Memoria ne adduce alcune riportate da storici o poeti, le quali prendevano od uomini ed animali, o cavalli e buoi ; ed una soli buoi, la quale guariva prontaraenle e con grande facilila; e clie furono attribuite a calori eccessivi^ i quali corrompevano T acqua serviente per la bevanda, a infczioni di acque e di pascoli, a irregolarila atmosfcrichc, a piogge fredde e abbondanli, a mutazione di nutrimento. — la proposito delle quali far si potrebbero parecchie osservazioni ; ma ci limitiamo a due sole. L'una, che tali malattie poteano benissimo essere contagiose, sebbene ad altre cagioni da quegli scrittori si attribuissero, come usasi fare da moiti anehe oggidl. E a (1) Vol. 2." pag. 227 e sei,'. — 193 - crederlo persuade eziandio il prendere cli' esse faceano varie iatte di aniniali ad un tempo, il die suol essere pro- prio delle carbonchiosc, alle quali la contagione non si nega. L'allra osservazione si e, che in qiianto cotali ma- lallie prendcvano uomiiii ed aniniali, o cavalli e huoi, o si prontamenle e si facilmente guarivano, non hanno punto che fare colia polmonea di cni si tralla, la quale prende il solo bue, e non guarisce cosi presto e con tanta facility. 51. Ma rispetto alia storia, un punto in cui la Memo- ria sembra luollo calcare, e I' essere, come clia dice, di corta data I'idea di contagione altribuita alia polmonea, essendosele applicata dal Chabert con un suo scrilto dettato in tempi, ne' quoli non sapeansi distinguere !e cpizoozie contagiose dalle non tali: ond'ella meraviglia die i vete- terinarj poi non abbian fatto che ripetere senza piu il detto del Chabeit. Noi osserverem primamente non essere si po- veri di cognizioni veterinarie gli ultimi anni del secolo scorso in cui scriveva il Chabert, che del 1790 veggiamo Direttore della scuola di Alfort. Aliora anzi fiorivano in Francia e I'Huzard, e il Flandrin, e il Daubenton, e il Vic- d' Azyr, ed altri insigni osservatori, che non accettando se non cio che I'esperienza avesse provato, stabilirono i veri I'ondaraenti della scienza, sui quali essa pote poi tanto progredire, e di la trapiantarsi anche in altre nazioni. 52. Ed osserviamo in secondo luogo, non esser vero che il Chabert fosse il prirao ad apphcare alia polmonea Tidea di contagione. II Leroy, conteinporaneo del Chabert, siccome quegli che nel 1786 ando a fondare la scuola vc- terinaria di Ferrara, trattando di qucsta malattia dice, che venne fino ad ora riputata attaccaticcia: tale la sostiene 11 Toggia in quel libro, la cui prima edizione fecesi nel 1785. L'idea di contagione si trova in opera del Paulet stampata — 194 — nel 1775; e in quolla del Vitet, che vide per la prima volla la luce nel 1771. II Vegezio che viveva in tempi mollo anleriori, ed ebbe a raccogliere cio che pensavano intorno a malaltie d' animali gli anlichi Greci e i Romani, da una specie di quel morbo che dice malleus, e vuol contagiosa, pare non escludere la polmonea. La quale tanlo meno sembra che escludcr si possa dai versi di Virgilio, dove dopo aver Tiliro delto : tile mcas errare boves . . . permi- sit, Melibeo piu innanzi vi soggiuoge: Non insueta graves tenlalnint pabula foelas. Ncc mala vicini pecoris contofjia laedcnt (I); imperciocche il mal contagioso deirarmento bovino tanto comune anche al presente in quelle Lorabarde posizioni e la polmonea. 53, Che avanti 11 Chabert la polmonea si tenesse per contagiosa dagli stessi Govern!, apparisce dagli alti ufficiali riportati dal sig. dotl. Trino Bottani nella citata opera sua (N. 25). Vi si scorge, per esempio, come il 23 settem- bre 4759 la Sanila di Mantova efficaci provvedimenti atti- vasse a garantirsi da quella ch'cra apparsa nel Veneto; come il Magistrato di Venezia nc ordinasse di simili nel 24 oltobre 1 765 per garantirsi verso il Tirolo : e nel i 6 ot- tobre t768 per esscrsi mostrata in una mandra della Co- muniti di Lazino. Il che prova che di que' tempi non solo radicata e comune era la pcrsuasione che la polmonea fosse contagiosa, ma era pur tale da far tener I'occhio e vigilare sui luoghi limitroli, e interrompere le relative co- municazioni fin anche. tra provincia e provincia. Tanlo d lungi cho I'idca della contagione per la bovina polmonea la introducesse il Chabert! la cui Memoria su tale oggetto comparve nel volume spettante al -1793 di quella periodica opera che allor formava gli Annali della veterinaria. (1) Eiilo«a 1.' — 195 — 34. ]Ma se'])beue tiitti gli autori die abhiamo diaiizi allegato (N. 52) parliiio della contagione tlella polmonea, e quindi mostrino come cosi fatta idea regnasse anclic pria del Cbabert, alcuni pero non ne iiioslraiio intera la persiia- sione, e la Memoria li vorrebbe in favor suo e alia conta- gione appieno conlrarii, il cbe proprianiente non e; e sono qnesti il Paulct cd il Leroy, cb'essa metlc quasi campioni c propugualori del suo partito. 11 primo nelle sue Ricerche suite malatlie epizootiche parlandone in un luogo (Parte I/, pag. 282 della Traduz.) dice die, quanlunque non sia ri- pulala contcKjiosa, non ostante la priidenza esige die si Iratti con oijni riserva, come se per contatlo si propa- r/asse. E il Leroy, die dal vodere come contagiosa non fosse negli allri animali la peripneumonia, entro in sospet- to die tale non fosse ne anche ne' buoi ; tuttavia, quasi poi emendandosi tcrmina e citando il detto del Rainazzini, clic in opera di contagi numquam satis cavemns, dum ca- vemus, e confessandoci che gli nacque p'lii volte il pensiero che potesse la polmonea essere una modiflcazione de' mor- bi carboncbiosi (I). Di cbe apparisce che sel»bene questi due scriltori per qualcbe loro vista non fossero picnamente spiegati, pure il risultamento di loro prudenza era per lu contagione, voleiido cbe come contagiosa la malatlia fosse Irattata. 51j. E qui vuolsi considerare, cbe se nel Leroy nacque H dubbio soprammenlovato dal vedere come negli altri ani- mali non fosse contagiosa la peripneumonia; egli e perch6 non avviso di fare in quel punto la distinzion necessaria tra la polmonea propria de' soli buoi, c la peripneumonia (I) Compendia (corlco-prnticn d' istruzioni velcrinarie pe' casi di epizoozic. T. 1, pai.'. loO-loi. Si'rie HI, T. II. ^ 26 — 19G — coraune anclic agli altri animali; In qual confiisione die il Leroy scml)ra faccsse piuttosto per surpresa, e poi dietro maggior rifiessione ccrcassc ricrcdci'seiie, la Momoria la la di proposito e a liitto andaro. Per oui, oKro I'accennato di sopra (N. 25), clla non sa iiuciidcrc come si possa afl'er- marc daiia Comiuissiono, cLe gli animali per Ic spcricnze si faceano venire da luogbi puri in cui la malattia non re- gnava o non era mai slata, menlre, dic'ella, in ogni liiogo I'inliammazion di jjohnonc e frequentissima. E ne anclie sa capaeitarsi, come la slessa Commissione possa asserire, che dopo il 1789 la polmonea, die prima slavasi confinala in cerli sili, massime di monlagna, per le poi oli'ertesi comu- nicazioni si diffondesse cotanlo in liioglii anclie di pianura. E cosi essa IMemoria con mere asserzioni vien contrariando fatti manifesti e provati dalla Iradizione c dalla ricordanza di quei che ci vivono. 56. Che il raorbo, di cui si tratta, sia una semplice inliammazion di polmone, come la solila peripneumonia di lutli gli animali, cerca la Memoria in varie guise di persua- derlo, c in varii luoghi vi torna sopra riportandone le so- niiglianze (N. 25). Ma sebbene queste appajano in certi punll considerati slaccatanienle e cosi alia grossa; pure in allri, cd osservaudo la cosa piu da vicino e nel suo com- plesso n'emergono le discrepanze, e un U)lale andamenlo as- sai diverso. Nc differisce non solamenle la causa (N. 20-50); ina e il proceder de' sintomi ; il corso e la durata del male; la cura che nclle ordinarie peripneumonie vuole pronti e copiosi salassi, c quesla guariscc od uccide quasi egualraentc co' salassi c scnza di essi. Ne differiscono gli csiti, da' quali anclie soli dislinguesi chiaramenle quesla infermila. Ne differisce eziandio la guisa d'invadere; poiche Tuna prende scparati individui, o quesla nc suol prender — d97 ~ molti, senz'alli'o molivo cho qiiollo di veniro in rolazione con iiifcUi (N. 28-20). 57. No solameiite la polmonea dalle altrc inflamma- zloni e divcrsa, ma a far tutti i conli sembrerebbc die non fosse ne mciio iiifiaimnazione destala da cccesso di forza vilale; si piutloslo inflammazione apparente, irritazione occilata dalla molesla azione d'un clie stranioro ciitralo a disUirbar Torganismo. II che vienecziandio moslralo dagli spocifici parziali guasti polmonari che si ponno andar for- niando prima che la malallia generale si spieghi (N. 24-^8) ; la qiude si spiega soltanto allorche essi guasti hanno presa tal eslensione da turbare sensibilmentc le funzioni dell'or- gano rcspiralorio. E mostrato ci viene pur dalla cura che vi si esige; poiche siflatta malattia non cede al tratlamento de' salassi ne menu assalita nel suo apparente principio (N. 5G) ; mentrc le vere infiammazioni, massime se fin dal loro apparire co' salassi vengan tratlate, non inancan di cedere, eziandio senza ccrfa difflcoUa. C!ie che poi ne sia della diatesi di questo morbo, dalla solita infiammazione e tanto differenle che, e tutti i nosologi, anche i non pie- naniente persuasi di sua contagione, lo descrivono a parte, e gli si diedero nonii diversi; e tin anco i piu rozzi che Irattano animali di (luosta specie, solo che I'abbiano un'al- tra volta veduto, sanno tosto conoscerlo, sia per lo spcciale andamento, sia per gli esiti suoi. 58. Fonte copioso, da cui la Memoria attinge argo- menti per dimostrare che la polmonea non sia contagiosa, ogli (> cio che avviene per altri contagi. Ed assai valido clla reputa quello ove dice, c!ie le malattie della medesima natura che sono contagiose in una specie, lo son pure nf'lle allrc specie se vi sono soggette c nello slesso uomo; (luiiuli non si coinprondorebbe coniC;, se la peripneumo- — n}s — nia fosse coiUagiosa nel biie, nol fosse atiche negli altri animali. INel die, oKrc confondcre pur qui colla polmonea la comune pcnpncumonia, clie ne ancbc nel hue non e contagiosa, si fa scambio di nome con cosa : percioccIi(^ sebbenc della stcssa nalura sieno la rabbia e le nialatlie carboncliiose che assalgono varie specie d'animab, e dal- I'una possono identiche passar all'aUra; non si direbbe mai cbe della uiedesiraa natura fossero il vajuolo umano ed il pccorino, come prelendc la I\Icmoria, stanlecbc dal- I'una air altra specie non passano ; e molto meno cho della medesima fossero il tifo umano e il bovino ; il quale ultimo, se come suoisi piu comunemcnle, chiamisi febbre unyarica, e al tuUo diverso fin anche di nome. 59. Gli nllii contogi, dice la Memotia, avuti una voUa, naturali o inocula'ii, i)iu non I'iSornano, e lu pei'ipneunionia liovina puo rilornar ancbe parecchie voile. Qui vuoisi far dislinzione. La peripneumonia ordinaiia, con cui la Memo- ria confonde ancbe la polmonea, pu6 ripelersi quanlo il caso lo porti, come ogni altra solila mulallia. La vera pol- monea poi, che rilorni si spcsso, non c provato: solo si vede ritornar qualche rara volta (N. '»9) ; come non man- cano pure di far ritorno altri conlagi; non essendovene alcuno, di cui non siasi veduta ripelizione. 40. Dice la Memoria, non sapersi bene se il contagio della polmonea sia fisso o volatile, e questa ignoranza pro- vaie cbe contagio non e. A noi pero non sembra che tale ignoranza, se pur vi fosse^ valesse a toglierc che contagio egli sia. Un male per cssere contagioso basta che dall'am- morbato si comunichi al sauo_, sia per contagio fisso o pur volatile: lanto piu che potrebbe essere e I'uno e I' altro; vale a dire, volatile in quanlo che Taria si carichi del sue germe Irasportandolo nclla chiusa staila anclie ad animali — 199 — die agli ammorbali non sitMio vicini; e fisso in quanto pu re s'appigli a qiialobe oggellO;, ir.ediante il quale possa on- trar quinci in sano inilividuo o contaminarlo. 4 J . La Memoria anclie dice, die se la polmonea si pro- pagasse mediante principio volatile e fosse eniinenlenienle contagiosa, come la vuole la Conimissione, csscndo delle malattie piii freqiienti, avrebhe a quest" ora distrutta quasi interamenle la specie bovina. La qual consegucnza per al- tro non trovcru giusta clii consideri per una parte cbe la si frequenle e la conuine, la quale non e contagiosa; e per Paltra parte riiletla clie a limitare ddla contagiosa le pre- de, bastano Ic cautele di non iinir animali ammorbati o sospetti coi sani , di non nielterli spccialmente insieme nella stalla raedosinia, in cui soKanlo ponno operar di leg- geri i suoi principii volatili: impcrciocche , accolti die sieno nell'atmosferico vortice, i conlagiosi principii ani- mali perdono in breve la loro allivila; onde I'aria libera suol essere il miglior purificatore cbe si conosca. 42. Di genere alquanto simile al precedenle elobbie- zionc cbe fa la Memoria dicendo cbe se la polmonea fosse essenzialmente contagiosa, non potrebbc rimaner endemica ossia enzootica; ma sempre assumerebbe il caratlere epi- zootico. E di sirail gencre puo essere eziandio la risposta. II mal contagioso puo rimanersene cndcmico ed aucbe sporadico ; e soltanto divcnla epidemico od epizootico a misura cbe gli si presentano i numerosi contatti, le circo- stanze d'un'ampia diffusione. II die non manca d'inler- venir alia polmonea quando opportune le si offrono le re- lative comunicazioni. '55. II disparcre dei veterinarii cbe ammettono la con- tagione della peripneumonia bovina circa il modo e le cir- costanze della sua Irasmissionc, non e esso, dice la Me- — 21X1 — iiioria, una prova clio nun e contai^iosa? aI clio si rispon- de, clie se pur vi fosse lal dispareiL', non proverebbc punlo contro la conlagione; poiche il disparcre sul modo in cui avvengon le cose, non prova cliesse non avvengauo. II disparere non 6 poi ne anclic in cosa troppo rilevante; poiclie nel dire che si Irasmette colla ooabilazione saccor- dan gia lutti. All. Afflne dell" ora detlo, c di non dissimil valore, 6 J' argomenlo clic accampa la INIemoria adducendo I' incer- tezza aecennata dal sig. prof. Delafond circa i nialeriali organici die sareb])ero il veicolo del jtrincipio virulenlo di questo morbo. E, diciamo, di valor non dissiraile; percioc- che quand' anche pur fosse vero clie di luUi gli altri con- tagi si eonoscesse bene il veicolo, o della polmonea s'igno- rasse ancora, tale ignoranza non potrebbe influire per nulla suir indole sua, c toglieric il caraltere di appicca- liccia. ^^5. Qui viene pur in laglio osservare, come dica la Memoria, clie i principii ct)nlagiosi sieno il risultalo di speciali degenerazioni. Laddove in carabio il certo e, che quelli clie si conoscono si sa clie sono veri esseri natural!, csseri organici: e quelli che non si conoscono operando come quelli che si conoscono, cioe come i noli esseri or- ganici, inducono per giustissinia analogia a dover dire che tali sieno pur essi. II provato si c^ die col contagio si produce il contagio, e non si produce con verun'altra cosa : tinora e solamente provato die la rabbia si produce dalla ral)bia, il vajuolo dal vajuolo, la scabbia dalla scabbia, la goipe del fruniento dulia golpe; e cost di lutte Ic malattie speciDche d'uomini, d'animali e di piante. Questo e il certo die si conosce, e su cui poter fondare sano ragionaniento: tuito il rest(j fiiicbe il fatto non dimoslrasse chiaramente — '2U1 — il contrario (N. 27), saru sempre vana ipolesi tciideiile a dislrar 1' allenzione dal cerlo e reale, per andar dietro al supposto e iimnaginario; a quel siipposto e immaginario tanlo cli'e neniico della vera scienza naturalc. 46. Venendo anclie un poco aHinoculazione, ella <■ pur questa un fonte di obbiczioni per la JMemoria; a iiilender le quali giova prima dare un breve cenno di lale opera- zione in quesli tempi eseguita per la polmonea. Essa torno vana fatta col sangue, eolla bava, col muco nasalc, e con altre materie escremenlizie; c torno effelliva soltanto fa- ccndola con liquido polmonare tolto da inl'ello individuo : il qual liquido suolsi prendere tra il primo e il secondo stadio della malattia, poiche misto a malerie corrotto, e troppo attivo sarebbenel lerzo; e si usa inserirlo aU'estre- uiilili della coda; poiche vicino a parli piu vilali, opererebbe con sovercliia veemenza e pericolo. I fenomcni consegui- tanti air operazione, i quali cominciano (secondo il rilcrto nella Memoria) da 2 a -50 giorni dopo di essa, e ne durano da I i ad 80, sono allri generali, ed altri loeali: in alcuni individui quasi nulli, in allri Icggeri, in altri gravi con can- crcna alia parte; e dei cancrenosi alcuni anclie mortali. Sopra individui 5 i innestali dalla Commissione francese, ne uscirono sani 55 avcndo provato accidenti loeali leggeri o nulli, e generali nel piii appena osservabili; 21 soffersero accidenti cancrenosi, per cui \o perdetlero lutta o in parte la coda, e 6 ne morirono, restando pero sempre sani i pol- moni. M. E per controprova essei\dos\ esposti ad infetta coabi- iazione 46 individui gii inoculali, e 24 non inoculati, pre- se il morbo un solo de" primi, e 14 dei secondi. Dal die la Commissione dedusse die I'innesto preserva generalmente dal male. Ed esposti poi altra volta per circa 4 mesi alia — 202 — cocibilazione iufeltu i i individiii gia inoouiati, e I I non iuoculati e di provenienza sanissima, fatti venire dal centro della selva di Orleans, Djparlimenlo di Loiret, dove non era slata mai polmonea, non prese 11 niale nessnno niostran- donc estorni indicj ; ma neH'uccisione olio poi so ne feee, C degli ullimi avevano se^ni caralleristici del male in par- ziali epatizzazioni di polmone che dicono sefjuestri^ perciie affallo separati dal reslo (N. 21). Cosi la Commissione. 48. La IMenioi'ia poi non sa capire oome, se la malaltia fosse contagiosa, non polessero servir allinneslo anche altre cose, e specialmente il sangue, che percorrendo con- tinuo I'oi'gano poimonare, centro d'infezione, si dovrebbe sopraccaricare del prineipio malellco. Ne anche sa intcn- dere come s'abbia da usare il solo umore spremuto dal polmone tra il primo e il secondo stadio del morbo, e non la suppurazionc del lerzo, ne la degenerazion cancrenosa, sole matcrie, ella dice, che debbon essere considerate esscn- zialmente morboso. — Perche non si usi la materia del lerzo stadio fu riooi-dato di sopra (N. -50). Quanto poi al reslo e gia nolo, come, secondo i varii conlagi, possano servir all' inneslo quelle varie speciali materie; e il sangue qui pu6 non servirvi anche, selibene passi pel polmone, perche non passa pel sito intaccalo; il quale dalla circola- zione riraane sempre inleramenle diviso, a molivo che ri- mangono lulti olturali i vasi dalla trasudalavi linfa coagu- labiie a misura che si va formando la caratterislica epaliz- zazione. 49. La iSIemoria obbiella eziandio, che nelle malallie ie quali si Irasmellono per mezzo della inoculazione, come il vajuolo e il vaccino, essa prende a quasi lulti gl'iudividui che ne son susccllivi, e pressoclie lulti preserva da nuovi atlacchi; menlre che nella polmonea resta ineflicace in — 203 — molti, e quclli a cui prende possouo essero aiicora iiiocu- lati coil effclto, cd acquistare la malatlia. La prima parte di questa obbiezionc somiglia ad una fatta circa il prender il male per coabitazione (N. 19), e circa la proporzione tra i presi da essocd imorti (N. 25) ; ecrediamo quadrarvi egua- le risposta: tanto piu clie piu* qui havvi escmpi in cui lino- culazione ando fallita in pochissimi; la Commission di Pa- via ne' tanti inoculali da essa avendone trovati soltanto circa 2 per 100. E quanto alia scconda parte, i casi nei quali si potesse ripeter I'innesto effettivo, o dopo di esso acquistare la malattia, uon sono forse piu di quelli straor- dinarii che avvengono eziandio nel vajuolo e nel vaccino (N. 47): quando per malattia pero intendasi la vera pol- monea, e non la confusa con essa dalla Memoria peripneu- monia comune, la quale puo ripetersi indeflnitamente (N. 59). oO. Per la delta confusionelaMemoria nonpuointendere come la Commissione, avendo presi gli animali, per gli spe- rimenti, dal centre delta foresta di Orleans, dica averli presi da luogo in cui la polraonea non fosse mai stata (N. 47) ; impercioccbe, soggiungc essa, non vi e in tutti gli animali malattia piu comune delta peripneumonia. E cou- sentancamente a questa confusione, clla non gi^ specifici, ma vuole puri effetti delle solite inOammazioni, i fenomeni eonseguitanti alia inoculazione ; e dice eziandio che se la infiammazioue eccitata alia parte fosse speciale, dovrebbe sempre determinare simili effetti, e non cotanto irregolari. Di entrambi questi punti avendo noi detto altrove (N. So, 57, 32), crediamo di non arrestarvici qui davvantaggio, e dovcr piuttosto considerar altre cose che la IMemoria viene opponendo. 51. Rarissimi , dice eila , sono i casi cancrenosi nclle inoculazioui del vajuolo e del vaccino, forse di Seric III. T. II. 27 — 20'> — I ^opra 100; e perch6 mai sarebhero taiiti e si IVeqiienti nella polinonea, 21 su 3i ? E trova pur singolare come lo- calitii eslerue spinle iino alia cancroiia, iioii tlelerniinasse- ro anche fenomeni general! ben dislinli, indicanli su lulto r organisnio I'azioue della materia inoculata. — Queste pe- culiarila peio dell' inoculazione della pulnionea, comeche singolari, nulla j)i'uvano conli'o il cuntagio; e debl)onsialla qualita dell'azionc locale del virus^ il (juale piii die allri- menli, opera col far trasudare linl'a ooagulabile che s' ad- Uensa oUurando vasi e slringendo ncrvi in una massa dis- organizzata; per cui la sensibilita \i si ollunde, e inter- celtandosi la comunicazionc de'lluidi n'avvicne la cancrcna seeca, poco lasciando che per corrispondenza o relazione, il restanle dell'organismo si accorga di cio che accade in parti siffattamente soltratleal dominio della vita. 32. Siccome nell'innesto della polraonea pralicato alia estremila della coda, per quanto grandc sia la reazione pro- ducentc lin anche gangrena e morSe, i polmoni semprc ri- mangono intalti (N. 46) ; sicche proprianienle non si tras- mette con csso I'identica malattia che dato n'avca la ma- teria; e siccome negli altri contagi che s'iuoculano si tras- mette la malattia medesiina , la Memoria piglia motivo di dire che dunque la polmonea, non Irasmetlendosi con tale innesto, non e contagiosa, e la reazione che si desta alia parte e semphce inliammazione, quale suol destarsi da ma- lerie putride o irritative, e non punto cosa specitica. Con- tro la prima parte di questa obbiezione si puo considera- rc, che coir innesto alia coda il male non si comunichi al polraone, pcrche il principio infettivo non essendo di quelli che agevolmente si trasportino lungi per Torganismo, e di quelh cui scrva di veicolo il sanguo (N. 48), non puo al polmone veuir trasportato. Probabilmente non avvcrrebb^ — 205 ~ lo sts^so, oonumicliprobbcsi I'identioa niahiltia, se I'iiiscr- zion si faccssG vicino al pohiioiio, come in due casi avea gill fatto il Vix, clie inoculanJo dinauzi al pctlo, vuoisi co- inuiiicasse il vero moii)0. E coniro la scconda parte, vale a dir a moslrareclic linGammazione dcslalasi csternamcn- lo al Iiiogo deir inserzione (se pur anclie e vera infiamma- zione N. 57) non sia delle ordinarie che vonp;ono dalTin- serire malerie settiche od irritant!, si considera che ne dif- ferisce per due rispetti principalmente : cioc, prima per la qualita dell inHammazione, la quale priva sempi'c di vera suppiirazione, nc' risuitali e al tulto analoga a qucila del polmone nella polmonea, salvo soltanto la differcnza dovu- ta alia diversita detessuti polmonare c derraoidale^ in cui la reazione si eceila : c difCerisee in sccondo luogo per la delitescenza ; conciossiaclie le raaterie settiche cd irritative inserite nelTorganismo non tardino a cominciare la produ- zione del loro effclto ove il producano; e la materia di quc- sla inoculaziuno puo invece tardar anclie molto, c aver quinci lunga delitescenza {S. 4G), la quale e propria dei soli contagi, i cui germi ponno serbarsi infatti in aspella- zione delle circoslanze aceoncie al loro sviluppamenlo. o5. Ma rispetto a questa delitescenza, grande appicco Irova la IMcmoria per inferirne che la polmonea non sia contagiosa, dicendo che uessuua malatlia inoculahile si co- nosce, la cui inoculazionc impieghi un tempo variabilo da 2 a 40 giorni (N. '(6) per isvilupparc i fenomeni che la ca- ratterizzano ; e ne meno la rabbia, il cui sviluppamcnto of- fre la maggiore irrcgolariti, non si manifesia dopo 2 gior- ni, ne dopo piu di 40. — Non c pcro vero che I'idrofobia abbia neH'incubazione i liiniti dulla Memoria assegnali. Che si possa maniiestar anche dopo 2 giorni ce lo afferma un accuratissimo scritto detluto evprofesso su questo mor- — 20G — 1)0 (I) Cintfrvalle de la coDimunicalion a I' apparition du mat par Ics signcs indicalifs, est communcment de deux ou Irois jours; ccpendanl (e premier est quelqucfois I' cpoijue de la survenance de ces sifjnes. E non e giusto ne men Tallro limile fissaio dalla Memoria^ dicendo clio lo sviluppo raai non oltrepassa i -iO giorni. Era qucsla una vieta volgare credenza che I'osservazione lia distriiUa. Negli animali die o si uccidono appena dopo morsicali, o si smarriscoao, nei quali in somma non e agevole seguirue il pieno andamen- to, ue anclie e agcvoIe nvverare biion numero di casi con- trarii; eve pero la circoslanza porta di poleilo seguire, es- si non mancano. E certo piii di AO giorni V incubazioue duro in quel mulo, di cui fu dalo tener csallo conto (2) ; duo anni in quella troja, di cui si pole pur fare esalta la osservazione (5) ; e piu di cinque mcsi sarebhe durala in quella vacca, ondc paria 11 Giornale di veterinaria nel fasc. di marzo 1834, c in quel d' agosto 1856 allre vacche pure s'accennano che i AO giorni ban passato. 5i. Quanto poiagli uomini, crediamo inutile cilar eseni- pi di lungbe delitescenzo didrofobia che passino i 40 gior- ni, tanti c si frequenli ne sono i casi ben accerlali, che non avvi alcun che gl'ignori. Trovansene anchc nel Rendiconto de'morsicali che ne die' non ha molto il sig. D. Antonio Ferrario, riportalo nel fasc. di niaggio 183r3 del Giornale di Milano iniiiolato il Vctcrinario. Ne troppo soddisfacen- te e il dir la Memoria, che se talora il morbo nell' uomo sviluppasi molti iiiesi, ed anni dopo la morsicatura, dcbba- si altribuire non u\virus per essa comunicato, ma si bene air esaltamento e all' aberrazione deirimmaginazione. Im- (1) Instruction v^t^r. T. 1, pag. 236. (2)T. 5,pag.5i>t. (5) Id. pug. 559. — 207 — pcrciocche qiiaiuV anclie la fantasia riscaldala avesse apm- dur cosi falto sconcerlo, dovrebbo failo quaiido e recenle la morsicatiira c inaggiorc lagitazione dollo spirilo, e non attendere che il Iristo avvenimcnto fosse omai dimenlicalo e svanito ogni sospetto. S5. Lasciando qiialche altra obbiezione di minor cento, osserviamo che il piu delle accampale dalla Memoria, a pa- rcr nostro, proccdono dal non essersi abbastanza curate due cose principalissinie, cioe I'esame diiigente ne'suoi par- licolari, a spirito non prevenuto, della malaltia di cui vuol- si contendere la contagione, e la fondamentale semplice idea di contagio. Quanlo alia prima, mirundo la Memoria cosi indigrosso la malattia, e slando alle niolte apparenze che ha in comune colla peripneumonia ordinaria, la con- fuse con essa. E fatta cotal confusione, fu indotta a darle le cause stcsse, a non volere specifici gli esterni fenomeni conseguitanli all' inoculazione ; a negare che I'averla avuta fosse un certo quale prescrvativo contro I'acquistarla di nuovo; a negare che certo quale preservativo pur fosse r innesto suo; a negare che linnesto non prendesse poi di leggleri agl'individui che gia provarono gli effetli di esso, o la malaltia venuta naturalmente ; a negare che della malal- tia, benche non esternamenle spiegata, polesscro esscre opera que'guasti suoi caratleristici trovati ne'polmoni di animali che per ben 4 mesi eransi fatti abitar con infetli ; a negare il fatto dalle indagini della Commissione francese avverato, che avanti il 1789 la polmonea fosse in poclii ro- conditi luoghi ristretta, ed ampiamente poi diffusa per le introdoltesi comunicazioni ; a negare laltro fatto pure dal- la Commissione altesfalo di aver ella per gli sperimenU provvedulo animali da luogo scevro d'infezione, dove la malaltia a ricordanza d'uoniini, non era mai slata:enegar — 2(f8 — ■tiillo questo con mere asserzioni appoggiate cilia I'oiifiisio- ne fatta dello due malaltio colanlo divorso pe' inolli loro parlicolari in parte da noi aicnzionati (N. 5G, 57). 1 quali, se da menlc spoglia di prevenzione si fossero posli a freddo calcolo, avrelilK'si vcdiilo die la polinonea bovina e malaltia .distintissima dalla coimine peripneumonia. E se ad animo riposalo e non prevenulo si fosse bene considerata la cosa sui libri che ne Iraltano^ avrebbesi conoseiulo e clie Uitli fanno distinzione delle due malatlie diseorrendone a par- te, e che il Paulet e il Leroy non cscludono al UiUo la con- tagione della polmonoa ; e ch'egli e poi ben lungi dal vero, che il Chaberl sia qucllo che Ic applicasse il prinio I'idea di contagio, e che gli allri velerinarj soltanlo poi ripelessero il detlo suo. 5G. L'allra cosa principalissima neglelta dalla Memo- ria, dicemrao cssere la primitiva od elenientar idea di con- tagio. II contagio nella sua piu vera e semplico definizionc e il male che si comunica da individui ammorbati a sani ; si comunichi esso a pochi o pur a moiti di quelli che vi si espongono; uccida esso pochi o pur moIti degli assaliti, od anche tulti o nessuno ; i non uccisi guariscano interamen- te, o pur rimangano con qualche lesione ; abbia lunga o corta delitcscenza^ determinata o pure indetcrminata, re- golare o irregolare ; sia fisso il contagio o pur volatile ; si comunichi per contatto mediato o immediato ; si trasmella () pur no per inoculazione ; torni questa effettiva in pochi od in moIti; si conosca o pur no il veicolo di Irasmissione, cioc, I'organico material che vi serve; sieno d'accordo o pur no sulla maniera di Irasmissione le persone delTarte, avuto una volta il male usi o pur no rilornare, tutte que- sle e simili particolarita all'idea di contagio sono indiffe- renli. Abbiasi Tuna o pur I'altra il male, quando si comu- — 2U9 — nica egli e vero contugio. La Memoria dunque a provare che la polmonea boviiia non e conlagiusa, non avrebbegiu doviito fondar argomenlo su quesli accidenti, sulle diffe- reiizc ch' ella possa avere da altri contagi : quand' anche tali dilferenze fossero tutte vere, al piii reslerebbe sultunlo che in cio essa e contagio diverso dagli allri^ e uon gia che contagio non sia. A pi'ovar che non c contagio doveva con sodi argomenli niostrare die punlo non si comunica. Ma col quistionare sul numero deipresi.suqiicllo dei inor- l\, sul non esscr molti qiielli in cui I'inoi'idazione torna ef- ficace, sul poter rilornai' il male anche dopo avuto, o dopo sofferto I'inneslo, sulla irregolare o lunga delitescenza, so- no inutili solislicherie; se ulcune anzi piultosto non provi- uo die il male e contagioso ; poiche il conuuiicarsi andie a pochi, e r avere delitescenza qualunque ella sia, proprio e de" soli contagi. E il prelendere che con tali argomenti sia provata la non contagione, cgli e un Irascurarela vera idea di contagio, il non far couto di cio in che propriamenle il contagio consisle. Tanto sfortunato e lo studio de' morbi specitici da ragionarsene eziandio senza curarsi ne men di niostrar di conoscerne i primi dementi. 37. Veduto anche per questo esempio in qual maniera sogliasi trattare lo studio de' morbi specifici, resfa a vedei* in breve le conseguenze di tale procedimento, le quali pon- no riguardarsi e rispetto agli autori, e rispetto alia scien- za, e rispetto alia pratica. Gli autori, sebbene anche al mo- mento coll'ingegno, coiravviluppamento degli argomenti, colla facondia, o colla copia delia erudizione, riescano a colpirc in favor loro le menti soprattutto di quelii che non si curano di esaminare la cosa piii da vicino; pure, cono- sccndosi poi la verita, che non usa rimaner sempre nasco- sla, gloria veruna quiudi non colgono, c risicano anche di — 210 — Eceinar quella, clie pei- allri rispclti meritamente acquista- ronsi. 58. Alia scionza oessuii vanlaggio ne vione da uq cosl fatto procedere; ma piuttoslo assai dauiio. Nessim vantag- gio, poiclie ratlribuiro quosto o quel male spccificoalle vi- cendc almosferiche, alle inegolarili di slagione, c somi- glievoli geaerali cagioni, sono gia cose detle e ridetto, die non ban nulla dinuovo, e nonfecero maiavanzarela scien- za d'un passo. Ne viene poi alia scienza grave danuo, poi- fbc il trattenersi ad iucolpai'e de'morbi le false cagioni di- stoglie dal ricercare le vere ; conciossiacbe per torli cbe sicno i raglonari Irovano senipre cbi lor va dietro sia per- cbe non v'abbia parlilo si trislo cbe non trovi seguaci, sia percbe assai pocbi son quelli die si vogliano prouder 11 di- slurbo di cbianiarli a convenevole esanie. Di die addiviene die aliueno dislruggano scinprc I'attenzione dal retlo: e se pure alcuno vi sia cbe a queslo si attenga, si grande e la folia delta parte contraria, cbe no riinan quasi oppresso. Tanto pill cbe in questo studio suolsi andar a roveseio de- gli allri ancbe in do, cbe negli altri se qualchc nuova sco- perta si venga facendo, cercasi ripctere I'osservazione, coa- diuvarne il verificamento, e vie piu nietterla in luce; e in questo, all'opposilo, d'ordinario dassi opera fin da principio a screditarla e a disporre gli aniiui contro di essa. Un so- Icnnissimo eseinpio n'abbiamo nellacaro, cbe in grazia dei suoi oppositori impiego lanli secoli a poter venir creduto vera ed unica cagion delta scabbia, e forse non vi sarebbe ancor giunto, se il caso non avessc portato cbe 1' acaro non si fosse rinvenuto ancbe negli altri animali. Sa ognu- no le controversie cbe furonvi per amniettere labotrite ve- race cagione del calcino de'fitugelli ; I'oidio per quella del bianco ddia vile. 1/arlicolo del giornale cbe ci annunciava — 211 — la scoperta della pucciiiia favi nella tigna clie favo si ap- pella, davasi gran premura di avvorlire die quella pero le- ner non doveasi per causa del male, ma offello di csso. E pariraeiUi ove si aununcia lo scoprimenlo d' infusorii nel- rumor siGlilico, c di altri ncl canceroso, prendesi cura di avvisare, non doversi aver qiiesli, come credono i loro scopritori, la cagione di essi iiiaii. Dal quale procedimento n'avviene o che seopcrtc anclie imporlantissime possano ripiombar neH'obljiiOj se non sorgano a quando a quando prodi insistcnti che ne le vadano richiamando , o aliueno che la seienza trovi gravissimo impedimento a progredire; se aazi in qualche rispetlo non corra pericolo di retroce- dere, come quando teste da parecchi voleasi non contagio- sa la peste umana, e quinci levati gKimpacci degli spurga- menti e delie quarantine. 59. E in proposilo d'indietreggiare non e da tacere co- me nel fasc. del Giornale venclo di scienze mediche pub- hlicato in su! finire del passato luglio si trovi il program- ma di un' opera in cui « si Irallerebbe (sono precise pa- I) I'ole di esso programma) di poter arrivar a mostrare che » gf immensi tcsori che si sono spesi oramai da piii di » qualtro sccoli, e si spendono tuttora nelle contumaciali u misure dogni specie, sono tutti dilapidatiin perseguitau- » do un enle iittizio : si tralterebbe . . . di poter dar final- it niente ai Governi tuttora incerti, e alle popolazioni sgo- » mentate, questa definitiva sentenza . . . che conturaacie o » no, le peslilenze legate all'ordine dciruniverso,come han- » no sempre esistito sin qui, esisleranno senipre per lo av- » venire utili e necessarie non meno alTordine dclla Prov- » videnza, die lanti altri terribili fenomeni del mondo fisi- >) CO. » — Quale si fosse piii veramenle I'economia della ^'alura, qual niodo ella tenessc rispello a questi di^enuli Seriij III. T. //. i'8 __ 212 ora flagelli, qiial paiie vi avcsse I'uomo incauto a renderii tali; c qual potero, qiiai mczzi avesse la benigna Provvi- denza lasciato airuomo ragioncvolc per garantirsene, 6 di- stesamente mostrato nolla piu voile cilata Giiida, che a tale scopo fii (utfa principalaiente diretta. Onde qui notiamo soKaiilo per lo presente noslro assunto, come lo sludio dei morl)i specifici, a differenza degli altri sia sventurato anche in ct(), clic menlre negli altri si conservano diligentemente ed apprczzano gli avanzamcnti avvenuti coll' incivilirsi dei popoli-, in questo, airincontro, havvi purechi appoggiato a sofismi c cavilli, o vaneggiamenli, lenta distruggere qiianto la scicnza fece di huono finora prcsso le colte nazioni, quan- to di utile trovo la lunga sperienza; e cio per abbandonar- ci in tal conto intcramente aH'improvvido fatalismo, e ap- pien ritornarci alia piu ignava prisca barbaric. 60. Ma se da un siffatto procedimenlo non guadagna punlo la scicnza, a froppo niiglior condizione non si pu6 Irovare per esso la pratica, la quale suol dalla scicnza ve- iiir condotta e illuminata. Esso nuocespecialmente in quan- to impcdisce cio clie sarcbbe da fare in sul primissinio in- sorgcr de'n)ali, allorcht' riconosciuli die fossero bene per quello ch'eglino sono, si polrebbero prcnder in tempo le necessarie precauzioni, ed opporvi i convenienti ripari ; quelle precauzioni, quel ripari olio lanlo valgono in sul principio, e poco o nulla da die i niali si sono ampianicnle ciiliusi e insignorili del campo. Cosl, verbigrazia, per cilar cose a noi piii vicine, se ben si fosse conosciuto e fissato il caraltcre deH'asiatico morbo quando Testate del 1817 niovea da quel suo recesso vicino alic rive del Gange, e si fosse voluto da vero, sarelibcsi probabilinente poluto arre- stare, e non avrcbbe poscia niicluto taati milioni di vitti- nie, c recato tanta desolaziono, (cncndo pure tultora ii — 213 — mondo in limore. Se ben conosciulo ilcaraltere del bianco della vite nelle serre di Margate in Ingliilterra, ivi si fosse conOnato e spcnlo, non avrclibe poi cagionalo quel gra- vissimo danno chc ancor si deplora. Se nelle Ccvenne in Francia si fosse bene slabilila la nadira deH'alroiia delle farfalle, e procuralo qiiinci di non dilfonder allrove qiiella infella seinente, la serica produzione in Enropa non sog- giacerebbe a quel disastro, clie si va seraprerendeudo mag- giore. Neiradiinanza del 29 novembre 4 847, parlando del- r economia usata dalla natura rispetlo ai contagi, dopo mostrato clie nella guisa in cui lino ad ora essi comparve- ro ne ponno coraparire degli altri, io diceva cbe I" iiomo » se non viiole esser infestalo anche da nuovi, dee starse- )i ne air erta suile nuove apparizioni dc' niorbi per tron- » carne al caso subito i passi mentr'e agevole il faclo. » L' infausta predizione s' e poi avverata in due, che lorna- rono si funesti^ per colpa, noi pensiaiu soprallutto, della Irascuranza in cui si trova Io studio de'morbi specilici. 61. IMa per rimanercene coll' esempio della polmonea bovina, che a questo lavoro principalmente die mossa, qual influenza sulla pratica recanaluralinente la iMemoria da noi qui esaniinata ? Tacendo cbe ingenerale basta contraddire da chi si voglia, per iscemar voti alia buona parte, osser- viam solamente che gli scritti sogliono avere piii o meno influenza sui pareri e le pubblicbe determinazioni, secondo r autoriti di che gode chi gli detta^ e chi poscia gli appro- va. Ora essa Memoria e dettata da personaggio molto eini- nente in dottrina veteriuaria, professore in una delle piii ri- putate sue scuole, uno de' Redattori di un siio accreditato giornale ; essa e dettata dal sig. Cavaliere Carlo Lessona per altri lavori e per ogni altro titolo assai benenierilo del- la scienza ; c fu approvata dalla celebre reale Accadcmia — 214 — tli ngricoltura di Torino, cbe dccrelo pure die fosse slaaipata negli Atli suoi. Sicclie legittinia conseguenza sa- rebbe cbe piinto conlagiosn non avesse piu a ritenersi la pobiionca bovina; e levar si tlovcsscro edaltobre que'prov- vedimeiiti cbe da ItiUe le nazioni coUe, e prima forse dalla Veneta licpubbHca (N. 55) cbe di tali malerie conoscevasi pill di ogiii altra, a luteia del coniun bene fiirono slabiHle; e cbe vani si ripulassero e senza veruno scopo gU speri- nienti di recenle fatti in quasi tutla TEiiropa e da zelanli parlieoiari, e da sapulissime Comniissioni, dietro ancbe gli eccitaiuenti e gli ajuli de'provvidi Governi. Se tanto sia o no per snccedere, io non islar(') a congetturarlo^ bastando a me aver moslrato quanlo sia negletlo lo studio de'morbi specific!, se da personaggio cosi distinto fu Irattato come si \ede nell' anlidetta Meiiioria ; e se IMemoria di tal teno- re approvossi da un corpo scienliGco per ogniallroriguar- do si cbiaro ; e se luUo questo si fece per lor di mezzo I'unico riparo cbe abbia, nelle sanilarie cauteic, la rurale economia conlro i danni di un morbo si rovinoso. G2. Se avessi oUenulo ii fine propostomi avrei mostra- to in generale cbe lo studio de'morbi specifici non progre- disce come altri studii naturali, percbe com'essi non viene tratlato (iX. 2) : vi si applicano pocbi c per poco (N. 5) ; si di troppo al falalismo (N. 4) ; troppo alia vieta idea dello speciali morbifere influenze aeree (N. 5) ; non cercasi di cacciare con debilo esame le false prevenzioni e i pregiu- dici (N. G) ; se ne parla e scrive senza averne fatlo prima il convenevole studio (N. 7) ; se ne Irascura la storia (N. 8) ; per assegnare la causa a questi morbi, non se ne osservn il procedimento nel suo intero complesso, bench6 sia que- sta Tunica via di poteria bene assegnare (N. 9,IS) ; e se alcuno andando pel retto sentiero giugne ad utili ritrova- — 215 — menti, si grande e il numero dei forvianti, clie non vi lascia quasi por mente; e tanlo il prurilo di conlraddirc, clie li soffoca in sul nascer ioro (N. S8). E in parlicolaro, venu- to alia rcccnle Memoria clie non viiole contagiosa la polmo- nea bovina, col far vedere I'impotcnza di sue ragioni e il \alore delle coutrarie, cogliendo insieme I'occasionedi toc- car varii punti rolativi alia doltrina de'contagi coniunemen- le non abbastanza conosciuti e non bene avvertili, oltre confermar quinci al dclto morbo la contagione e la neccs- sita dei sanitarii provvedimenli; avrei la sconvencvole gui- sa in ciii qiicslo sUulo si tratla niostralo eziandio con un chiaro cseinpio (N. IG,5G). E di tale sconvcnevolczza avrei pur niostralo lo triste conseguenze, e rispolto agli aulori clie sono ben lungi dal cogliorne gloria (N. 57) ; e rispetto alia scicnza, clie non avanza d'un passo, se anzi non risica in certi conti di dar indietro (N. 58,59) ; e rispetto alia pratica, la quale ne soffrc grandissimo nocumcnto(N. GO- Gl). E se questo moslrato avessi, polrei sjierare cbe, co- noscendosi il si pernicioso difello, si poncsse niano a sop- pcrirvi ; cntrando ancbe ognor piii nella persuasione di cio che cercossi provare a kingo nella Guida, vale a dire, cbe i uiali specifici devastator! di popoli, armcnfi e ricoiti, sono flagelli specialmcnte per colpa deiruomo stesso, cbe in riguardo Ioro anzicbebene usarcdella ragione,ania abu- sarne ; piu die vero studio regolare fondato sopra stabili naturali principii, forma di essi un labirinfo di confusione lasciato in preda alia inavvcrlenza c al capriccio. nri. DOTT. (Contiiiiiazioiie tU-lla pug. iJ^idi-lla precedcnte dispcnsa) °<'I))^' Biesing nella sua opera giii piii volte citata espone ai N. 59 e 40 la caralteristica dei generi Trichosomum e Fi- laria colle seguenii parole: « Trichosomum. Corpus capillare ulpliirimuni longum ; » pene in vagina tulnilosa; aperUira gcnitali feminca in po- » steriore corporis parte. Os orhiculare. » Filaria. Corpus filiforme utpluriraum longissimum; » pene in vagina tuhulosa s. ligulaerorrai; aperlura gcnitali » fcniinca in anteriore corporis parte. Os orhiculare aut » labiatum, inerme aut armatum. » Paragonando ora il generc Gnnr/ijloncma coi generi Ir/- chosomum e filaria, lio dovuto conchiudere die il prinio lia molta affinita tanto con Trichosomum clie con Filaria, quantunque si dislingua daciascuno di qucsti. Con Tricho- somum ha conuino la foi-nia del corpo, quclla della ])occa^ e la posizione deirapertura delta vulva; con Filaria la for- ma del corpo e delta bocca ; ma si distingue dal primoper la guaina del pene, e dal secondo per la guaina del pene e per la posizione dell'apertura della vulva. Il genere Gonrjy- — 217 — lonema viene a stare adunque ncl sisleuia IVa i due gcneri Trichosomum e Filaria. La caralleristica di queslo gcnere e la seguenlo : '- • Gouffijlonema MoWn. Corpus fili forme out capillare, exlrcmilas anterior bul- hillis plurimis in series longitudinales dispositis ; opertu- ra genitalis feminea in posteriore corporis parte ; os orbi- culare. Di qiiesto gencre conosco fino ad ora quatlio specie, vale a dire: I. Gongiilonema minimum die abila nel Mus mttsculus; 2. Cnnr/iilom'ma fili forme die abita ndia Simia Innus; 5. Gongijlonema spirale die altila nel Cervus Dama; -}. Gongijlonema pulvltrum die ahila nel Sus scrofa fcra. Qiiesti vermi possono a\ere il Qov\m: fili forme, (fili for- me, spirale, pulclirum) , ovvei'o capillare: (minimum), Ion- gum (fili forme, spirale, minimum), ovvero Oreve (minimum), subrectum (filiforme), ovvero fle.rnosum (minimum, pul- ctirum) ovvero la.re spiralitcr tortum (spiral/') ; lianno r eslreniita anteriore: altenualam (minimum, spirale, pul- clirum) ; ovvero vix inerassatam (fliforme), undique bul- billis exornatam (minimum t'emina, fliforme, spirale, pul- clirum), ovvero apice nudo (minimum mas) ; lianno I'estre- n)ila posteriore: subiio allrnuafam (minimum femina, fli forme) , owevo sensim atteniialam (minimum mas, spirale, ptilchrum) ; subrectam (fliforme), owcvo in f exam (mini- mum, spirale, pulclirum) ; I'estremita caudale del maschio: ntrinque alalam (spirale), ovvero subtus excavatam (mini- mum) e leali: semielliplicas, breves, latas, usque ad apiccm caudalem (spirale), e la fossa inferiore : utrinque limbo nmplo pracditam (minimum), c ogni lembo: co5/o/w»», /;a- — 218 — pillis clavatis (minimum) ; hanno la bocca: orbictilare (mi- nimum, fill forme, spirale , pulclirum) ; hanno i bulbilli: coarctntos (minimum mus, spiralc) , ovvero dixcrelos (mini- mum foniina, fiHformc, pukhrum), parvos {minimum mas, spiralc), ovvero magnos (minimum femina. filiforme, pul- clirum) ; hanno laperliira delfano: prope apicem caudalem (minimum, ftliforme, spirale, pulclirum); hanno la guaina del pene: dipclalam (minimum), ovvero I'apertura genitale mascliile: orbicularcm (spiralc); cd hanno finalmenlc I'aper- tnra della vulva : in posleriore corporis parte (minimum, filiform", pulclirum), aperlurae anali proximam (filiforme, pulclirum), ovvero al> aperlura anali remotam (minimum). Ora, clie ho csposUj la lerminologia del genere Gongy- lonema, passero senz'allro alia dcscrizione delle specie; ed ordinandole secondo il sislema naturale, descrivero prima il Gongylonema minimum, qniiidi il Gongylonema filiforme, poi il Gonyyloncma spirale e linahnenle il Gongyloncma pul- clirum. Seguendo il melododei grandi elminlologi adopere- r6 nella descriziune la lingua lalina. Lc misure sono prese in pollici di Vienna. Le iniziali M. C. Y. significano : Mu- sci Caesarei Vindohoncnsis. \. Gongyloncma minimum, Molin. (Fig. 1-G). Os orl)icuIare, inerme ; corpus capillare, inerme, fle- xuosum, breve; exlremiias anterior maris altenuata, apice nudo, obtuso, hulbillis parvis, coarctatis; exlremiias ante- rior feminaj allenuala, apice obluso, bulbillis magnis, di- scveVis; extremiias caudalis maris inflexa, sensim altenua- ta, subtus excavala, fovea eiliplica, magna, utrinque limbis amplis, singulus qualuordecim papillis clavatis: decern ante, quatuor infra aperluram genitalcni; vagina penis dipetala ; — 219 — exlremilds caudalis feminae subilo aUenuata, inflexa; aper- lura ani prope apicem caudalem ; aperhira genitalis femi- nae in posteriore corporis parte, ab apertura ani remota. Longit. mar. 4'". Longil. fern. 8'". Filaria musculi Rudolphi: Synops. 8. — Dtijardin: Hist. n;il. des Helminth. 48. — Diesing: Sysl. Helminth. H. 279. Hacitacilum. Mus musculus : civca ventriculuni et in liepate, autumno. M. C. V. Nota I. La fig I. rapprcsenta il mascliio, la fig. 4 la femniina in grandezza naturale. La fig. 2 rappresenta restreraitt'i anteriore delmaschio osservata al mioroscopio solto un forte ingrandimento. a. V apice anteriore, A, i bulbilli. La fig. 3 rappresenta I' estremiti\ caudale del maschio solto lo stesso ingrandimento. a Apice caudale; b guaina del pene; c lembi clic orlano la fossa ; d, d papille clavate. La fig. 5 rappresenta I'estremita anteriore della femnii- na sotto lo stesso ingrandimento. a Apice anteriore; A, b bulbilli. La fig. 6 ra|iprcscnta reslremila caudale della femmina solto lo stesso ingrandimento. a Apice caudale; b apertu- ra dcH'ano ; c apertura della vuha ; d uova. Nola II. lo ho avulooccasionediesaminare moiti esem- plari di questo verme tanio maschi che fcmmine. Essi erano tutti ben conservati, alcuni liberi dall'orga- no die li alberga, ed altri erano contenuti in un pezzo di fcgato, dal quale io stesso li ho estratti mediante una peno- sa preparazione. Osservando la guaina del pene, cssa sem- bra a prima vista una guaina liguliforme, ma comprimendo leggiermente fra due vetri Tcplremita caudale del maschio, quell'organo si divide in due iiranclie come un forcipe, e gubito che cessa la pressioue acquista la forma primitiva. Scria III, T. II. i29 — 220 — La feramina aveva iin ovidotto molto Iiingo, pieno ceppo di nova, nolle qiiali si potevano distinguore i siugoli einbrioni. I coatorni dcir ovidoUo erano distinti da quelli del tiibo intestinale. 11. Gongijloncma filiformr^ "Molin. (Fig. 7-9). Of orbicularc inerme; corpus Idngum, suhreclum, fili- formo, inennc ; e.rlremitas anterior \\\ incrassala, apioe obtuso, bul!)i!lis niagnis, discrelis undique exornala; t\i/re- mitas caudali maris . . . ; vagina penis . . .; exlremilas cau- dalis femina-i subi'ecla, sui)ilo alleiuiata; aperlura rt/u'pro- pe apiceni caiidaleni ; ipertura genitalis feminea in poste- riore corporis parte, aperturae anali proxima. Longit. mar. . . . . ; crassit . . . . ; Longit. fern. 5"; crassit. '/^"'. Filaria gracilis Siniiae Inui. _\L C. V. — Diesing: Syst. Helminth. 11, 271 (sed tantuni Simiae Inui). Habitaculim. Simia Inims: sub lingua (Brcmser). Notal. La lig. 7 rappresenta la specie descritta a! na- turale. La fig. S rappresenta la porzionc anteriore del verrae femmina sollo un forte ingrandimento. a Apice anteriore ; b, b bulbilli; c stomaco ; (/, (/ intestino; e ovario; f, /uova. La fig. 1) rappresenta la porzione posteriore dello stesso individuo, e sotto lo stesso ingrandimento. a Apice cauda- le ; b, b lubo intestinale ; c aportui'a anale ; bulbilli ; c, c tubo intestinale. La Cg. 15 rappresenta P estremila caudale sotto lostes- so ingrandimento. a Apice caudate ; h apertura dell'ano ; c tubo intestinale ; d, d ovario ; e fessura delia vulva; /, f uova con enlro gli embrioni altortigliati. Nota //. lohoesaminato un unico esemplare femmina di questo verme. Esso era perfettamente trasparente, e mo- strava il tubo intestinale di diametro piu grande di qucllo del Gongijlonema filiforme, I'ovidotto mollo piu ampio, la apertura delta vulva non gia circolarc ma simile ad una fessura, le uova piu grandly con gli embrioni molto distin- taraente sviluppati. £^5./ c^^ii^i. M^ mum Ml GiORHO is mmm mi oi comunica il dispaccio N. 4050, 8 febbrajo 1857 dell' i. r. Luogoteuenza veneta che anmmzia « avere S. M. I. R. A. con sovrana risoluzione 30 » gcnnajo prcsa iiotizia deH'avanzamento a termini » dcgli statuli del viccpresidente ab. dott. Menin a » prcsidente e nominalo in di kii vece il conte Fer- » dinando Cavalli. » i . Indi il nuovo presidente, dopo la lettura dell' alto vcibale delTadunanza 18 gennajo, dice queste parole: Se c'hiamafo a presiedere qiieslo dotto Consesso, ov' 6 riunito quaiUo di piii riputato ed eiiiinente vantano nelle noslre provincic e lellere c scienze io non manifestassi or- goglio pari allonore^disconfesserci i miei veraci scnlimenti c demcriterei, o sigiiori, la voslra fede. Si io mi dichiaro francamente orgogiioso di uq seggio d'onde, qual ch'iomi sia, dovro pure risplendere riilettendo i raggi delia vostra — 22G — luce; mo no dicliiaro orgoglioso perclie un tal seggio a ihiI- r allro devo che alia geiierusa beiiivoglienza dei liberi vo- slri sufiVogi. Ma r orgoglio idio sarobbo spregovoie affotto, se pago sollanto di sc slesso, si conservasse slraiiiero al riconoscen- te desidorio di ricaiubiai'c coii Uilte sue forze il favore di si cospicua distiiizionc. ()li mi sccoiidasse cosi IcMia giova- nile come posseiUe cdaltuoso queslo desiderio ferve den- tro di me! Se non clie poss' io avverlire il difello di vigo- ria cui mi coiulanna Tela, quando merce Ic sulleeile cure della ccssala presidenza, e la commciidevole sulerzia di voi UiUi, nulla scoi'go maiioare alia precisione deH'ordino iiilerno, nulla all' allivila die procaccia rinomanza presso gli sK'anieri? Scrupulosa e previdente regolarita oramai go- veina ramministrazione economica. La pubblicazione delle JMemorie e degli Atli mensili non conosce \m\ indugio. Le relazioni annodale coi piii famigerati corpi scientilici d'Eu- ropa cd i reciproci scambii recano in lontane conlrade il nome colle gloriosc faticlie de' nostri soci. Le nostre colle- zioni di maccliine, di modelli, di oggeitinalurali vanno ra- pidamente crescendo pei nostri spendii, pei doni spontanei de'nosiri membri e per le offer le dei molli die godono farsi Iributarii alle scienze. Le Commissioni animate dallo spirito di recare esteso e durevole giovamenlo a queste provincie, anzi alia nazione intera, non intermisero mai studii e fa- tiche. Tutto, in una parola, progredisce con tale virtu di movimenlo vigoroso e continuo che per mia parte sicura- mente non ha d'uopo di spinta. Clie poi in questo moto non sia per avverarsi deviazione o ritardamento ve Io promet- tono, ben piu che le mie parole, I'atluosa perizia dei segrc- tarii e'l solido ingegno del vice-presideute. Per Io che io non poteva, o signori, giungere a questo seggio cou auspi- <-v>Ai ^us^ /: . 4iy^//<' //y^/-/y^ryr/r ^/^// C^^^^*'-^^' ^\1 M w ^:^,.^. — 227 — zii [nix fausti. Ben e vero, o signori, die I'occuparlo non mi toriieiv'i a gloria con tanto favoredi ciroostanze, come non fa pruva di marincsco accorgimenlo correreimari qiiando il cielo sorride sui placidi fluUi e seconde aure gonfiano le vele. Ma clii mai dopo lunga comeche felice navigazione ri- vide i patrii poiii senza interna alterezza? Cosi sara di mo quando adcnipito limpostomi uflizio lasciero questo seg- gio. Ne scendero rimeritando la vostra gencrosiltijdoUi si- gnori, con quello slesso sentimento di giiisto orgoglio con cui oggi vi salgo. Indi il presidente stesso legge le seguenti sue Hicerche sul sirjillo di Maesld deW Imperatore llo- dolfo 1. Allorche nel giorno 14 dello scorso gennaio il nume- ro XI della Gazzella veneta annunziava, die il sig. Monga « offeri a S. M. I. 1\. A. die graziosamente accetlo un ma- gnilico sigillo deirinip.Rodoifo, scoperto in Verona dallo stesso Monga e die il sigillo e la relaliva descrizione e storia della scoperta eranu copcrti e legali in -vellulo in duesepa- rati volunii » non podii dei leggenli furono colli da curio- sitii cui il troppo coneiso articolo era ben lungi dall'appa- gare. Qiial o in fatti T ug^elto cui si da il nomo di sigillo ? Ond'e die si dichiara niagnilico? A quale Rodolfo appar- tenne? Come giunse a Verona ? Che si puo desumere dalla storia della scoperta ? Senza lo stimolo di tante interrogazioui, avrei dovuto di cio cccuparmi Gn d'allora die, fattasi la scoperta, in'ebbi dal sig. consigliere Pinali direttorc in quel tempo del Ginnasio Veronese ed una succinta relazione del rilrova- uiento ed una perfetlissima impressione in cera delfogget- Serie III, T. II. 50 — 228 — to rinvcnnlo. Per quali motivi non ricaml)iassi allora con iin mio scritto la genlilozza del sig. Pinali, no'l mi snggeri- sce, clic Iropp'anni gia corsero, la memoria ; ma hen av- viso clie adesso roccasionc di farlo mi si prcsenli oppor- tunissima. Egli c percio ehccupidamoiite rafl't-rro, ripulan- do reoderc biion serAJgio a qucili tle'mici iilustri colleghi die poco o mollo si sentissero slimolali dal pungolo della curiosiliidcslata dal citalo articolo della Gazzetta, c speraii- do possa lornar grato al sig. Monga che della sua nobile offerla piii cliiaramente e piii diffusaaiente in qucslo dotto Consesso si parli. A due cose affatto diverse, come sono tra loro la causa e I'effello, suolsi applieare la voce sigillo ; aH'islromenlo, cioe con cui s'imprime su d'una materia cedevole quakin- que imagine, cd alia materia sulla quale I'immagine resla impressa. Generalmenle i maestri d'arte diplomalica allor- che trattano de'sigilli prendono di mira quesrullinia ; anzi lo Heincccio aej suo riputato Synlagma de vetcribus Gcr- manorum aliarnmque nalionum sigiUis amerebbe che gU stromenti d' iinpressione si denominassero Tijparii mentre all'autore dello hliluzioni Diplomatiche non dispiacerebbe, si cessasse ogni equivoco addomandandoli conii. Ad ogni modo dolli ed indotti usanola parola sigillo indistintamente. I sigilli poi dislinguonsi in minori o secret!, ed in maggiorl o di IMaesla. Assai spesso i regnanti deslina- vano air uffizio dei primi I'anello die porlavano in dito ; ma quando oceorrcva di dare solenne autorita ai loro diplomi v' appemlcvano sospesa con ccrii tili e con ccrle leggi la propria imagine assisa in Irono, decorata da tut- te le insegne del loro grado, inserendo nel contesto del di- ploma la formula: Sitjillo majeslatis noslrae jussimus com- muniri, ovvero impreftsione wajpsladsnostraejiissinnis in- — 229 — sif/nlri. Gli scrittori d' arte diplomalica cliinarono la testa a qiiosf alta dichiarazione e consccrai'ono la distinzioiie deisigilli di Maestti. Due Rodoltl, come ogniino sa, portarouo il titolo d im- peratori; ma il secomlo, cli'era anclie re d' Uiiglicria e di Boemia, e duca e arciduca nun voile ommesso im solo del tanli siioi titoli nel suo grandioso sigillo c in doppio giro di lettere tutli airinlonio \e li impronto; laddove il primo Rodolfo semplice conte di Ilapsburgo, poiche salse il Irono germanico, non poteva assumere altro titolo cbe qiiello di llomanornm Rex. Cio premesso rilevereto, illuslri colleglii, clie il sigillo presenlato dal sig. INIonga fu im tipario fabbricato ad im- prontare sigilli di Maesta del primo Rodolfo. II sig. Andrea INFonga, sono pareccbi anni,inteso a di- sgoinbrare da certe disadorne fabbricuccie la sua proprie- ta, ricca di costruzioni romanc rispeltate dai secoli, sul pendio de' colli in Verona diedein una massiccia muraglia, cbe di leggieri sarebbesi creduta parte d' antico fortilizio. Appunto in quesla muraglia alcune pielre artifiziosamenle disposte si clie formassero cavita fermarono gli sguardi de- gli opcrai,i quali tra gli sfasciumi per ordinario sono tut- t'occbi sperando iltcsoro. Ficcate perianto Ic mani in quel nascondiglio, ne rilrassero un medaglione cbe all' oscuro colore del melallo profondamcnlc ne li rammarico, ne per frugare e rifrugare cbe poscia faeessero vennc lor dato di cslrarne altra cosa. Era un bronzo circolare, del diamctro di novo centi- melri, spianato da una parte, incavato di letlere c ligura dair altro. Non si toslo il sig. Monga se I'ebbe in balia cbe ne impronto molle cera, e non scnza notabile sorpresa di- slinlainente scorse una figura assisa sopra cuscino steso — 230 — sill scdore d'nn Irono. Cingeva corona reale rialzata da quattro punte frapposto a qiiatlro fioroni. Slringeva nella destra lo sceltro superiormente lermiDato in fiordaliso. Kcggeva colla sinistra il globo crociato nia non ccntralo come ordinariaraente si pralica nel Blasone. Indossava due tuniche e la sovra posta ingemmata alia rimboccatura del- lo nianicho ed alio sparato. Finalniente, una toga affibbiala sull'omero dcslro alia romana. II trono, se non poteva dir- si maestoso, pure aveva pregio di studiato lavoro merce gli svelli arclielli c le gracili colonnelte. Meritava parlico- lare osservaziono nel Iroiio un pezzo, non si sa come in- nestato, a sostegno delta mano sostcnenle il mondo. In fut- ti non e peso da prendersi a scherzo. Intorno intorno leg gcvasi in lettere romane maiuscole Rudolfus dei Gracia Rn- monorum Rex semper auffustiis. Una crocelta sognava in al- to la separazione tra la prima e rultima lettera e duepun- ti marcavano la dislinzionefra una parola e I'aUra. Non rimase dubbio al sig. Monga essergli miracolosa- mente caduto in niano oggello rarissimo, e forse uoico, con cio sia die fosse il conio con cui la cancelleria di Rodolfo I. soleva dare aulenlicila ai diplomi imperiali apponendovi il sigillo di Maesta. Ma dopo i prinii atti di maraviglia enel possessore ed in ogn' allro ch'ebbe contezza delta scoper- ta dovette destarsi un solo pensiero: Per quale mai singo- lare avvenimento un oggetlo lanto geloso giunse a Vero- na ? E perctie gli si procaccio quetto, clie inlendeste, asilo misterioso? Avvisava it cons. Pinali si fosse smarrito dai cortigiani di Rodolfo quando questi, recandosi a Roma, come solevano gli Augusti germanici, per ricevere la coro- na imperiale passo da Verona. Codesta ipotesi la piii sem- plice e la piu ovvia di lutle non ha vcrun fondamenlo nella storia. Ilodolfo I. da che fu acclainato dulla Dicta di Franc- — 231 — fort I'unno 1275 non diede mai passo verso I'ltalia; e seb- benc iicl suo abboccameiito a Losanna col pontcfice Gre- gorio X. promellesse trasferirsi a Roina pure, e per la guer- ra suscitatagli dalT inquieto Ottocare, e per le conseguea- ze non anco svigorite della lunga anarch ia non pole la data proraessa attenere. [-"orse nemmeno il voile; die troppo vi- ve e fresche gli lornavano in mente le vicende dei due Fe- derici di Svevia, onde soleva paragonare lltulia alia lann deir infermo Leone verso la quale si vedevano inipresse lo orme degli entranti animali^ nia degli uscenli non seiic ve- deva una sola. N6 r ipotesi d'uno smarrimento fortuito meglio appun- tellerebbe chi sostenesse aver potulo Rodolfo I. inviare a questa volta per maneggio d'affari aleuni suoi fidatissimi, i quail, a spacciare piii sollecitamente gli accordi e mani- festare le regie volenti con pubbliei editti, seeo porlassero il sigillo imperiale. Imperocche s'esso fosse andato pei-dulo avrebbelo saputo I'Europa intera,e lastoria tuttora nepar- lerebbe. Cosi addivenne die Foderico H. dissimulare non polesse la graode sconlilta tocca presso Parma perche, in- cesi gli alloggianienti, poste a ruba le cancellerie, ancbe I'lmperiale Tipario cadde in niano ai vincitori. Pielro delle Vignc conicche glie ne inerescesse, e piii profondamente ;.l suo Signore, scrisse a tutte le citti del partito Svevo: Cum hi combnstione castronim nostrontm Camera noslra cum au- reae bullae Tiipario et rcgninostri si(jillo penlita rt amissa fucrit, vwnemus qualenus si supradictorum bullae vcl si- (jilli munilae signaculis ad vos alUjuae lUtcrac sub noslri nnminis (ilulo prrvrnircnl , fidcm eis adhibcre cujusijuam vos sug(jcslio non scducal. Dallra parte chi non vedc come sia indispensabile che il sigillo riraanga sempre vicino e pronto alle esigenze del re ? 232 II mal vczzo tl'abiisare della crediilili c tlell' ignoranza con apocrili documenli, vezzo clie fii in graii voga e prima e dopo Rodolfo favorirebbe piuUosto 1' ipotcsi della falsifi- cazione. E tiparii, c sigilli, e nionogrammi e soUoscrizioni e persino Ic linto, le rnglie, le nniffe dclle pcrgamone furn- no imitate, clie Tindnstria umana a tiillo s'aceinge quando la punge prepotente speranza d' ulilita. NelT anno 855 il Concilio di Soissons siedette contro nn diacono accusato d'avere falsati gli ordini reali. Pier delle Vigne a nome di Federico II move lainenti scrivendo a non so fjuale abate perche: niiper in r/'f/un nnslro (inidam circumvaf/ns inven- tus est monoc/uis (/ui falsas sif/illi nosiri formas adiillcrans non abs(jue honoris nosiri injuria ct luac honcstnlis infn- mia discurrebal. Conosciuta da tiilti gli amatori di paleo- grafia e la storia del clamoroso procepso deHa Divion clie per faldM'icazionc di apoerifi documenli fu dannala al fuoco nell'anno 1531 c sulla piazza di Parigi suppliziata insieme alia sua complice Giannetta. Per cguale delitlo fu strozza- to nel I 085 Antonio Gailiizio, ed arsi vivi ncl I <80 An- tonio Fellati, nel 15 55 Antonio Gujanello, nel 1548 unAp- piani e nominando cotesloro non intendo ricordarc cbe i piu famosi. II Fumagalli dove paria dei falsarii ed imposto- ri diplomatici, difendendo i nionaci, proclamati come i piu scaltriti arlelici di carle false, li purga inveroper quanlo e possibile da si grave accusa, ma nel tempo slcsso non dis- simula I' enorme quanlita di a})ocrilici documenti conser- vati con somma gelosia negli arcliivii siccome autenlici.In tanto studio e tanto diffusa licenza di fabbricare concessio- ni iniperiali, e litoli c dirilli qual maraviglia die dalle ma- ni d'abile contraffacenle sia iiscita copla del lipario di Ro- dolfo I? Non fecero forse altrettanto quc'due preti francesi che il Fumagalli riferiscc avere adnltcratoil sigillo papale? — 233 — Aggiiingono forza al sospcUo tli falsificazione lo molte diffcrcnzo clfo agevole rimarcaro Ira il sigillo di Verona e quelli chedi Rodolfo I. pubblicarono I'lleineccio, e lllanla- ler nel suo Recensus Diplomatico-grncalogicus Arcliivii Cam- pilllicnsis. Nel bronzo di Verona il cercliio della corona e moito basso e spoglio di pielre : negli allri due piii allocd ingemnialo. Nel prinio sempliei piinle si aizano dal ccr- chio, negli altri due ogni punta e sormonlata da una pejla. Nel primo la faecia deiilinperatore ha la freschezza duomo maluro ; negli allri due la lisonomia dun vecchio. Nel pri- mo r Imperatore vesle due solo luniche negli allri tre. Nel primo la borchia ehe ferma suH'omejio dcslro la loga e si depressa clie appena pu6 discernersi; negli allri e nolabil- menle nkvala. Piii evidenli ancora sono le dilTerenze del trono, e nei sigilli dell' llantaler e dell' Heiueccio mauca aifallo il sostegno della mano gravata dal peso del mondo. La prova dedolla da queste dilTerenze sarebbe decisiva se Rodolfo I. avesse usato un solo lipario per improntare i suoi sigilli di Maesla e seiiipre quello; ma Tllanlaler avver- te averne visli parecehi di graudezza nun perfettamente eguale, e non allalto siaiili quanlunque nel complesso uni- formi. Vide quello pubblicato dall'lleineccio, un altro dal Duellio, un lerzo dal Meichelbario dalo a slampa negli an- nali di Frisinga. Arroge che il P. Marquardo Hergolt nella genealogia diplomalica Ilapsburgliese ne pubblico altri tre. Arroge il sigillo riprodotto dal Birkenio die credesi copia- lo dalla Bolla d'Oro Rodollina e si dovra pur convenire, che, nel caso nostro, le dilTerenze non possono aversi a prova di qualche valore. Anzi perche molte sono ed eviden- tissime nel sigillo di Verona ralTronlato con quelli dell'llei- neccio e deH'IIanlaler io me ne starei per la legitlimita del primo. Conciossiache nelle falsiticazioni lo studio della imi- — 234 — tazionc sia sempre aoouralissimo perclie scoperla la fi'ode, lion toruivana cd infriilliiosa la spcranza d'ingannare: per lo die couoludo, clie so non pu6 ammcttcrsi il caso d'uno smari'hnonlo fortuito, qucllo d' una I'alsilicazione sia alpo- stullo invcrisimile. Resta una Icrza ipolesi cd e quolla del furto che io ado- prero rcndere probahile giovandomi dei barkuni clie i fasti Ilapsburgliesi gellano, s'io non crro, su questo oscuro ar- goracnto. Per islabilire con qualche probabilita, che un oggelto gelosamenle cuslodito sia slato involato e d' uopo cbc lindividuo su eui cade il sospelto del furto siasi tro- valo in circostanze favorevoii a conimctterlo; che sia no- loriamente dotato di tale caraltere da non provare ribrezzo d' una azione inonesta ; clie nial conlento della propria condizionc creda cangiaria in nieglio merce I'oggetto sol- tratto. Questo individuo io lo vcggo cogli occhi della mia iinmaginazione, grondante domestico sangue, divorato dai rimorsi, aggirar come larva terribile le conlrade ilaliane. 1/ Imperatore Rodolfo d'llapsburgo ebbe Ire figli Al- berto, Armanno e Ilodolfo. Al primo lascio il Ducato di Austria e la Stiria decretando dovesse formare uu solo in- divisibile dominio. Esscndogli morto Armanno, assegno a Rodolfo una rendita perpetua, finche per avventura inve- st! to non fosse d'allra Signoria. La progettata investitura certamenle s'effelluo, ma in limiti tanto ristretti che oggidi gli storici non sanno dove rinlracciarnele terre, e soltanto conghietlurando, credono facesscro parte delle possessioni ereditarie della casa d'Hapsburgo e Kiburgo.Pass6codesto Rodolfo prima del padre, laseiando un iiglio per norae di Giovanni, di cui Alberto, che gia reggeva il ducato d'Austria, prese eura speciale. Crebbe in conseguenza Giovanni alia corte dello zio poco staate elelto imperatore; ma non an- — 335 — do giiari, varealo appona il lerzo lustro, clic disviliippo uu indole liera, Indocile, smisuratamenlc ambiziosa. Voleva reggere e reclamava incessanlemcntc i suoi feudi comeche no lamenlasse Tangustia e la poverlii. Alberto, di carattere severo, reprimeva quegli impeli disordinali, sperando dal tempo I'iraedio alio pericolose inclinazioni del nipole ; e frallanlo da anno ad anno procraslinava iiccondiscendere alle pressanli inchieste. Sospellando poi clie per febbre di signoria non gli destasse subiigli in Germania, vegliavalo allenlamenle ritencndolo presso di s6. L'impazicnza di Gio- vanni giunsG al colmo quando avcva appena ollrepassato lanno dicianovesimo, ond'avvcntossi ad estremi parlili, co- spirando coi cavaliori nci qiiali Tincaiito Alberto riponova sua confidenza maggiore. Con essi proditoriamente I'assalse al passo fatale della Peuss e lEuropa tiitta inorridi al lut- liioso annunzio dun parricidio. Ora a questo Giovanni, olie senipre soggiorno presso r Imperatore, riguardalo come il favorito di lui, riverilo c fors'anclie lemuto dui corligiani, non nianco di fernio la opporlunita d'inqiadronii'si dun lipario di Uodolfo eniollo mono allora olic si lolse a complici eoloro clie piu ])rossimi al regnanle ne custodivano audio le cose piu secrolc. Non manc6 certamente il onrallerc, incapace di provare ripu- gnanza di una azione ali ooc, non che lurpe. Non manco una lormenlosa ambizionocbe il rendcsseforscnnato per agonia di doniinio, e come lullo c poco a sconfinala anibizione, gli facesse sembrare I'eredilato feudo come un punto imper- cetlibilc. Ne il rimedio a questa piaga dell' anibizione man- c6, da clie Giovanni vennein possesso del sigiilo Rodollino, cssendo il sigiilo la parte a falsa rsi piii malagevole nei di- plomi e nel tempo stesso quclla clic dava ai diplonii la principalc autenticita. Era ccrto che Uodolfo aveva inve- Serie JIJ^ T. II. 51 — 236 — stilQ il padre di Giovanni d'alcuni teninienli; |>oleva quindi eostiii produrrc qualunfiue carta d'investitura c nioslraria autenticata daHiuipronto dcirinipcrialc sigillo e tranuitaro in possession! cstesissime i niodesli dominii palerni. TuU locio adunquc onde {jossonsi confcrmure i sospelti di tra- fugamento, si conceniru in quoslo Giovanni, Ma questi ragionari sarebl)ei-o parole perdule se il supposlo involato- re del tipario imperialo nO venuto I'osse, ne avesse mai sog- giornato in Italia. Spento rimperal()re,speio fiior di dubltio Giovanni elio si sarebbe destata in Germania, come suol seiupre avvcni- re nelle subife ed iinprevediile morti dei principi, violenta coiuraozione die si rinnoverebbero gli eccessidellanarchia; non affatto domata da llodolfo e ravvivata in parte da Al- I)erto nella guerra civile d'Adolfo di Nassau, Spero die gli Ilapsburgliesi slorditi dal colpo, e vogliosi di succedere al- restiuto,ricori-endo alio consuclc briglio per conservare la corona nella loio (amiglia, gliavrebbero laseialo il tempo di mescersi nel [empestoso parteggiare d'una nuova elezione. Ma i generosi spirili dei figli d'Alberto sacriflcarpno la pre tensione del soglio all' affelto del barbaramcnte trucidato genitore, ne daltro cura si presero, nc per altro impugna- rono le proprie ed invocarono Tarmi altrui, die per espiare un tanto ddilto col sangue di chi avealo comraesso, Avvea- ne percio die i complici di Giovanni non potessero sperare salvezza che riparando nei Cantoni Svizzeri cui Alberto agognava di soggiogarc. Ma quei nobilissimi alpigiani, che in giusta guerra pugnando avrebbero appuntate al petto di Alberto le loro labai de, provarono orrore d' albergare gli assassini di lui e li rcspinsero all'infamia del meritato ca- pcstro, Giovanni, dcluso ne'suoi ambiziosi disegni, persC" guitato dagli armati die ne battevano la pesta, erro lunga- — 237 — liiente per fillc boscaglie e tenebrose caverne fmclit' tocco ritalia con cer(a sua femmina anonima chc rose anche nia^ drc (I). L'abito monacale il coverse in quest' errante sua Vila; ma il coipevole clie si cela agli ocelli altrui non puo occultarsi a s<> stesso. Stavagli semprc appiciceato alia ma- laugurata tonaca il fanlasma del suo tradilo Signore, per lo clie pellegi-ino al Ponlefice Clemcnlc V che non gli ricuso I'assohizione, ma il voile conscgnato all'Imperalore Arrigo VIl che diedcgli a soggiorno o meglio a relegazione il con- venlo degli Agostiniani in Tisa. hi mori nel 1515^ cinque anni dopo I'uccisione di Alberto. Qui alle probability superiormente accennate Taltra ri- levantissima si aggiunge della lunga dimora la Italia, e se Giovanni porto seco la donna, possiamo ragionevolmente supporre^ che awk portato anche altra cosa da cui doveva pill die dalla donna sperare. Recato il tipario di Rodolfo nel modo che ho riferito nelle nostre contrade, non fa piii maraviglia lo scoprirlo in Verona^ ossia che la donna ve- nnta in bisogno il vendesse a qualche amatore di raritS, o cio ch'^ pill probabile, a qualche fabbricatore di carte fal- se; ossia che I'abbiano ereditato gli Agostiniani di Pisa, i quali avevano convent! in quasi tutte le cilta e d'uno inal- Iro passavano, com'e costume dci regolari. Che poi chi lo posscdeva a Verona ne conosccsse il valorc e lo conser- vasse ad usi poco delicati non sembra soggetto a dubbiez- za. II silo riposto, la forma del nascondiglio parlano abba- stanza. (I) EbfiMxi'f .-ntdi-e de!!:i C:M!iac:i AM?ti-i:ir;i nffenn.i di aver veiiiifn a Viennii nientlieare nil iioniM vt'cihio e .ieco, ch'iTa {i;j;lio ni.ti'.roie fli dio- vaiiiii e di una ftiiiitiiin:i che Mveva sei^niiiitu questo priiicipe iiell' er* rante sua vita. Vedi Cuxe, Gloria della Casa d' Austria. Vol. !, Cap. Yl. — 238 — Ponso, che il sig. Andrea Monga avra da altri richic- sJo spiegazioni della sua scoperta; nc pretendo die d' ogni allra sia miglioro la niia. lo la scrissi perclieipubbliei fogli nie ne fornirono 1' occasione ; e pniclie egli riputo il suo bionzo degno d'essere offerto alia Itonigna accellazione so- vrana, spero mi sapiv^ grado, se mi sludiai eon qucsto ri- ccrclic di crcsccre pregio al suo dono. II m. e. comm. Giovanni Santini legge qiieste nolhie islorichc inlor)io alle comete defjU luini Una dclle piu grand! eomele, di cui faccia nionzione la stoi'ia, i' (jiielia rcsasi visibile verso la meti del 1204, di cui pailarouo luUi i cronisli eon senlimenti di sorpresa, di meraviglia c di spavento. Essa raggiunse il suo inassimo splendoie verso la fine di agosto e nella prima mela di settembre; allorquando il suo nueleo sorgeva sull'orizzonle, reslreuiiLa della sua eoda ollrepassava il meridiano; dietro le osservazioni della China, aveva quesla una lunghezza di oltre I00'\ ed era disposta a guisa di scimilarra. Apparve suceessivamenle eorrispondere alle eostellazioni del leone, del eanero, dci genielli e d" orione, e ritiensi essere scom- parsa verso il principio di ottobre di quell'anno, all'epoca in eui mori papa Urbano IV, la cui morte dai principii supersliziosi di quella ela veniva attribuita alia presenza della eomela. La maggior parte degli storici e cronisti eon- temporanei (seeondo elie riferisce Pingre in una sua dolta disserUizione sopra quesla eomela inserila negli Atti del- I'Accademia delle scienze di Parigi per I'anno I7G0) assc- risce, elie principio a larsi vedere nel giorno, in cui fu sor- prcso da aialallia il uominato ponleliee, ne piii mostrossi — 239 — dopo la sua inorle awcMuUa ai 2 di oUoltre. Non v l)cii certo il giorno, in ciii principio ud osservarsi ; scoondo al- cimi, fu veduta alia sera dopo il trainooto del sole verso il I i o 15 di luglio. Thierri ile Vaucouleitr nella sua vita di Urhano IV in versi ialini no descrive eon preeisione il corso altraverso alia sopra deserille coslellazioni, ed accenna la sua appari- zioue ai 23 di luglio. Le osservazioni di questa eoineta aequislarono mag- giore importanza dopo elie Duntliorn e Pingre dimosti'a- rono potersi rappresentare il suo corso molto prossinia- mente con un' orbita simile a quella calcolala dal eelebre Halley per la cometa scoperta con piii modesta opparcnzu nel 1556 al principio di marzo nella coslellazionc della vergine. Le sole notizie, sulle quali Ilalley, ed in seguilo Pingr6 fondarono le loro ricerclie intorno airorl)ita di que- sta ultima, si appoggiavano ad alcune grossolane osserva- zioni instituite da Paolo Faliricio mediante allineamenti, e distanze dalle stelle, vicino alle quali essa passava nel suo corso per la sfera celeste. Lagnasi Pingre uel primo volu- me della sua eelebre cometografia di non averc poluto con- sultare le osservazioni originuli del Fabricio, e di avernc dovulo ricavare soltanlo le posizioni da una piccola carta celeste rappresentanle il suo corso, tramandataci da Cor- railo Licoslene. Solo lino dallo scorso anno andiaiuo debi- tori alle diligenli ricercbe del sig. cav. de-Littrow di averle riavenute neirarchivio di Vienna in uu gran foglio a slam- pa, in cui ne c descrilto il corso in dimensioni circa trc vulte maggiori di quelle del l.icostene, con la descrizione giornaliera tlelle osservazioni del I'^abricio, le quali si esten- dono dal -'< di marzo fino al 15 didlo stesso mese, nel quale Irevc spazio erasi Irasporlata dalla costellazione della \er- — 240 -1 gine fino alia costcllazione cleH'orsa niiiioro, osscndo pas- sala fra il polo (lelPccclitlicn, cd il polo fleU'equalore. Ma cli iin'altra impoi'tanlissima scoperta siaino dcbitoi'i alle diligonti riccrrlic del sig. Lillrow, di iin' operetta cioc conlcnente le osservazioni di (niosta stessa comela fattc dal sig. Gioacliino llellcr astronomo di Noriinber^a dal gioriio 27 di febbrajo (ino al 10 di aprile, dopo il quale giorno non pote pill usservarla. Tanto le osservazioni del Fabricio, come anehe le ]>arti prineipali inleiessanli rasd'oiioniia del- I'opuscolo deirileller, furono riprodotte negli aiiiiiinzii del- ri. II. Accadeiiiia di Vienna pel mese di aprile e niaggio dell'anno l8oG, con illustrazioni interessanti dello stesso sig. Litlrow a generale uso degli aslronomi per le indagini jntorno alia sua orbita. Halley pel pi'imo tento di ricavarc dalle poche osserva- zioni del Fabricio un' orbita parabolica ; ma siccome queste non erano die incerle slime grossolane dedotte da allinea- menti a stelle vicine, non sempre bene indicate per poterle riconoscere nei calaloghi, e senza indicazione del tempo^ a cui dovevansi riferirc, non devesi attenderc una grande csattezza da dati simili. Dal 1 843 al 1 847 il sig. Hind, a cui tanto deve la teoria deliecoinete, intraprese di nuovo a discuterc le osservazioni del Fabricio, e siccome non eransi ancora ritrovate nei lo- ro dati originali, dovelle partire dalla stessa carta del Li- coslene, e correggendo aleuni error! non avvertiti dal Pin- gre ricav6 una nuova orbita, la quale rappresenta il corso della cometa ncl miglior luodo possibile, Ecco i risuUati ottenuli da questi due celebri calcola- tori, i quali (vista la incertezza delle osservazioni, alle qiiali si appoggiano) sono fra loro abbaslanza concordi,ove rap- presenliamo per T il passaggio al perielio; per tt la longi- — 241 ~ tudine del perielio; per ro la longiludinQ del nodo ; per i la inclinazioiie e per q la dislanza pcridia. Secondo Hallev 1536 21 apri!e20\l2' TT = 278°.30' M = 475. 42 i = 52 C.50 " (J = 0,5C59 direfto Secondo Hind 22 aprile 0\5-'/T. M. di Greenwich 274M4'.5V' 175. 25.48 50. 12.12 0,50495 dirello. Era poi di sonimo inloresse lo indagare qnali corre- zloni polessero subirc i risullati otlenuti dalle pochc ed incerlc osservazioni del Fabricio dopo la scoperia della se- rie pill numorosa deirilellor. Qiiesto difficile e penoso la- voro fu intra|)reso dal sig. iloek, astronomo di Leyden, di cui reiide conlo nel N. 1055 dello notizie astronomiclie (Astrun. Nacbr. 15. 44, pag. 550). In questa ricerca, cgli inconlio diflicolla nsaggiori di quelle die si potevano at- tenderc per la confusione dclle stelle, alle quali viene riforita la coinela e per la poca esallezza delle osservazioni. Parlendo dai siiperiori elemonti del sig. Hind, si coslrui una effemeride, alia quale vcnne confronlando tuHe le posizioni dedode dalle osservazioni del Faliricio e dellTldler, cd avcndone ricavalo le piu plausibili differenze, ne dedusse cinque luoghi normali corrispondenli ai giorni 5, 1 0, 1 4 mar- zo, 8, IG aprile, medianle i quali col metodo dei niininii quadrali detcrmino le correzioiii degli elementi stessi. In tal guisa oltenne il seguente sistema pochissimo diverso da quello di Hind; e se vorrcrao tener conto della incerlezza ddle osservazioni, chc scrvirono di base a queste ricerche, dovrenio riguardare, come meraviglioso, il k)ro accordo. — '2\2 — 22,1279. Aprilc 1850 T. M. di Greenwich. 274M0',4 \ T 00 =: 174. 50,7 -> daH'cquin. medio del 1550 i ■=! 50. 14,0 ) long. 7 ■= 9,7 0475 ; q = 0.50070. Come sopra abbiamo accennato, Dunthorn c Pingre fecero la imporlanle osservazione, die Torbita di ITalley rappresontava abbastanza bene il corso della splcndenlissi- ma coniela del 1204; perloebe riuiiendo le posizioni, cbe risuUavano dagl" incerii raoconti degli storici contempo- ranei, polcrono abbozzarne gli element! di un'orbifa, clie sembrarono giiislilicare le congeltiire falte intorno all'iden- lila di quesli due astri singolari. Ecco i risuitali dei loro calcoli: Dunlhorn Pingre T=: l2G4aiGluglioa8^ TT . . . . z=z 291".— CO . . . . =: 109. — i 50 .50 \ e quindi potrebbe ancora ricomparire al suo perielio. A queslo ealcolo congellurale danno maggiore forza Ic importanli e laboriose ricerche del sig. Bomnie di iMiddel- burgo, delle quali hanno parlalo divcrsi giornali, ma che non potei consullare nella lore i'orma originale, delle quali pero se ne legge con sommo piaccre un estrallo neU'opera sopra cilala del sig. Hind Die liometen^ pag. 151. Queslo inslancal)ile caleolaloro, parlendo dalla suppo- sizione deiridcnlila delle clue comele, con grande dispendio di tempo e I'alica ha inlropreso a cnlcolare la iniiuenza, clic sulla durala della sua rivoluzione csercilano le allrazioni di Giove, Salurno, Urano e Nelluno, nonche la Terra, Vene- re e i\Iarle, parlendo separalamenie dagli elcmenli di Hal- ley, e da quelli poslerioi-nienle dedolli da Hind. Parlendo dagli eleiiienli di Halley, ei Irova che nella sua apparizione del I2G4 doveva muoversi in un'elli&se del periodo di I 12 '(09 giorni, ossia di "08 anni; che le allra- zioni planelarie nella sua rivoluzione fra il 1204 e ^550 avevaiio prodollo un'accelerazione di 5905 giorni per mo- do che giungesse al suo i)eriel;o in aprilc:, a quesl'epoca dovea muoversi in un'ellisse del periodo di 1 12945 giorni. Parlendo ora da queslo punto e seguendola ncl suo corso, Irova ncl periodo consecutivo raccorciamcnto di 1797 — 24G — giorni, di niodo clie dovrebbe tornare al perielio dopo 1 1 1 1 50 giorni paiicndo dal 21 aprilo 1556 (veccbio stile); lo chc verru a coincidere col 22 agoslo del 1 8G0, nuioven- dosi in quell' epoca in una ellisse di 1 13536 giorni. Vodiamo ora 11 risullato, a cui c pervenuto parlendo dagli elenienti del sig. Hind. In quesfo caso egli trova clie nel 126'/ la coniela doveva muorersi in una ellisse di 1 10644 giorni (ossia di anni 502,922) ed avrebbe avuto per I'azione dei pianeli un' accelerazione di 4077 giorni. Al tempo del ritorno al perielio doveva muoversi in una ellisse di anni c08,l69; subire nel successivo periodo un aeeoreianienlo di 5828 giorni, e quindi rilornare al perie- lio ai 2 agoslo 1858, movendosi allora in una ellisse del periodo di anni 308,78-5. Dielro cio si puo agevolnienle giadicare, quanlo diffl- cile sia lo slabilire I'epoea del rilorno al perielio di una cometa moventesi in un'orbita cosi allungala, e nella quale anchc i pioeoli errori delle osservazioni produeono difle- renze grandissiine nella duraladel periodo; la rendono poi jncerlissima nel oaso preseute, in cui le osservazioni del Fabrieio e deli' Heller^ e piu ancora quelle del 1264, sono grossolane stinie, spesso anebe ineerte ed indeterminate per hi raaneanza di esatte indicazioni, dietro le quali si pos- sano liconoscere le stelle ebe servirono di eonfronlo. Se le osservazioni di Europa possono laseiare forli dub- bii intorno alia identil'i delle due comete, un'aceurata di- scussione delle osservazioni chinesi reconlemenle pubbli- cata dal sopraecitato s.o7 ) * i=== 10". 26 log. g= 9,9158; r/ —0, 8238. Essi danno pci giorni delle osservazioni i seguenli luo- ghi apparcnli della comela abbaslanza concordanli colle sli- me del corso osservalo. 20, luglio . . , Longil. di -1= 120" ; lalilud. = --h lO". 25,4 » . . AR. di(jrr= 129 50, 4 = 111 i, 4 agoslo d05 16,4 78 ^8,4 77; decl. = — 4". — 249 — II confronlo cli quosti oleinenli con qiielli per la come- la del irioG non aulorizza Taulore a riteuere la loro ideii- lila, nc cssendovi ragioni siifflcienli per poterc credere, die le altrazioni planetarie possano avere cambiato I'or- bita alia cometa assegnata dalle osservazioni chinesi in mo- do da convertirla in queila del looO, dobbiamo conclndere, che le anleriori congellure fondale sopra i dati delie osser- vazioni curopee perdono alcun poco di quel grado di pro- babilila, che ad esse scmbrava potei'si allribuire. Per ultimo, i! sig. Iloek La esaminato eziandio la quc- stione, se la conicla del 1204 potesse essere idenlica ad altra coraeta osscrvala alia China ncl 97o, di cui la storia conserva solo due osservazioni fatle ai 2 agosto, ed al 2 5 di ottobre, c trova che nenimeno queslo possono essere rappresentate dalle orbitc delle due comete piii voile men- zionate, e doversi quindi conclndere, che non esistono in alcuna di quesle Ire comele caratleri lali da poterle rilc- nere per identiche. Dovreiuo adunqne rinnnziare interaraente alia spei-anza di vedere di nuovo Ijriliji-e in citoca vicina, grusta i labo- riosi calcoli di Boinme, e le doUe ricerche di lanti illustri aslrononii qucsla bella cometa^ e dovra la scicnza perdere un si bel trionfo alle leorie astronoiiiioiie ? Difficile e oggi la risposta a questa queslione; soggiungero luttavia, che le ossL-rvazloni dei Chinesi non mcritano un grado di fidu- cia superiore alle slime a noi Iralasciale dagli storici euro- pei, come si puo argomentare dai larghi conflni assegnati da esse alle posizioni della cometa. Quindi gli element! dell'or- bila, che se nc trae, non possono mcrilare un forte grado di fiducia, bene sapendosi quanta influenza vi esei'citino gli errori anche non molto gravi delle osservazioni, e non rap- preseutando per di piu essi [aire che in limiti abbastauzu — 250 — largbi il corso attrihuilo alia cometa dalle osservazioni chinesi. Se pertanto verra ad aumentarsi ii dubbio circa la probabilitij del ritorno della cometa al perielio, non pos- sianio riguardare distrutle le avanzate congetture , ne opera perdula i calcoli ai quali diedero origiiie; solo le as- sidue e diligent! ricercbe degli aslronomi negli anni seguen- ti potranno mettere in piena luce uno dei piu belli argo- raenti della lisica celeste. iDlBiffiA DEL ClOEM 16 IBBRIJO 1857 ll m. c. caval. Emmaniiele Cicogiia comuiiica il suo ragionamento inlorno ad iiii italiano poema ine- dito del secolo XV di aiionimo autore veneziano. Di qiiesto poema in terza rima, irilitolaio Leandreide, il collega nostro dice averne voluto dare cotitezza per- chc presenta i nomi di alcuni veneziani poeti, e per nonpochebellezze di lingua che in esso egli riscontro. II ragionamento del cav. Cicogna verra stampato nel Vol. VI, Parle II delle Memorie di queslo Isliluto. Si legge un lavoro del socio prof. A. Massalongo sopra la flora fossile del Monte Colic nella provincia Veronese, clie uscira in luce nella stessa Parte II Vol. VI delle JVlemorie. II segretario dott, Namias tratliene 1' Istituto coi suoi cenni storici, sopra il defunto membro efl'etlivo Giovanni Casoni. — II co. Agostino Sagredo chiede di pubblicarli negli Atti^ prima die si approvi questa relazione, come appeudice della dispensa perlinente Serie III, T. II. 53 — 252 — alle prccedenti adunanze. — 11 prof. Menin rispoiide die la prcsidenza appunto ciu si proponeva di fare. Una giuiita composla dei in. e. prof. Visiani, dott. Zaiiardini e cav. de Zigno soltoponc aU'lsliluto (piat- Iro prograniini per la scelta del qucsito scientifieo pel 1859. I. I spongiali collocavansi dagli antichi fra i vcgcfahili : Linneo cd i iiaturalisti posteriori loro assegnaroiio lui posto h'a i polipi ncl regno animale. Renter iiel 180 5 fii il primo a stabilire una classe col nomc di I'olilrimi, la quale riguardo come ultimo gradino inferiot'c della di lui scala zooractrica. Blainville ncl 1 8 1 G li colloco ncl suo sottoregno dcgli cteromorfi a canto agli infusorii cd alle coralline, clie ora vcnncro accettate IVa le alglie nel regno vcgctabile, unita- mentc alle nuliipore. Bonj S. Vincenl li fecc entrare nel suo poetico regno psicodiario. II Nardo nel 1828-52 li riguard6 ancli' egli come clas- se distinta, chc suddivisc a seconda della natura del loro schelctro^ in ordini, generi e specie^ mantencndoli ncl posto loro asscgnato dal Rcnicr. Li carattcrizzo pero classicamenle, conic aggrcgati polimorli di esscri zooidei, poiclie quantunque inferiori nella catena dell' organisnio, agli animuli cd ai vcgetabili, si scopre in cssi un qualche inovimento automatico, c di preferenza le loro parti molli manifcstauo 1 carattcri chimici dell' animalitii. Si unifor- mo in lal guisa alia sentenza del Pallas, il quale scrissc : — 253 — In spongiis vitac [abricae et naturae anlmalis terminm esse videlur. Ora men(ro si continua dal maggior niimero dci natu- ralist! a lasciare i spongiali fra i polipi, ocl in prossimil;i ad essi, alcuni, fra cui Gray ed Hogg in Inghiltcrra, Du- ti'ocliet in Francia, Lick e Kiitzing in Germania li consi- dcrarono nuovamente come vegetabili, c ii coliocarono in prossimita alio alglic cd ai fiinghi. II dubbio quindi che avevasi ai tempi di Aristotile sus- sistc anche a'di nostri, locche vuoidire non possedere an- cora la scienza osservazioni bastanti per dare una idea cbiara c precisa della vera natura di tali esscii, e della qualifa e grado del loro organismo, per cui e d'uopo persistere nello studio di essi, onde stabilire con maggior fondamento il vero posto che occupano nella catena del- r organismo. Si propone quindi un premio alia migliore fra le me- morie la quale, prcseiitando un quadro storico di quanto pensarono gli anlicbi ed i raoderni di ogni nazione sulla natura delle spugne, offrira la serie dei fatli finora rac- colti per convalidare Tuna o Taltra delle opinioni avanza- le, ed aggiungera coll'appoggio di nuovi studii tentati sul raare sopra differenti ordini, generi e specie alio stato di vita, nelle varie fasi del loro svilnppo, quanto puo esser valevole alia soluzione deU'offcrto programma. H. Per quali fatti e recenti scoperte i botaniei sieno da ultimo inclinati ad ammettere le fecondazioni, eziandio nelle piaute crittogame in generale, Se ed in quali famiglie, generi o specie della criltogamia gli organi sessuali sieno — 254 — stall bene riconosciuti e descritti. Qiiali rapporti di affini- la, ovvero di analogia^ esistano fra Ic piante fanerograme e crittogarae, rispctlo all'atto ed al prodotto della fecon- daziono. La Memoria, corredata di tavole rapprcsentative, do- vra ollre die nelle altriii fondare i proprii giudizii su tuUe quelle altre nolizie^ ed osservazioni proprie all' auto- re, e minuziosi deltagli che valgano ad illustrare un argo- niento compreso fra quelli che piii eminentemente carat- lerizzano V odieriio progresso della scienza. III. Le monograQe riputandosi a ragione nolle scienze na- tural! fra le opere piu praticamente utili al vero progre- dimcnto delle niedesime, come quelle che piii direttamen- te conducono alia compiuta conoscenza degli esseri che prendono ad illustrare, si propone un preraio alia migliore inonografia di un ordine, di un genere, od anclie di una sola specie di animali e di piante non ancor noti bastan- temente, la quai(? ove questa per la sua iraportanza scien- tiQca lo merilasse, li considerie ii dichiari in ogni loro ri- spctto anatomico, fisiologico, tassonomico, nonche nelle applicazioni loro, se per avventura ne avessero. IV. Sul modo di render piu lucrose e produttive le valli salse, cliiuse, da pcsca., nel venelo estuario. L'Istituto presceglie quest' ultimo quesito, e le particolarita di csso verraiino pubblicate nella solen- ne adunaiiza 30 inaggio prossimo venturo. — 255 — Si annunziano i seguenti doni falli aJI' Islitiilo (lopo le adiinanze di gennaio 1857. lioUettino (lell'istmo di Suez. — 1857, n." I e 2. Dalla Redazione. Cronaca, yiornale di scienze, leltere, arli, economia c in- duslria con boUetlino biblioyrafico, pubblicatoda li;na- zio Cantii. — 1857, Anno Ilf, Disp/ 1/ e 2/ — I)al Redallore. II Crepuscolo. — N'. 5, 4, 5 del 1857. — Dalla Redazione. Giornate delle scienze mediche della reale Accaderaia me- dico-chirui-gia di Torino. — 1857, 15 gennaio n." I. — Da (jueli Accademia. It Raccoglifore, pubOlicazione annuale. — 1857, anno G." — Dalla socield d' incoraggiamento delta provincia di Pad ova. Nouveaux mcmoires de la Sociele impcriale des natura- ralistes de Moscou. T." X.° Mosca \8oo.-~ Da (juella Socield. Laparota scrilla. — Orazione inaugurale del sig. Lelio della Torre. — Padova 1857, di pag. 52, in 8." — Dull' Auiore. Miscellanea lichenologica. — Verona 1856, di pag. 50, in 8." — Dal sig. prof. Abramo Massalongo. Giornale di agricollura pralica di Torino. — 1857 n." 8. — Dalla Redazione. I^' Educatore israelita, Giornaletto di lettura. — Punta- ta i.' Vercelli 1857. — Dai sigg. Giuseppe Levi ed Esdra Pontremoli, redattori. — 250 — Corrispondcnza scienlifica di Roma per I'avanzamcnto delle scienze. — Bulleltino universale in 5." n.° \° 1857. — Dal sifj. E. F. ScarpcUini di Roma. Slrenna cronotogica per I' anlica slorla del Friiili, e prin- cipalraentc per quella di Gorizia sino alTanno 4 500. — Gorizia, I85G, un Vol. in 8." — Dal sig. Giuseppe dal- la Bona. Relazioni degli Stati europei, lette al Senato dagli amba- sciatori vcneziani nel secolo 17." Fasc. 2." — Dai sigg. Nicola Barozzi e Guglielino Bercliet. Memorie dell' i. r. Accademia di Vienna. — Classe di ma- ' tenialica e sturia naturalc. T.° XII, 1 850 (in tedesco). Ragguagli delle adunanze dell' i. r. Accademia di Vienna. Classe di matematica. T." XXI, II.' parte; 1850. T." XXII, I.' parte; 1 850. Classe storico-filosofica. T." XXI, II." parte; 1850. Fontes rerum auslriacarum. Diplomalaria el acta. — To- mo XIII, 2." dispensa 1850. Scriplores. T.° II." dispensa 1.^ 1850. Archivio di cognizioni risguardanli le fonli sloricke au- slriache. T. XVII, Fasc." I.° 1850. Foglio di nolizie, n.' 23 e 21 del 1850; n.' 1, 2, 3, i del 1857. Indice dei died volumi, del Ragguagli deW Accademia di Vienna, dalP M ." al 20." della classe di matematica e storia naturale; i85G. Indice c. s. dei volumi 1 1 ." al 20." della classe di filosofla e storia ; 1856. Ahnanacco dell' i. r. Accademia di Vienna per I'anno 1857. — Date i. r. Accademia delle scienze in Vienna. — 257 — Rivisla periodica dci lavori delCi. r. Accademia di scienze, leilcre ed arti di Padova. ~ Vol. IV trimeslri 1." 2.° 5." e 4.° Padova 1855-56. — Dalla stessa Accademia. Tributi Smitzoniani alle scienze (in inglesc). Vol. VIII — Wasington 1 850. xitti delta socield filosofica americana. —- Volume VI 185 5-1855. » Geiiiiaro e marzo, 1856. Lista del corvispondenli esleri dell' hliluio Smitzoniano. 1856. Notizie dell' origine, pror/ressi cd alliiale condizione del- l' Accademia delle scienze nalurali di Filadelfia. — Filadellia 1852. liclazionc (jcologica del sud e del nord della California. — ecc. 185G. — Dalilstilufo Smitzoniano di Wasington. Giornate dcW i. r. Islilido lombardo, e Bibtioteca italiana. — FasC 49 e 50, 1857. — Dalt' i. r. Istitiito lom- l/ardo. Rtndiconto delta bene ficenza dell' ospilale maggiore e de- gli annessi pii islitidi in Milano. — iMilauo 1857. — iJal sig. dolt, .indrea Verga di Milano. Nuova dimoslrazione del paralellogrammo delle forze ( in tedesco). Praga 1856. — Dal sig. Guglielmo Matzka. EsercHazioni accademiclie della r. Accademia boema delle scienze, dal 1854 al 1856 (in tedesco). — Dalla r. Ac- cademia delle scienze di Praga. Suite anliche coslumanze^ o modo di regalarc presso i po- poli tedeschi, slavi e liluani ( in tedesco ) — Praga 1855. — Dal sig. J. I. Ilamif, di Praga. — 258 — Giornale di (u/ricolluia pralico foreslaU', ecc. — Torino -1857, n." 9. — Dalla Redazionc. Annuario dell'i r. Isliliito f/eo(of/ico di Vienna. — Aprilo, niaggio, giugno 1850 (in tedesco). — DalC i. r. Istitti- to g color/ ico. Giornale dellc scienze mediclie della r. Accademia medico- chiriirfjica di Torino. — 1857 n.° 2. — DaW Accade- mia sicssa. Sulle consorterie delle arti edificalive in Yenezia. Sludii storici del co. Agoslino Sagredo, con documenti ine- diti. — Venezia -I85G, un Vol, in 8." — DaW autorc. i^cHadunanza 23 niarzo 4857 fii slatuito di pub- Idlcare in questa dispensa i soguenti avvisi die ven- iicro conmnicati all' Istituto dall' i. r. Luogotenenza. N."3200. AV\ ISO 11 Consiglio d'amniinistrazione dclla Societa di iiavigozione a vaporc del Lloyd Austiiaco lia accordalo a vaiilaggio di clii prende parte nell' esposiziuiie di cconoinia rurale e forestale, che avra hiogo in Vienna nel maggio 1857, il gratuito trasporto di oggetti di econoniia rurale da esporsi, nieno il bestiame, coi legni del Lloyd fra Venezia e Trieste, quaiido qiiesti aiticoli siano scortati da iin cerlitieato sull' origine austriaca e destina- zione dei niedesinii per 1' esposizione, quando le spese d' imbarco e di sbarco, nonche le conipetenze di assicurazione sieno pa- gate dagli speditori, e quando il trasporto possa in qualita niode- i-ate essere riparlilo in modo sui piroscafi, che per quesle spedi- zioni non debbano essere rifiutate merci di trasporto paganti. Questa concessione non fu estesa anche agli animali perche i piroscafi che navigano fra Trieste e Yenezia non sono adattati per simili trasporti, perche lo stabilimento di appositi sconipar- timenti sulla coperta cagionerebbe ingenti spese, perche inoltre r imbarco e sbarco dcgli animali incontrerebbero moiti osta- Serie HI, T. II. 54 — 2G0 — coli, e finalmenle perche il viaggio di mare, quando il Uinpo non fosse molto tranquillo, farebbe assai male agli animali me- desimi. Si rende nota questa facilitazione al puhblico, in seguito ad osseqiiialo Dispaccio 24 p. p. gennaio 1\. 377 dell' Eccelso 1. r. Ministero dcirintenio, ed in relazione allaltro Avviso di qiiesta i. r. Luogotcnenza i8 settenibre a. p. IV. 27030. Dair I. R. Luotjotencnza, f'enezla 4 febbraio d837. N. ^(136 AVYISO. In obbedienza a dispaccio osscquiato -1." correnle, N. 692 dellEccelso i. r. >Iinistero deirinterno, si rcndono a pubblica nolizia le disposizioai emcsse dal Comilato Gene- rale per la festa del 50." giubileo delia Sociela d' agricol- tura in Vienna in appendice al progranima per T esposi- zione degli oggctli agricoli e forestall die avra luogo in Vienna dall' 1 1 fino al 16 raaggio 1857, nelTi. r. Angar- ten in occasione della festa suddetta. Venezia 21 febbraio 1837. A. Con liguardo alio straordinario concorso, in ogni luogo manifestalosi, di esponenti, che prenderanno parte nelia prima esposizione di economia rurale e forestale , die avra luogo ia occasione della festa del 50." giubileo delT i. r. Societa di eco- nomia rurale in Vienna, ed in rillesso delle macchine che verran- no anciie dall' estero, scguiia nn corrispondente aumento delle medaglie indicate nell' originario programma. 2. Per corrispondere a reiterati desiderii espressi, sara il giu- dizio sui premii per il bestiame autorizzato di accordare premii anche per il besliame bovino, il quale ha gia oUrepassato 1' eta indicata nel programma, ma ha pero qualita veramente distinte. 3. Saranno a suo tempo inyitate le i. r. Societa di economia — 261 — riirale di tuttl i Dominii della corona di eleggere fia i loro mem" bri un niiinero di uomini di fiducia proporzionalo alia parte che prende il rispettivo Dominio all' esposizione, per i diversi giu- dizii, ai quali e aflidata 1' aggiiidicazione del premii. 4. L' esposizione del besliame, liinitata in origine a tre gior- i)i, durera 6 giorni, ed il besliame dal giorno dellanivo fino alia partenza viene mantenuto a spese della Societa. 5. Onde offrire a tutti gli economi rurali e forestall ed ai di- lettanti di economia nirale della monarchia I'opportunita, quando non sieno essi menibri della Societa, di poter piender parte nou solo neir esposizione, nia anche in tutti gli altri momenti della festa del giiibileo, saraiino rilasciati appositi viglietti, i quali da- ranno diritto di prender parte alle general! adunanze, alle sedu- te di sezione, ed ai colloquii serali; poi alia visita deH'esposizione per tutto il tempo della sua durata, alia distribuzione dei premii, ed alle escursioni, come anclie all' ottenimento dell' album, e delle medaglie. Quest! >iglietliper i partecipanti saraniio rila- sciati per 4 setlimane prima dell' apriinento dell' esposizione Del- ia Cancelleria della Societa nel Palazzo degli Stati provinciali dell" Austria inferiore (Citta Harugasse N. 30), durante pero il tempo deir esposizione nell' i. r. Augarten, verso I' esborso di iO fioiini moneta di convenzione. 6. Tutti gli oggetti deslinati per 1' esposizione, di qualsiasl genere, scnipreche essi procedano dall' intenio, godono tanto per r andata che per il ritorno I' esenzione delie competenze per il trasporto: a) sulle strade ferrate amministrate dallo Stato; /;) sulia strada fordinandea del nord : c) sni piroscafi dell i. r. Societa di navigazione a vapore sol Danubio; d) sui piroscafi del Lloyd, ed avianno una diminuzione dell' importo di taiiffa fino alia mela sulle strade ferrate dell' i. r. Societa privilegiata austriaca delle strade ferrate dello Stato. 7. I.e spedizioni di maccliine, islromenti, ed utensili prove- nienti dall' estero vengono traspoi tati dall' i. r. strada ferdinan- dea del nord per la meta del solito prezzo di tariffa. 8. Per paitecipare di questi favori devono gli oggetti da esporsi essere consegnati franchi di spesa: poi, oltre alia solita po- — 2G2 — lizza di carico, devono essere accoinpagnati da una dicliiarazione di amiuissione dello scrivente Comilato generale; in fine, devono le pailicolari conipetenze di assicurazione per eventuali niaggio- li valori essere pagate toslo all" alto della coiisegna. 9. Gi' individiii clie acccmipagnassero gli oggetti da esporsi devono pagare sui piroscati la compelenza per un terzo posto. Cosi parimenti quelli che acconipagnano gli animali desUnali per r esposlzione, ne! trasporto suUe strade ferrate devono preudere nu viglietlo di lerza classe. dO. Tutte ie spedizioni destinate per T csposizionc devono essere niunite dell' indirizzo: « Al Coniitato generale per l' e- sposizione in Vienna. » 41. Le spedizioni per T esposizione possono essere traspur- tate da tutte le stazioui delle strade ferrate in Vienna, e dagli approdi dei piroscaii in Vienna, direltamcnte nei locali dell' espo- sizione neir i. r. Augarten , senza che slano piima porlate al- ia Dogana principalc. ed in quel locali avra liiogo in presenza di appositi funzionarii. da destinarsi a tale effetlo dalla Societa, il trattamento dazi.iiio. ■12. II trasporto ml locale dell' esposizione deve eirctluarsi a spese de;:li esponenli. II Comitnto generale pero si ofTre di provvedere a que.-to trasporto cul imzzo di appositi agenti e carrettieri per ])rezzi prevenlivamenle stabiliti e possibilinente nuiderati per tonto del- r esponente, qualora all' atto della spedizioue dclla dicliiarazione del Coiiiitato generale venisse a cio interessato, e fosse assun- 10 il compenso delle relative spese. ■13. Le niacchine, istrumenti ed utensili di cconuniia rurale e forestale, che dair estero ginngono a Vienna iu Vva di assegno, non abbisognano quando tntrano in Austria di una diehiarazione dettagliiita, ma sono da dieiuarai'si senipiiceniente come « nggtt- ti destinati per 1' esposizione. » 14. Venne disposto, che per gli oggetti, i quali ne!!' entr-;ta ill Vienna vanno soggetli al pagamento del dazio consumo, que- sto pagamento non debba aver luogo quando l.i dlchiarazioui; «!i ammissione del Comitato generale, colla (juale vengono essi — 203 —- Icgitliiiiati come ogjetti deslinati per 1' esposizloue, sia conse- ^iiata air ufTicio del (lazio cunsumo. 15. Di eguale eseiizioue gode, particoIarmciUe sotto la stes- sii coiidizione, il besliame die viene per 1' espo.^izione. (Jiialora peru il bestlame dopo teriuliiata l' esposlzione noii fosse piu cuii- dotto fuori di Vienna, deve 1' esponente pagare alia Cassa della Societi la competenza di dazio ton^umo per cio dovuta piinui di allontanarlo dall' i. r. Augaiten. 10. Gli oggetti soggetti al dazio consiiino iaiballali non veu- gono pero aperti alia linea del dazio consiimo in Vienna, ma, in caso di bisoguo, vengono da cola accompagnati nel locale del- r esposizione. 17. Subito dopo Tanivo della dieliiarazione da spedirsi, per mettere in ordine I' esposizione, al piu tardi fino al 1." marzo 4857 al Comitate generale, saranno da qui spedili a quegli espo- iienli, le di cui spedizioni fiirono amniesse ali'esposizione, gli oe- eurrenli viglietti d'ammissione. ■18. Ogni esponente riceve tie diversi viglietti d'ammissione, c preeisamente: o) uno rosso, il (piale nel caso del trasporlo d un oggetto coi mezzo della strada ferrata o dei piroscafi viene dato al momento della consegna delia spedizione: h) nno az/Uii to ; <|UaIe nel passare la linea del dazio consiuuo di Nienna, deve, u senso dei §§ -14 e45, i\i rendersi osten^ibile, e lasciarsi, ed c) nn vi^ilielto giallo, il quale deve esser reso oslensibile al- r ispelloiato del iuogo dell' esposizione luU' i. r. Augarten, ed ussicnra I aiiiiiiissione della spedizione allesposizione, ed il libe- ro accesso alia medesima per tutto il tempo della sua durata. 19. Riguaido all' urrivo degli oggelti da esporsi in Vienna sono da osservarsi i seguenti termini : (tnd)ard(i - Yencti ii\ psercizio si fuceia, lanlo per I' andala come pel litorno , con nn libasso della meta sui prezzi di laiiffa. A rego'are pertanto praticaniente una tale facilitazione vie- iie, per I' andala, disposto quanlo segue: 1. 0;-;ni spedizione di animali, strumenti o prodotti agri- coli, dicliiarali per r Esposizione d'economia riirale in Vienna, dev' essere dal niillente lomltardo-veiieto niunila a) della solita lettera di porto: b) del cerlilicato di ammissiirdila eniesso dal- I'apposita Commissione ; c) di nna copia semplice del cerlili- cato niedesimo. 2. La spedizione \>\w effeltnarsi tanto in porto affrancalo, come in porto (tssc(jn(ilo. ad arbitrio del mittente. 3. Le tasse di porto, di assicnrazione generale, di carico e scarico si conteggiano e si esigono nella meld prccisa di qnau- to aUiinienti vernbbero Cidcolale. — 2G7 — 4. Desidei-aiulo il mittente di sottoporrc gll oggetti spediti ad un assicurazioiie speciale, pagherd all' alto dtUa consexjna della spedizione 1' iniporto corrispondente all' eccedenza del valore di- cliiarato, senza ribasso di sorla. 5. Trattandosi di spedizioni di animal!, la persona incaricata di scortarli lungo il trasporto, dovra acqiiistare iin bigiietto di corsa di terza classe. Spedizioni di animali senza persona che le scorti, saranno respinte. 6. A giustifieazione del contegglo 1' ufficio merci in partenza iinira alia bolletta di spedizione la copia scmplice del certificate ritirata dal mittente, citando su quella, nonche snlla lettera di porto e sui registri d' ufliciOj la presente Circolare ( Data e IVumero ). I signori Capi slazione sono incaricati di dare a qiiestu Circo- lare la maggior possibile piibblicila, riservandosi la Sezione del traffico di far conoscere a sue tempo il nome e la residenza delle Comniissioni cui spetta concedere i prescritti certificati d'ammis- sibilita. Ferona li 20 marzo -1857. // capo del Tiajyico D.r MORA. A'isto «•(! ii|i|irovalo II Duelloie ilcir ilseicizio DIUAV. SOCIETA^ PER CONFEZIilJiE E PEP, VENDITA DI SEMI DI BACIII DA SETA Si\a, delia cpiale debba saperci grado il commercio onesto, e cbe sia reclamata da un bisogno reale. Crediamo cbe i liinghi dove ba infierlto la malattia, non dcb- bano farsi illusione sulla futiira raccoita, sia per le frodi avvenu- tc, sia perclie sembra cbe ancbe i' ottimo seme porlato nei liiogbi iiifelti, sebbene assicuri il prodotto del bozzoli, non basli ad im- pedire la malattia delie farfalle: ond e necessario il rinnovarlo per aver seta, se il coltivatore fu ingamiato nel seme; per aver seme, nel dubbio conferniato da varii fulti cbe il baco sano divenli crisalide anmialata. Crediamo fiiialmente cbe convenga a chi ha fede in noi, di darci lo commissioni al piu presto: giaccbe il nostro lavoro, lo lipetiumo, e limitato a quelle sole quantita di cui possiamo ri- spondere per sorveglianza personale; e saranno migliori le con- dizioni del prezzo se ci sarti dato di scegliere a tempo i bozzoli occorreuti. Se pertanto, o signore, vi torni gradita la nostra impresa, adoperatevi a renderia utile ai vostri amici, indirizzandoli al- r indicato stabiliniento, e invitandoli a pensare che se liavvi un conforto nelle disgrazie, e quello d' aver tentalo di evitarle con previdenza e con senno. Accogliete, o signore, le dicbiarazioni del nostro rispetto, e credeteci Firen:-c, 9 marzo 4857. Dei'ofissimi Serime da inipiegare erietlivamente i snoi ca- j)i(ali o nuitni nel miglioraiuento dell' agricoltura, e eon- cliiutlendo anciie (ineslo piiiilo della sua .Menioria coil' af- lermai'e die le banelie o casse del credilo agrario, sebbene diano esse pure associazioni di soli capilalisli, cio nondi- meno ne ilit'l'eriscono essenziahnenle si perdie si l\)ndano sul credilo piulloslo moliile clie reale, si perehe ammello- no r ammorlizzazione volunlaria ed a lermine brevissimo, si perdie inline si Irasnuilano, anzidie in sociek"! private, in (lasso Comunali od in Islituti di pubblica benelicenza. iMnalmenle il Toli siccomo riliene incaula oil iinpossi- bili' l;i proposla di una (|ualun<]ne forma c specie di asso- ciazioni' I'ondiaria Ira uoi, linclie sussislono, od ilUulono la jueiile, le gravi dilliiolla ed obluezioni die si laimo o con- Iro r idea del credilo i'ondiurio iu geueic, o coulro tuluna — 273 — (lellc sue formo od npplioazioni in ispccio ; cosi a oompi- mento della sua Memoria si fa a ribatterle tiitto ad una ad una mostrando com' esse non reggano veramente al mar- tcllo o perclie dcdoUe dai pregiudizii eda men che retti ra- gionaraenti in polilica ed in cconomia, o perciie afforzate da falsi dati di fatto od anche da fallacisupposizioni^ o per- ch^' trascuranli od ignare delle vere cause che rendcllero lueno prosperevole od anco infclice il loro riuscimento nel- la pralica applicazione. Talche, a suo avviso, tutta lasorte del crcdito fondiario dipende dalla scella giudiziosa tra le \arie sue forme e specie, dalla sua adatfabiiitfiod opportu- niUh allc condizioni speciali d' ogni paose, ed infine dalla re- golare e giusta sua organizzazione. Dopo di che I'autore si fara dcbito colla tcrza ed ultima Memoria sul credito fon- diario di csporre quel qualunque progelto di associazione del credito fondiario che egii avrebbe idealo come il piii acconcio alle nostre provincie. Secondo 1' art. 8 del reg. int. il dott. M. I?enve- nisti di Padova fu ammosso a leggore la scgucnte sua j^lenioria su le capsule soprarenali. Partendo dall'idea che le scienze fisiologiche e nicdiche non siano tenute in seno a questo illuslre consesso da mo- no delle altre naturali che vi contano si numerosi cultori, c che i punti sui quali sta conceiilrata di preferenzaalluijl- monte 1' attenzione dei mcdici progressisti d'oltremonte e d' Italia debbano eccitare preferentemente anche la vostra curiosila, io mi permetto di intrattenervi un poco sulle ma- latlie e sulle circoslanze in cui son lese le capsule sopra- renali o reni succenturiati che dir si vogliano, e sulla strut- tura loro fondamenlale, argomento sui quale ogni giorno — 274 — si logge nei giornali inglcsic franccsi qualcbe nuovacomu- nicaziono, dopo clic per una lunga serie di aimi furono condannali questi organi ad uii quasi completo e univer- sale obbiio. Ma nollo slesso tempo conoscendo quanto sono preziose le vostre ore e quanto utilmentc vcngono occupa- te dalle partecipazioni dei vostri soci ordinarii, non credo lecito a me, stranieroinquesto luogo^porlarvi innanzi una cosi lunga e distesa mcmoria che, per isviiuppare il sog- getto completaraente, eccedesse i limiti delta convenienza, ma solo di comunicarc a voi primi in forma di riassunto i punti pill salieoti pei quali vorrei che unlavoro, cui son pronto a comunicare per esteso su questi organi oscurissi- mi, potcsse ricliiamarcle considci'azioni, le ricercbe^ le os- scrvazioni dei dotti mcdici e naturalisti di questi ed altri seientifici Istituti. E a vostra notizia sicuramente il singolare trovato che da un anno a questa parte in circa T inglese Addison pre- sento alle rillessioni dei medici, appoggiato su gran numero di osscrvazioni sue e di altri Americani ed Inglesi sulla co- incidenza di una qualcbe organica e inaraovibile allerazio- ne purulenta, tibro-plastica tubercolosa, o cancerosa delle capsule suddotte col coloramcnto bronzino e quasi etiopi- co pill o meno esteso e piu o mono profondo delta cute, al quale si associano fenomeni paralitici, dispeptici, sempre crescenti Gno alia mortc dell' incbviduo (I). Forsc non vi e nolo altrettanto come io al)bia avuto la forluna di pronoslicare prima, e veriticare poi pienamente coir autopsia questa coincidenza in un malato dell' egregio c gentile mio collegadott. Mingoni^ il quale ne comunico la storia esatta^ dopo la sezione a cui undici medici di Padova banno assistito, nella Gazzettamed.Iombarda dclla fine del- r anno scorso. Tutli i sintomi descritti dull' Addison e che — 275 — compongono quclla forma ciii si b giiiatlaccatoil suononie erano prcsenli in qiieiriiifelico signoreche veniva progres- sivamentc annercndo c langucndo; e dopo mortc la sola grandiosa e proporzionala lesiono clie abbia I'erito Tocchio di tulti quanti crano gli osservatori fu la degenerazionc tu- bercolosa delle due capsule soprarenali, quale e dcscriUa dal Mingoni chc fu csatlo e veritiero sotto ogni aspetto. Solo die ai suoi parlicolari aggiungerei, appellandome- ne a quanti eran presenti, una corla estensione di anneri- iiiento nel peritoneo e una piu considerabile altozza dellu sostanza cinerea di quel cervcllo. L' csistenza del pigmento nero, alia eopia del quale nel reticolo malpigbiano si altri- ])uisce giuslamente la tinta ])ronzina di tali nialali, anco sulla faccia del peritoneo fu da altii veduta, come e fatlo note dal Las6gue:la sovrabbondanza della sostanza cine- rea del cervello, che e pur dovuta a soprasecrezione di cellule pigmcntali, non Irovo ancora comunicata da alcuno e ne raccomando la ricerca in casi consimili ; lo stato della niobilitci si prostrata in questi infermi ricbiamando una spiegazionccbeancornon si trova dal la to patologico, nulla altro ancora si e comunicato dai medici intorno alia rela- zione chc puo esistere tra la deposizionc aumentata in qual- che parte del corpo delle cellule granulosc pigmcntali e lo stato anatomico diverso dal normale delle capsule soprare- nali, se si eccettui la loro condizione nei negri, i quali, come c ben nolo c patenle, banno sovracaricbe di quelle cellule e il reticolo malpigbiano della cute e I'iride e la coroide de- gli ocelli, e seeondo Meckel il veccbio e Caldaninostro, Pc- cblino, Socmering, Virey ed altri osservatori (2) la sostanza cinerea del loro cervello. La grandezza nei negri, la ripic- nczza di umor nerissimo come nei veccbi, il cangiamento di forma di queste capsule osscrvata da (Hassan fu confer- — 276 — mala posteriorraente da tiitti gli osservatori, e basli consul- tare su queslopuDto Connuli ,Vircy, IMcckol elluscke(5) per rimanere pienaDicntc convinli. lo per altro, ciic non ehbi occasione di veriflcare codoslo fatto, propongo, a chi fosse in grado di farlo, la importante ricerca, so allato alia in- conlraslabilc mutazione di forma c aumento di volmne sii cui lulli si accordano, esista in tali casiunanormale strut- tura del viscerc capacc di soslonere una azione accresciu- la, o una anomala clic impedisca Tazionc sua solila; c do- mando se da questo lato si possano rassomigliare allc ca- psule del felo die fimzionano tanto, o a quelle del vcccliio o dei malati d' Addison die non fuiizionano punlo: giac- die se guardavamo alia esterna apparenza di questi or- gani nel malato a cui fo ccnno parcvano la pure non al- tro die ipertrofici, ma allordie inlcrnamentc li csaminam- mo si trovarono coinpletamonto degenerali, e cosi fu nei tanti casi raccolti da Danner. Dico cio, perclie sarebbe quesla la sola eccezione die Irovar si polesse alia gencrica proposizione : volume con strultura normale accrcsciutoc sccmatao lolta deposizione di pigmenlo nd corpo; strutlura anomala o volume diminuito, e accresciula deposizione di pigmento, come passo a comunicarvi, per modo tale die probabile risuili I' opera di questo capsule cssere dcstinala alia distruzione del pigmento, come forse altre glandule, a cui cosi a lorto furoiio accomunalo in una classe, servono alia sua formaziono. Trovo di fatto nelleosservazioni di Blasio cBarlolino (5) 1 'ingrossamento come pugno eon ammollimenloeripicnczza di umor alro ed arenule ddle capsule soprarenali, congiun- to coH'orina fatta nera da copioso tramestamento di cellu- le che i vecdii diiamavano pulvisculi o fuliggini o carbono. Trovo die nei vecelii(5) ralroiia con cssiceamenlo c degc- — 277 — nerazionc delta corteccia e con annerimcnto profondo del- I'interno uraore delle capsule soprarenali u fatto costantc e la loro totale scomparsa e frequentissimo avvenimento, e iotanto la sovrabbondante e preternaturale deposizione delle cellule c conglomerali pigmentali in varii tessuU del corpo e pur fatto che costantenieute si osserva nei soggelti assai vecchi (G), Aon solamente ne vanno sovraccarichi i pol- raoni in modo scmpre crescenle, e sotto la loro pleura^ e nella cellulare frapposta ai loro lobi, e nolle vescichetteche li compongono, e luugo la direzione dei vascliiui cbe vi scorrouo inlorno; non solamente ne sono tinle contempo- raneamentc le glandule bronchiali, cosiccbe la pseudomela- nosi del polmone ando considerata come uno stato norraa- le deir uvanzata vecchiaja, non solo si trova sparso il pig- meuto nero (lobstein) anco nelle sierose, nel fegato, nelle ai'lerie ossificate dei veccbi, ma la loro peile ancora ne va spesse voUe saturata in modo che ilsuo colore suole essere spcsso bruno o giallastro piii o meno carico (7). Uu'altra conscnziente coincidenza io pure osscrvo nei tisici(8)ossia negliaffetlida lubercoli polmonari,ericliiamo anco sovr' essa, inavvertita finora come la precedente, le vostre riflessioni. Sappiate che i tisicihanno quasi serapre, si puo dire, anzi ebbero tutte le volte che a questi organi I'occhio fu rivolto dai notomisti, degenerate e poste fuori di azione le capsule soprarenali. Questo fatto accennato dal Louis, cbe vi vide la intillrazione grigia^ fu posto in bella luce da Meckel il giovane, che trovo le capsule quasi sempre di straordinaria grossezza si, ma con ampliata ca- vity e degenere sostanza nei soggetti morti di suppurazione tubercolosa dei polmoni. Mollissimi dei casi raccoiti poi da Addison, da llutschison, da Danner cdagliscrittorifranccsi cbe no parlaruno nella Gazzetta medica di Parigi, cd esibi- — 278 — li come casi di nialaltia di bronzo o dell' Addison, appnrle- nevano ad individui profondaraentc luberculati nei loro polnioni. lo sospetto poi che I' osservazionc singolarc di Waiioii ricordata da Morgagni, die trovo lo capsule nei labidi della solita grandczza in mezzo alia eonsunzio- ne delle altre parti, si riferisca al volume ma non all' in- terna loro struUura che fosse sana, lanto piii che Wefer e Peyer nei tabidi le trovarono o converse onninamente in scirri^ o colla cavita allargata, e fracide e spappolabili nella sostanza. Or bene, anco nei tisici, nei lubercolosi, il pig- mento nero abbonda, e precisamenle coIli dove meglio fa di se mostra negli uomini decrepiti, cosicch6 appunto le pseudometanosi vengono dagli autori dichiarate esclusive propriclA dei decrepiti e dei tisici. Anco nei tisici sono an- neriti gli apici dei polnioni e le glandole bronchiali, e il pigmcnto vi si trova diffuso sotto forma di nuclei, d' infil- trazione, di slrie, specialmente se il processo di cicatrizza- zione delle caviti tubercolari 6 bene avviato: ed anco nei tisici osservai con Gubler, Lutot (0) e qualche altro la gran frequenza con cui apparisce terrosa c bronzina per copia di pigraento entro al reticolo malpighiano, e precisamente bruttata di piastre gialle la cute della froute, del viso e delle mani, non meno che nelle gravide. Credo poi d' intravvedere nei campo della notomia comparata un altro fatto cospirante coi precedenti a pre- sentare conteraporanea alia imperfezione di queste capsule la soverchia accumulazione del pigmento nei corpo ani- male; ma nc fo un semplice cenno perche 1' attcnzione dei naluralisti nonfu per anco sufticientemente applicata a que- sto punlo di istologia comparata, ed io non so ne posso /supplire al loro difclto, ma solo annunziare un sospetto ed csprimere un voto, che aJcuno dei vostri illuslri confratclli — 271) — sapi'iJ bene raccoglicre e fccoiularo. JNella classc doi rcllili c (lei pesci ( 1 0) il volume, e I'opera per consegucnza dello capsu- le soprarenali, e straordinariamente ridotto per modo clie fino a poco tempo fa si dicevano rare a trovarsi uei rettili, mancanti affatto neirordine dei pesci. Anco Carus le negava ai rettili branchiati e ai pesci; ma seppurc eio e falso, se an- co sono esatte le appreziazioni come capsule soprarenali di que'certi corpicciuoli simili a loro per collocazione e strut- lura, se non per numero e figura, clie trovarono in tulle le quattroclassi dei rellili, neile raie, neglisquaii enei pesci os- sosi, NageI,Retzius,Uatke, Gruby, Stanius^Dailechiaje, Mid- ler ed Ecker, che riassunse i lavori di tulti questi e viag giunse i propri trovati, non puo per allro rimaner du])bio dopo un allento studio della pillura cb'essi ne fanno, come sian corpi soprarenab inlinitamente piii piccolie raenoper- felli e scarsissimi di nervi, se si raffronlino a quelii cbe uppartengono agU aUri vertebrati e segnatamente ai mani- miferi e aU'uomo. E pare che vada di conserva con questo fatlo 1' altro di una certa periferica soverciiianza ed in- terna diffusione del pigmento in codesti animali. Non posso cerlamente far a meno di ricordare come, al contrario di quanto negli altri animali si osserva, Cuvier, Ilenle, Noak e Iluscke moslrarono (II) cbe oltre dei luogbi soliti especial- mcnle della cute, in quasi tutlio nerissima o pienadi splen- dori metallici,, il pigmento al)bonda sotto il peritoneo ed altre membrane sierose, nelle mucose della cavita della bocca e della lingua, e nelle glandule del mesenterio dei pesci e di al- cuni rettili. Lobstein ne trovo nelle rane sane perQno in- torno ai nervie ppecialmente ai crurali, e Blumenbacb e Virey soslengono (12) cbe tanlo e penetrate) c immobile il pigmento in loro da cssore incorporato coilepidcrme degli animali stessi, esclusi percio dal caso dcllalbiuismo. A.1 ro- Scrie 111, T. II. o7 — 280 — vescio io veggo cbe dove mnggiormcnte sono isviluppati e grandeggiano, e per intorozza di slriUtura meglio pos- sono esercitaro le proprie fiinzioni le capsule soprarenali, ivi appunto difelta, negli stessi luoghi il pigmento. Cioc- ch(i in nessun' altra circostanza meglio si osserva die nei primi mesi delia vita fetale dciruomo. Tutli gli ana- tomici antichi e modorni hanno ripetuta con grande loro sorpresa I'osservazione die nei primi mesi della vita in- traiiterina il feto solo dell' uomo ha si straordinariaraente voluminose le capsule da essere esse piii grosse dei reni per divenire poi eguali a questi, e poi minori come re- stano per tutta la vita, sebbene dopo 1' uscita alia luce tornino a crescere di bcl nuovo, e in modo die nel- I'aduUo vcngano in generale tre volte tanto grosse in con- fronto del neonato; tutti dai piii remoti tempi agli odier- ni vcrificarono questo fatto e insieme a quello la somnia copia di sangue onde son ricchi, e la grandezza della vena che se ne spicca poco minore della eraulgente(narvey); ma iiiunone trovo unaltro contemporaneo, il quale per raglone di analogia perfetta con quelli dove il legame di causa ed effetto 6 evidente potesse esserne con qualcbe ragione con- siderato conscguenza e scopo. Or eccovi I'osservazione che io fo: nei primi tempi della vita fetale, in quei medesimi du- rante i quali cade sott'occhio queila grandiosa predominan- za dei corpi soprarenali, la coroide e I'iride dell'occhio del feto uraano nonclic; la cute colle sue appendici pilar! man- cano di nero pigmento: e cio tanto e vero che se una cau- sa lisica o morale, com' 6 piii spcsso, agendo sopra la ma- dre sospenda I' ulleriore deposizione della sostanza colo- rante che avrebbe dovuto succedere piu tardi sui nominal! iessuti, che sogliono esserne ricettacolo ordinario e norma- le, si ha un moslro albino, il quale, sccondo che acceunava — 281 — molti anni addietro la bolla nienle di mio padre e confui'- mava piii tardi ncl Jouru. complement, del 1825 il dollor Mansfeld, altro non 6 che una dcllc tanlc mostriiosila per ritardato sviliippo , Ic quali lianno luogo lutte le vol- te die gli organi prcscnlano una di (jucllc gradazioni primi- tive della loro esistenza che furono normali in una data epoca ma sono anomalc in un'cpoca piu avanzata dell' esi- stenza (Meckel). Sul qual proposito doll' albinismo, che se t" dato raramente osservare negli individui della specie umana, e dalo frequentemente e facilmente di studiare in moKe specie cosi della classe dei mammiferi come di quella degli uccelli, posto(l.") ilfalto osservato nello stalo oppo- sto deU'orgauismo, che b quello della nerczza etiopica, del- r abbondanza del pigment© nella sostanza cerebrale e spi- nale non meno che nella cute e nella coroidca (2.°) 1' altro fatto della prevaleuza organica deile capsule soprarenali nel feto uraano quando 6 ancora decisamente albino, io proporrei la ricerca se si veriflcassero queste due circo- stanze; vale a dire: se negli uomini e negli animali albiui c'e difetto di pigmento anche nel cervello, le cui funzioni inlclletluali e morali si veggono tanto indebolite e prostra- te :, e se y'i) prevalenza materiale delle capsule soprarenali, in raodo che si potesse forsc giungere un gioruo alia con- clusione: che I'albinismo ii una raostruositi per ritardata e sospesa involuzione delle capsule soprarenali e non altro. E forse per questo che si preferiscono i ratti e gli altri animali albini per estirparc le capsule surrenali ? Questi fatti di coincidente sovrasccrezione di pigmento con piccolezza, atrolla o degenerazione qualunque delle ca- psule soprarenali, e sottosecrezione del pigmento medesirao con originaria e naturale grandezza degli organi stessi che non trovo in alcun luogo ricordati, io mi pregiava prima — 282 — tli tiitlo (li sottopnrro qnesl' oggi iillc voslrc nicJitazioni iiclla spcranza I'lie IViUlcianno miove ricerelie capaci cU ridm-ie ailoslato tli vcrila o ili errorc cicciso qiicsto mio gia acccnu:i(o\i sospeUo: servircquestecapsulo neH'organismo aH'oggeUo di sciogliere, dislruggere, ncutralizzare o conuin- que far scomparire parte di queUc cellule equci granulipig- racntali la cui produzione ad alLri orgaiii o sistemi e devoliita. A conferraa del quale assunlo slimo inulde ridurvi alia memoria, siccome cosa che erudili come siete dovete cono- scere, gli esperimcnti recenti di BroAvn Sequard sugli cffetti delia cstirpazione tolale di qiiesle capsule negU aniuiali, dalia (juale operazione, non scmpre,uia 11 uiaggior numero dclle volte, ad cssi mortale, I'isulto qual rimarcabrle effetto raccuinulamenlo di granelli, plaeche c cellule di pigmento, nou nclla cute, che a questo avveniiuento forse manco il tempo necessario perclie succedesse, ma sibl)ene nella mas- sa sanguigua, die gii si dice anemica o leucemica anco nel- la malaitia di Addison, degli animali, ed anco di abbondantL cristalli, die specialmente si fonnavano nella vena cava in- feriore, c ben diferivano da quelli di emaloidina: non cli6 \q osservazioni dello stesso autore ivi comunicate sulla di lui chiamala malattia pigmentaria di uccelli, nella quale egualmente questi due fatti si trovano riuniti: lesione coo- gesliva o infiammatoria delle capsule notabilissima e accumu- lainento di piastre pigmentali nel sangue. Ma non trovo ogualniente sovercliio di far notare con altenzione come nell'un caso e nell' altro i fenomeni dinamici principali si rivelassero nel disordine dclle funzioni cerebrali e spina- li, consistessero essenzialmente in apparenze paralitidie degli arti, in convulsioni tetaniformi od epileltiformi, qua- si avesse agito sugli animali la noce vomica o la stric- nina, in delirio o in irabccillitii, (l.")pcrclic fenomoni ner- — 283 — vosi tli siniil fatl.i si dicdero a A'edcro nollu nialallia di J)ronzo dcir Addison, (2.") pcrcli«^ Jacobson dichiaro avere verilicalo coiiio nelle mala (tie della midolla spinale e del corvcllo le capsule sopraronali si veggono sovcnli volte altcrate; (3.") perche Bartholiiio cd altri anticlii le rilro- varono difese da Ihiido negro nei soggetti che furono ipo- condriaei ; ( i.") perclic Ilewson, Cooper, Meckel, Metzger, ^^i^sio^^, Klein e Soemmering, come si rileva da una stii- penda nota apposta d;i questo anatomico all' anatomia palologica di IJaillie trovarono cosi frequcnte rappialtiraen- lo, rappunlimenlo, il colore oscuro, insomma I'atrolia o la mancanza di qiiesti organi nei fanciulli scemi, fatiii o inenteecali o irabeoilli da far dire a quest' ultimo die si deve ammellere con ilewson generalo questa coincidenza, sebbene quale sia e dondo derivi ii legame die unisce questi fatti non si sia potuto tinora determinare (13). Ben e vero che il Mekel figlio disse essere stato in tutti questi casi non meno che negli altri da lui e da Otto osservati imperfetto lo sviluppo della niassa cerebrale e del cranio: ma di quale organica o materiale imperfezio- ne trattavasi ? Dipendeva forse da sovrabbondante depo- sizione del pigraento nero cerebrale, da una prevalenza della sostanza grigia sulla bianca ? lo sono ben lontano dal poterlo asserire: io non posso che offerire un allro sospetto, suscitare un'altra curiosita di falli ignoti posta innanzi naluralmenle dalla analogia che tengono coi piu noli e gii accennati ; e provocare ardenfemente anche su questo punto nuove cd intcressanli ricorche. Sin qui, o signori, ho ceroato d'indicarvi i fatti noli sinora per cui c^ lecito fondatamente sospcttare che I'uf- (icio (Idle capsule sia riposto nella virtii di sccmare o di- struggerc o tenere nclle debitc proporzioui la sostanza — 284 — pigmcntalo ncra die dal sanguc va ad cssere depositata siilla cute, nell'occhio c nella sostanza ccrcbrospinale de- gli animali, c suggcrirvi lo vie da pcreorrcrc e le indagi- ni nuove da istiluire dictro alia scorta deil' analogia per dare una plena dimostrazione o una seonQlta decisa a questa che sinora non credo Jecito chiamare che ipote- si, Ora passero, per aiutarvi in qiieslo procosso, ad ac- cennarvi alcuni iinporlantissimi risultati dell' osservazio- ne anatomica dai niigliori suoi cullori lestilicati e da me in alcune riccrclie islituile sul cadavere uniano appicno vcrilicale, da cui risulla certo lo slrcttissimo vinculo che lega quesU organi singolari, e sinora ingiustamente po- stergati, col sisteraa venoso, del quale a giusto titolo devo- no cssere cliiamali una cflloroscenza^ una superfetazione, una espansione. Quanto questo risuUato, egualmente dai tanti die parlano di qiieste capsule non conosciuto^ o non detlo, sia agli occlii uiici inipoitanle, non occorrera a far- vene persuasi liingo discorso: subilo ch'io vi faccio sapero cio die forse ignoratc, avere io speso ncl primo volume della mia opera sul sistema dei vasi anatomicamcnte consi- derato nelle sue fisologiclie e palologidie condizioni un lun- go ed assai pensalo capiiolo a dimostrare, die la secrezio- ne del pigmenlo nero, sia dove naturalmcnle appare, sia dove patologicamenlc si raccoglie sottoil generico nome di melanosi, 6 non mono di quella della bile, una sccrezione di origine venosa, una deposizione i di cui demenli chimi- ci e istologici si staccano dalle reticdle venose dove meglio sono sviluppale e cospicue. Qual sia la forma e lacollocaziono ordinaria delle cap sule atrabilarie o soprarenali negli animali che ne son prov- visli, e neiruomo, com'csse si corapongano da due sostan- ze, una corticalc, soltile c rcsislenlc, e TuUra midollurc piii — 285 — abbontlantc c mollassa, clic la corticalo si componga scm- pre di alcuni prolungamenti rctlilinei dell' involucro ester- no, di poclii sottili e longiludinali vasi capillari singolar- nionte arteriosi, c di moitissinii fdainenli nervosi decisa- menle gangliari clie son compagni di quesli; e piu di tutlo e costantementc di grandi e giallastre vescicole scccrnenti, chiuse, rolonde, poligonali e di variissime altrc forme, am- uiassate o disposic in serie e cordoni, formate di una mem- brana mista e plena di un plasma ricco in albumina, rae- scolato a granelli piccolissimi e niiraerosissimi di albumi- na concreta, e di si numerose particelle grassose da rasso- migliare talora alle cellule di un fegato grasso, e di cellule, e di noccioli da cui nascono nuove ■vescicole mano mano che le vecchie si van consumando ; lutto questo ai dotti che mi ascoltano uopo non 6 che distesamente io venga espo- nendo ; essendo tutt'altro che novita per chi coltiva la scienza, e tutt'altro che oggetto di conlcstazioneper chicon- sulta i dettami dell'osservazione : che daila corticate sostan- za di questi organi ovunque esistano e per lutto quel tempo che sono apparisccnti e separato un uraore ricchissimo di proteina e di grasso, il quale in qualche luogo dev'essere versato e a qualche segnalato uflicio deve servire (14). Ma entra questo a rendcre piu attivo e pungento il li- quor seminale a cui si raesce; concorre versandosi nei con- dotti o nei serbatoi dell'urina a produrrc la dovuta copia o la composizioue naturale di questa escrczionc, s'inflltra nei linfatici e per questi o nei condotto toracicoo nei serbato- io del chilo, a perfezionarne la chimica crasi o la istologica conformazione^ pcnetra nei lubi nervosi di cui abbonda la glandula, c per questi propaga al ccrvello od ai nervi le sue cmanazioni? Tutte queste ipotesi (Io) furono successiva- monto propostc, c piii volte affondatc lornarono a gallcggiare, — 28G — ma I'osservazione e la complcta analisi di tuUi i falti die qncsla veniva somrainistrando luttc omai lo distnissc scnza speranza di risorgimcnto; meutre la considerazione dei reali, palenli c costanti rapporti clie vedretc avere qiiesta corlcccia secernenle col sislema delle vene parmi possa indicare piu cliiai'amcnle il sito di sbocco c il luo- go di deslinazionc del fliiido proleinico-adiposo-granula- re clie ne scaturisec. lo sono coslrello ad indicarvi soilanlo qucsle siogo- lari altenenze delle capsule soprarcnuli colla parte piu centrale del sistenia vcnoso cui sono applicale, sidle co- noscenze delle quali se molto merito non e a negare ai piu inodcrni cultori dclla nolomia uiicroscopica, cerlo una gran parte ne resta airimmortale nostro Morgagni, la cui lettcra ventcsima sui lavori del Valsalva deve cssere eon- siderata per un capo lavoro di erudizione niedica, e di anatomica sapicnza, c tenuta in conto di monografia in- dispensabile ad cssere conosciuta da chiunquc si accinga a parlare di questi piccoli nia importanli ordigni del cor- po nostro. (1.") E prima di tutto va considerata I'insignc differenza clie passa tra il volume delle vene e quello delle arterie die appartengono a questi organi secernenti: Vin- slow, lliolano, Morgagni e Marchetti notarono cho il tron- co venoso delle capsule e cospicuo, ampio ecrasso, meutre le arterie sono tenuissiinc e tali da poter cssere a mala pena vcdute e quasi trascurate daH'anatomico : la vena cap- sulare destra die si getta nolla cava inferiore subito che 6 uscita dall'organo, e la sinistra che dopo un corso piii lun- go linisce per mcttere nella renale sinistra sono amenducdi un volume e di una solldita che a prima giunta contrasta colla esilita e colla sottigliezza delle arterie corrispondenti, die da varie fonti proccdono e alia cortcccia sono direlte. — 287-- (2.°) La pranta comunicazione di queste vene coll' interna parte midollare dell'organo viene in secondo luogo a col- piro 1' occhio dell' anatoraico iu quanto in nessun altro Juogo, eccettuata forse la niilza (Vinslow) e dato con eguale facililii far penetrare i liqiiidi od insufflare T aria dalle ri- spettive vene negli intimi ripostigli di un organo in modo da rigonfiarlo e distenderlo cnormcmente^ e da questo ri- cacciarli coUa comprcssione nella vena e spingernelo fiiori completamente per quella via, quanto in queste capsule av- viene, giacclie e false cbe nelT una direzione, o nelf altra esistano impedimenti valvoiari clie colla loro posizione si oppongono alia riuscita in senso inverse di questa prova, com' e vero clie inanca ogni sorta di valvola a queste vene, sia lungo il loro corso, sia dove penetrano e si occultano nella sostanza dell'organo, sia nell'asse di questo (Huscke) che longitudinalmente percorrono. (3.°) Poi si preseuta aclii guarda uiinulamente e atten- lamente per entro alle capsule soprarenali coine apparve chiaramenle ai piii antichi e a tutli i piii recentl indagatori delta cosa,chetutti, per amore e per necessita d'esser bre- ve, tralascio di nominare, il latto singolare ma verissinio della interna struttura fungosa, varicosa, spongiosa, caver- nosa ed eretlile della seconda sostanza o midolla di questi visceri, la quale d' altro non e composla fuorch6 d'una se- ric di cclle^ concameruzioni o cavernette a pareti sottili e comunicantitra loro^ risultanti dallo allargamenfo varicoso, dal flessuoso contorcimento, dalle anastomosi frequentissi- me^ dalla deeomposizione cavernosa della vena, o seno, co- me pella sua ampiezza Cuvicr la noma centraUj con cui tutte comunicano liberamente, come questa lo fa col tronco die 6 meno grosso di lei clic esce fuori, di una moltitiuli- nc di fili ncrvosi e rigonfiamenli gangliari, vcri uervi va- Scr.c III. T. 11. 58 . — 288 — scolari chc Ic circondano e inlessono d' ogni dove , e di sangue piii o meno aUcrato ncl niodo e per le ragioni die accennerovvi in apprcsso, clie le ricnipie, Quesla intima struttura so dalTuna parte rende ragio- ne della molle cedevolezza c della facile docorapoQihilita, delia ]>ronta nuidificazione (Ilenle, Ihiscke) della sostanza raidollai'c delie capsule soprarenall, se da spiegazione della lanto conlrastata cavita interna di qucste glandule vasco- lari, e con \erita la moslra accidculale, cd ora la fa ripe- tere dalla apertura della loro vena longitudinale e centrale, ora derivare dalla lacerazione tanto facile delle pareti di varie cellule tra lor vicine; moslra insieme la stretta ana- logia, e i legami di parentela clie corrono tra quest! orga- ni c la milza e i corpi cavernosi delle parti nei duesessi de- stinate all' opera della generazione, c rende nieno strana con cio e men difficile a concepire quella coincidenza di prevalenza di sviluppo o di riduzione di volume clie fu lan- te volte, non pero sempre osscrvata da iNIorgagni, Meckel, Vauquelin, Lohslein, Otto in poi tra le capsule atrabilari e gli organi generativi delluomo bianco, del negro c degli animali, senza clie percio si sia coslretti a ricorrere alia analogia di funzione, e s' abbia piii a pensare come negli anticlii e nei moderni tempi penso taluno clie I'umore dalle capsule separate dobba essere inipiegato comunque nell' o- pera della fecondazione edelT accoppiamento. (4.°) Vicncda cio spiegata I'altra particolaritasulla qua- le piii d' ogni allro in un' apposila mcmoria si approfondo e rislelte il celebre Raver e consisto nella somma facilita e frequenza con cui le capsule soprarenali sogliono andare incontro alia apoplessia ossia al riempimento di sangue nero sotto della loro corleccia, cosi da somigliare di poi a tante voluminose cisti sanguigne chc fanno per F una o — 289 — l>€'i' r altra parte del ventre sporgcnza ed insigne moslra di se, ed (i fenomcno proprio sollanto di quegli organi spu- gnosi e sanguigni nclla cui composizione la parte principale e soslenuta dai capillari veiiosi aggomitolali^ allargati e de- composti e nel tempo stesso assottigliati nelle loro pareli estremamente, (5.°) Che siano poi sporgcnze, e come mi lasciai seap- pare la frase, quasi tante effloreseenze o fiingosita o diver- ticoli e siti di refliisso, come si espresse Cuvier deipiii cen- trali tronclii venosi, e palesato, a parermio, non meno die dai precedenti, da un altro fatto, di cui Taaatomia compara- tiva ci ha recentemente lasciati inpossesso, c fu meglio che da altri posto in cvidcnza dalT Ecker, ed e questo : die in alcune classi di animali le capsulo di cui parliamo sono co- me innestate o piantate sopra le vciie mcdosime c formano quasi corpo con esse: nei pesci che ne sono provvisti sono come incalmate {fjreffc) sui vasi venosi. Nei batraciani si c veduto che quesli organi circondano le vene reuali efferenti alia loro uscita dai rene, o per dir meglio essi formano par- te della parete di queste vene, come Gruby ha fatto si ben vedere,, e come e facile accertarsene fendendo questa paro- le. E cosi nei clieloniani sono collocali (Ved. Cuvier) sopra e in parte eutro lo spcssore delle pareti di un plesso di vene renali efferenti: che so questo non e precisamentc il caso dei sauriani, certo e pero die si tratta di disposizione ana- loga e vicina, posciache nella lucertola agile ogni capsula soprarenale forma un corpo giallastro, stretto e lungo, ap- plicato esatlamentc sulla vena renale cfferente a sinistra, e sulla vena cava a destra, e legato a questi tronclii per vasi numerosi intermedii. (6.°) V e finalaicnte noil' ordinc degli animali inferiori che sou provvisti di questi organi secernenti uu'altra sigui- — 290 — iicaliva disposizione, una singoIurU;i (legfnissima di riflesso a lueritevolissima d'essere illuslrata da studii ulteriori, die raostra la slretta dipendenza iu cui si Irovano dal gran si- stema dclle vene, e i grati rapporli di funzione cbe serban coil quelle: e tale singolarila e riposla in cio che in quegli animali la capsula soprarenalc si vede frapposta a due or- dini di vene, le cui raiuificazioni si Irovano disposle in mo- do opposto, vale a dii'e com' e del fegalo in ogni classe di animali; la sostanza lore si trova riccvcre delle vene infe- renti analoghe alia porta, e rimandare delle altre vene ef- ferentida paragonarsigiustamentealle ep a tic he. iacohson v'l- ti'ovo che alcune delle vene spinali, Ic quali vengono dalla parte inferiore e media della midolla spinale, pervengono a quesli organi. Dopo essere uscite dalle vertebre, esse si uoi- scono alle vene intercostali e formano una o piii branebe che vanno a raggiungore codeste capsule. Negli uccelli le vene spinali uscenti dalle aperture collocate Ira le vertebre Inferiori si uniscono alle vene intercostali infcriori, e non formano clic una sola branca che segue la faccia interna delle coste o passa nelle aperture dclle porzioni vertebral! di queste coste, si curva in seguito e si porta nelle capsule soprarenali dello stesso lato; arrivata al bordo superiore o air inferiore di queste capsule cssa si sparle in due ramili- cazioni che scorrono lungo i bordi e si suddividonoin una inflniti di ramificazioni piii piccole, le quali si perdono da tutti i lati nella sostanza dell' organo. Jacobson prova che questi sono vasi i quali portano il sangue, e che corrispon- dono alle vene uscenti dallo stesso organo, le quali han- no un gran numero di radici nella sostanza dell'organo, so- no corte ma molto grossc (16). Questo piccolo sisteraa di vene cbe si dirigono alle ca- psule soprarenali subisce delle raodiflcazioni negli uccelH — 291 — ncqualici del gcnere colymbus. Qiianfo agli ofuliani poi Ret- zius, llatbke ed Ecker, die fecero eccellenU ricercbe su questo soggetto, insegnano egualmente die il loro sistema venoso e doppio: oltrelcveiie cfforenli, essi posseggono del- le vciic inferenli, una specie di vene parte, delle quali tali sono 1' origine e il Iragitto. Lungo la colonna \ertebrale e pegli spazii intcrcostali si veggono di distanza in distanza sboccare dei troncbi vonosi risultanticiascuno dalla riiinio- nell.") di una branca intercoslalc che si dirige alloindietro per lo spazio intereoslale; ("i.") di una branca dorsale rioe- venle il sangue dalle vene dorsali e inpcrlicolare dal plcsso venoso spina le. I Ironcbi venosi si comparlono come se- gue: gli antcriori si geltano nella vena porta del {egato, al- tri collocati piii indiclro si aprono nella vena cava poste- rior c, le posterior i finalnienle guadagnano i corpi soprare- nali e vi si risolvono in una rele cnpillare assai ddicata. II numero di queste vene afferenti e variabile. II corpo so- prarenale deslro, piu voluminoso e anleriore, nericeve or- dinariamenle due o Ire, I'allro uno o due. Le- vene sopra- renali effcrenli si rcndono: quelle della parte desira nella vena cava posteriore, quelle della sinistra nella renale effe rente di questo lato. Sicdiedunque, come Jacobson ba falto, uopo e conchiudere cbe negli uccelli e negli otidiani le glandule soprarenali hanno del paro cbe i reni due specie di vene le une cbe apportano, le alfre cbe csportano il san- gue. Non so poi se si possa egualmente concbiudere con esso che questa organizzazione puo serviredi segno caratte- ristico a determinare negli altri rellili e nei pesci se gli or- gani cbe si sono risguardati come analoghi alle capsule so- prarenali lo siano in realta, esospettare insieme cbe in qual- che caso e in qualcbe epoca almcno della vita degli animali pill in alio collocati sulla scala degli csseri possa verificar- 292 — si lo stcsso awonimento. il hravoanatomico Gratiolet si sta occupaiulo till v;ui() tempo deilo vcnc portc, com' egli le chiama, detto capsuio soprarcnali, ma ancora non ne comu- nico i risuilameiiU tlie cerlo saraiuio riec'ii d'inlercsse e forsc illiislreranno (juesle ultiinc qiiisUoni. Kcsta pero sem- pre, a mio credere, dimostralo da quesli falli elie io non in- •ventai ne scoversi, ma solo avverai e trassi da quella oscu- ritii in ciii giaccvano ravvolli, e avvicinai insieme per quel lato dal quale naluraimenle si corrispondevano, e in ordi- ne succcssivo disposti venni a sottoporro ai voslri rillcssi: clie le glandule soprarcnali si possono considerare come sporgenze della vena cava c della rcnale, o nascenti nello spessore delle loro tonaclie slcssc, o inncstatevi sopra, o im- mediatamenle ad esse appoggiale, o brevissimaraente, o poco piu distanti dal loro asse , ma sempre con esso largamente e facilmente comunicanli da un lato solo; o come intersczioni IVappostc a! corso delle vene e con quel- le liberamente comuuicanti dai due lati opposti come lossero due piccoli fegati; sempre all' oggetto clie queste vene si decompougano in una specie di viluppamento ser- pentino c ripetutamente contorto, si espandano in un com- plesso di cellette e concamerazioni; si assottiglino sensibil- mentc nello spessore delle pareli cosi che piu fragili ne piu trasparenli possano diventarc (Rayer)^ si adornino e si investano, come forse niun altro organo per nobile ed ope- roso che sia del corpo nostro di ramificazioni, reli serra- te nervose, e di globuli ganglionari ; c, ciocche piu monta, si coprano e si ammantiuo d' ogni inlorno con un lessuto glandulare formalo di vesicole secernenti un liquore che, quando e puroe da esse sole eslraUo, e lallcscente(Bilinger^ Ilemme, Roesslein , Bischoff) cd analizzato si Irova estre- mamente riccodi albumina,digranolli proteinic! c digrasso.. — 293 — Ragion vuolo iiatiirtilmenle clic si ( retia dovcr questo liquorc spargcrsi per csosinosi, o per deiscenza dclle ve- scicole, nel sanguc venoso clic soUo vi scorre lentainente e quasi a contatto vi slagna, e a Iratli piii o mono abliondan- tcmente vi rclkiisce; giacclie condoUi escreloi"i (17) parti- colari clie lo estraggano di ia c lo versino allrovc, per quanta diligonza vi ablnano adoperata intoriio gli anatomic!, nun se ne sono ancora trovati, e ognuno presentemcnle va per- suaso che quei filamenti o lubelti die di condolti escretorii si ebbero in conio, altro non erano fiiorcbenn'artoria, una vena, un linfatico o un nervo che appartencvano all' orga- no; e d' allra parte il sepimenlo che divide il sangne dai- I' umorc partieolare di secrezione entro il niedesimo, ad al- Iro non e ridotto fuorehe a quella lenuissima e lacei'abi- lissima niembrana animate in cui si decompose la vena. II fatlo poi maggiormente lo persuade in quanto die il lanlo contrastato umore che in maggiore o minor copia e sotto cosi vario aspelto ricmpie T interno di questi corpi altro non e, come meglio di ogni altro ha gia osservalo il Morgagni, fuordie sangue venoso piii o meno allerato, sco- lorito, allungato dalla introraissione di un qualdie altro liquore. Fu ora detto umore viscliioso, albescente, coagula- bile dall'alcool, dolce o linfatico; ora oleoso, insipido; ora sangue sieroso, o cruonto umore, ora atrabile stiptica ed amara ; e difatto colla varia mescolanza al sangue venoso di uno siero alhuminoso, di cellule protelnicbe e di goccie adipose, si ha spiegazione di questa pei fisici caralteri cosi varia apparenza sotto cui si prcsenta. Qualciie autore ha poi anche acccnnato a una qualciie sensibile differcnza tra il sanguc che esce da ques'e glandule e tutti gli altri sangui venosi : c cosi e die Ker-Kringio tra gli antidii asseri so- lamenle : die il sangue che no esce e iiiollo piu che altrove — 294 — mulalo da quello die vi entra per le arlerie^ e Gulliver tra i moderni con qualche maggioro, ma noii ancora con luUa la desiderabile precisionc, avviso clie nel sangue della vena soprarenale si osservano dei piccoli granelli del tutto simili a quelli clie si trovano negli eleraenti secernenti dalla so- stanza corticale, e Volpian Irovo dare col sesquicloruro di ferro la slessa reazione del succo delle capsule, le goccie di sangue uscenti dalla vena o seno capsuiare, e un grumo della cava situalo snbilo dopo I'imboccalura diquella vena (18). Quale elTclto produce poi sulla massa circolante del san- gue, quale uflicio compie nella ematosi, su qual elemento precipuo esercita la propria azione quest' umore die dalle vescicole della sostanza corticale si Irasfonde nel sangue della sostanza cavernosa o midollare delle capsule sopra- renali, e da quello nell'universo sangue si spande ? A sciogliere questo, die e il punto vitale della questio- no, a slabilire la lisiologia delle capsule di cui vi parlo, non avendosi direlte esperienze, ne immediate induzioni da uti- lizzare, vale a dire, non esscndosi praticate ancora appo- site ricerche sulle reazioni die puo dare T umore della sostanza corticale col sangue venoso in gcncre, e con i principali dei suoi immediati componenli in particola- re; e della nalura dei component! di quello e dcgli de- menti di questo non potendosi ricavarc, secondo le leggi note dalla cliimica organica, la ragione precisa di questa reciproca iniluenza, parmi die intanto sia permesso ricor- rere alia patologia, ossia alle coincidenze preternaturali che si poterono conoscere, e che io nella prima parte di questo, sebbene non breve, scarno ed imperfetto lavoro ho cercato di ordinare:lc quali, come ben ricordcrele, si possono ricpilogare diccndo, die difeltando o ccssando r opera delle capsule abbondano le cellule pigmenlali nel — 295 — sangue, sulla cute, nell' occhio, nci polmoni ed in allri viscoriinlcrni, nonclie siil corvello ; chc crescendo esvilup- pandosi col volume lore rufficio ciie corapiono nell" orga- nismo, lo cellule pigmentali nei luoglil medcsimi o mnncano o grandeuiente scarseggiano. Le capsule servono dunque, come i piu pensano, alia formazione o alia distruzione, com'e mio avviso, del pig- menlo ? Ne accrescono la massa, o quando c esuberante la riducono? La probabilUa parrai stare gia a quest' ora per la seconda opinione, ma ricerche nuove ed apposite e uu- luerosc vi vogliono per poterle assegnare il carattere di verita duratura ; c quella desidero, e qucsle invoco. Serie HI, T. II. 59 — 29() — (1) Sulla mal;illiadi Addison. — Ved. Gazette medic, e Archives geiier. rle niedec. d8o6. — Hulschison, in medical Times oiid gazelle, 1855 G — e varii antori nella Gazette medic, de Paris, 1856-7. (2) Sulla sostanza cinerea dei negri. — Ved. T/Vey, Sur les degenera- tions hum. nel Supplem. au Dictionn. abrege des sciences medicales. — Meckel, Memoir, de I'Academ. Royal, de medec. de Berlin 1755, § XVI. — Caldani, Congetture sulla glandula time ec. Venezia 1808, ove si espoiigijno anco gli analoghi trovati di Lecat e Wallher. (o) Snlle glandule soprarenali nei negri. — ■ Ved. JIuscke, Splanchnc'lo- gie p. 535. — Cnssnn, Oliservations fsit. sous lazonetorride. Paris 1789. — Meckel, Patholog. Analomie, T. 1, p. 648. — Vireij, Histoire natur. du genre hnm. Brux. T. II, pag. 76, ove si citano sii cio anco Lecat, Cas- sini e Bcek. — Conradi, Anatoni. patolog. tradotta di Puzzi. IMilano 1800, T. IV, p. II, pag. 7, che cita in proposito anco BaiUle e SwiH' vtering. (i) Glandule soprarenali nel piscio nero. — Ved. Blasio in Hnscke, Splanchnolog. cit. p. 557, e in Lieutaud, Histor. analom. moil. Lib. I, Obs. 1218. — Barlholino nella BiMiolh. anat(nii. del Mangeli,!'. 1. Caps, atra- bil. — Galeazzi Gusinim, negli antichi commenlarii di Bologna. (5) Snlle glaudole soprarenali nei \ecchi: — Ved. Bau/iinoe Petrucei, (il quale dice che la nigredine della loro interna cavita e massinia nei vecclii come nei negri); in Mangeli, Bibliot. cit. 1. cit. — Mandl, Ana- ♦ oniie generale etc. p. 517. Sulla loro piccolezza e succo nero. Huscke Op. cit. p. 556, e tutti quasi gli altri antori citati in queste note. (6) Sulla cute oscurata dei vecclii. — Ved. Fnbre. Vol. sur les malad. de la peau. Nigritie etc. (7) Snlle loro ni'-Ianosi interne. — Ved. Z/ots/e/n, Analom. pathologica T. I. art. Melann^e.— //tw^e, Specielle pathul. anatom. art. Pseudome- lanose der Lungcn. (8) Sulle capsule atrabiliari nei tisici. — Ved. Louis, Recherch. sur la phtisie, p. 1'17, oViS— Meckel, Puthnlog. Anatornie. Erst. B. Leipz. 1812, p. M'6.—Morgagni, Epistul. Anatom. XX, p. h&Qi.— Mangeli. Biblioth. nnat. cit. 1. cit. — 297 — (9) SuUe niacchie pignientali della cute dei tisici.— Vcd. Lutot e 6'm- 6/er nelleGazetteniedic.de Paris 1." biiii. 1857. Enei loropolinuiii. — Ved. Hasse. Speciel. palhul. anatoiu. art. Pspiiduniei. der Lungeii. — Hcnle, Maiiiiale di patol. razion. trad. vol. II. p. 740. (10) Sulle capsule airabiliari nei rettili e pesci iu genere.' — Ved. Cuvier. Anatoni. eompar. I. edit. — Carus. Aualoii). cmupar. trad. p. 379,82,93. — Meckel, Pathol. Anaton). cit. p. 642. — Ecker. Annal. des Bcienc. na- turell. Zoolug. T. huitiem. Paris 1847, p. 102 e segg. Brown-Sequard. Arohiv. gen. de niedec. 1836. Oclob. Nov. (sulla scarsezza dei loro nervi in ijiiesti animali). til) Sulla abbundanza del pigniento in ess! aniniali. — Vod. Ilenle Ma- nuiiiti di mod. raziun. irad. Napcdi. Vol. II, p. 740. — delto Analoniie geaer. T. 1. A. Pignient grenu. — Cuoier. Anatoni. conipar. 2. edit. art. Cute dei retliii e dei pesci. — Lobslein. Anatom. pcitliolog. Vol. I. art. Melanose. — Huscke, Splaciinolog. loc. cit — Noak l)y nielanosi, Cuniiiient.jtio etc. di p. 34, 1826. (12) Mancanza deiralhinisino nei rettili e pesci. — Ved. Blumenbach. Dertniit6du genr. hum. Paris 1804 p. 279, — l7>ey,Hist(iire natur. du genr. hum. Brux. 1834. T. II, p. a58 — Breschel. Sulla Leiicetiopia uol Dizio- nario classico di niediciiia. — Fubre, vol. sulle naalullie cutanee. art. Albi- nismo. (13) Sui feuorneni nervosi nelle lesioni dellecapsule soprarenali. — Ved. Jucobsun in Lasegue, Archiv. geuer. 1856 sulla nialattia di Addison. — Burt/iolino in Lieulaud, op. cit. Sci'inuieriny uuta alia notoni. patolog. di Baillie tradotta da Zunnini. Venez. T. II, 1819 p. 105-107 —Meckel, Pa- tholog. anatom.cit. Ltjipz. 1812, B. I, p. GAo.—Otfo, Monslror. trium ce- rebro destit. onat. disquis. p. \1'1{. — Biscliojf, Sur le de\eloppe- nient. etc. (14) Sulla struUura della sostanza cortieale dille capsule. — Ved. Ecker. op. cit. negli ann. des scieiic. uatur. tutta intera— Huscke. op. cit. 1. cit. — Ilenle, Anat. geuer. T. II, p. 384 oSS.—Kolliker Mauuale di notom. niicroscopica. Est. negli Ann. uuiv. di Milano, An. 1836.— Bischoff, Sur le developp. etc. ou Euibryulogie. Art. Capsules atrabil. etc., ove si con- tengono anclie i iavori di Burdelebcn e Puppenhcim ^wWo stessu oggetto. (15) Sulle vaiie ipotesi accennate intorno alia destinaziune del succo corlicale delle capsule. — Ved. specialnitnte MurgarjUi, Epist. cit. passim: e fiaijer, Meckel, Milller, Huscke, Henle, Ecker mi luoghi aitru\e citali. (16) Sulle rclazioni analoniiche delle capsule cidle vene. ParticdarilS I. — Ved. Monjagni, Epist. anat. XX^ varii luoghi. Wnslow, Rinluno e Marc/ie/li, ibid. p. 597. —MiiUer, Haudh. der Phy- siol, des niensch. Coblenz 1858. B. I. p. 574. A'«(7t/Archiv.di Miil'cr\8bG — OUivier, Diziunario clasaico di medic. — 298 — Partic. II. ' — Vefl. Bocrhauve^ Vinsluiv e mollissimi bltri in Mor- gciffiu. ihid.p. 400. 431. Parlic. HI. — Veil. Morffcif/ni, Ejiist. XX. p. 'lo^.— Redi, Fantoni e Fms/ow iiella Epist. stessa, p. 460 — . MuUer Haiidb. cit. I. cit. — Buyer;, Ricerche aiiatom. patalag. sui runi siicc(M>tur, uella Experienc. Nov. 1857 e Gazette medic, de Puiis N. 4, 1838. — Hascke, op. cit. p. 532. (E quanto ai nervi). — Morgagni. Epis. cit. — lluscke Op. cit. pag. 535, ove si paria delle rieerche di Jlergman, Pappenkeiin e Nagel suquell'oggetto. I'artie. IV. Yed. Raijer, Op. cit. lluscke, 1. cit. Partic. V. Ved. Ecker, I. cit. —Cuuier, Anat. Comp. 2. edit. Partic. VI. Ved. Jacobson, Oversii;t over det K. I). Vid. Selskabs forhandlinger. — W. CJoqtiet, kwdi. descript. Brux. 1834, p. 488. Nota. — Ecker, Mem. citata tiitta intera. (17) Sui pietesi condotti escretori delle capsule soprarenali. — Ved. Morgagni, Epist. cit., p. 424-5. — Martini, Lezioni di fisiologia. — Hu- seke I. cit. pag. 558. (18) Sui succo proprio di esse capsule. — ^nA. Morgagni. Epist. cit. p. 461. //a//er Physiologia. Capsulae atrabiiares. Rerkringio \n Morgagni ibid. p. 461, e in Mangeti, Bibliot. anaton). cit. — Gulliver m Ecker, Mem. cit. p. 117 — e in Gerber Anatoni. gener. trad. ongl. London 18i2, p. 103. — Vulpian Gaz. med. de Paris 1856. — Brown-Sequard \. cit. (uvedice co- inciderne lereazioni con quelle avute da Bruch colle ceneri del pigmeuto coroideo. Si legge il decreto N. 219()2, 11 marzo 1857 dell'i. r. Luogotcnenza veneta che approva la nomina dei soci corrispondenti dott. Yincenzo Tomada, dott. Antonio Berti e dott. Paolo Marzolo. mmn del mm 23 mm \m ll m. e. prof. Giusto Bellavitis legge le segiienti sue conskleruzioni su la teoria della probabilild. I. II calcolo delie probabilita fu grandementc promosso (lal lato analitico, ed anzi lo si consider6 come un oggetlo, die Diette a prova le piii difficili speculazioni di una parte deir algebra ; forse che non fui-ono ancora abbaslanza di- scussi alcuni dei suoi principii teorici, dai quali dipende la applicabililiJ dclla dotlriua, c quindi ancbe la sua utilita. — Le allre parli della niatematica pongono a calcolo le noslre cognizioni, la teoria delle probabilita pone a calcolo la no- stra ignoranza ; e quando si pensi alle dubbiezze, che in ogni argomcnto s' incontrano, non si giudichera per certo che il canipo mono csleso sia quello spettante alia teoria delle probabilita. 2. Le applicazioni ai giuoclu d' azzardo sono quanto fa- cili in riguardo alia teoria fondauientale, altrettanto futili per lo scopo. E cosa ovvia giudicarc si a priori che a poste- riori delle disastrosc conseguenze dei giuoclii, nia un cal- colo poco giova a sottrari'e gli uoinini dalle loro pussioni. — — 300 — 1/ iipplicazione vcranienle imporlaole d qiiella alia discus- sionc (I(>lle osservazioni, chc daiino approssimatamentocer- cali v;il(»i'i. 5. L'liomo ha una grande propensione per porsi a cen- tro deir univcrso^ c credere clie tutlo gli sia dipendentc ; e quando egli trova in se qualclie difello egli e disposto ad at- Iribuirlo altrui: oosi quando egli non sa se una cosa avver- ra o no, piutloslo di esporre la propria ignoranza, egli pre- ferisce dire clie la cosa e probabile ; e perclie egli non co- nosce le leggi immulabili, da cui quella cosa dipende, egli supponc clie le leggi non esislano, e die V avvenimento di- penda da quella chimera che dicesi il caso. Questa falsa lo- cuzione di dire che una cosa e probabile, mentrc doveva dirsi die non si conoscono motivi suflicienti per giudicare inlorno ad essa, ha, per quanto mi pare, una perniciosa in- fluenza sulla teoria ddla probabilita. 'i. Un principio fondamentale del raziocinio e quello di giudicare per analoyin : quando si \ide avvenire una cosa, si crede ed anzi, diio meglio, si tien per fermo che la stes- sa awerrii in seguilo; e sollanto dopo aver osservato che non semprc cio si verilica, quella irresistibilc pro[>cnsione si cangia in dubbio ; appunto perche lo stcsso principio d' ana- logia ci fa credere die se la cosa si muto, possa ancora mu- tarsi. Cosi il principio d' analogia, die e principio d' ogni scienza, e fondamcnlo anclic del dubbio. Questo principio e iiecessariamente una legge primitiva ed innala, poiclie per quanli falti eguali fosscro conservali dalla mcmoria non si polrebbe giammai dedurne alcun giudicio sui fatli fuliiri, se 11 raziocinio non avesse questa facoUa di giudicare per ana- logia. 5. Alcuni vollero soslcncre che T iionio non sia suscel- libile di certezza : qucslo e od un assoluto errore, od una — ;^ui — qiiestione mal posla. La cerlozzn, anzidie rara, piiu dirsi lo stato abitualo dciriiomo: die poi qiiella cosa di cui cgli o certo s'a vera, qiiesta e una qiiestione allatlo dilt'eiente. Niiino vorrii negare che qnalelie volla almeno la certezza sia conforme al vcro, come niuno vorrebbc per eerlo soste- nere die la certezza e la verita sieno sempre compagne. — E poi un fallo die qiiando un uomo abituato a raziocinarc esamina i raotivi ddia propria certezza gli sorgono del dub- bii, a cui prima egli stesso non avea falto attenzione: peraitro credo cbe non di rado egli conservi il proprio convincimen- lo, e quel dubbio sia sollanto un lusso di ragionamento, col quale condiiude cbe allri polrebbe dubitare, ma egli in fat- lo non dubita. G. Del reslo e vero cbe I" uomo irriflessivo crcde quasi sempre die una cosa sia certa o impossibile, il cbe signitica soltanto die cgli non prova aleun dubbio ; pure quando si esamina allcntamente lo stato delle sue cognizioni si trova- no in esse dci motivi di dubitare: sono tali molivi che, po- st! a calcolo, danno la cosi dctta probabilita delT avvenimen- lo, che e invece lo stato di dubbio, in cui dovrebbe trovarsi (hi ha quelle imperfelte cognizioni. Cioe la probabilita non c una qua'.ila deiravvenimcnto, il quale c di sua natura cer- to od impossibile, ma e puramenle subbiettiva e percio dif- I'erenle da un uomo ad un altro, quando differenti sieno le loi'o cognizioni. 7. I no dei cardini dclla tcoria delle pi'oliabilila c il teoroma del Bernoulli, pel quale se sieno p, i/ =: \ — p le probabilita di due avvenimenti opposti, la probabilita che in « prove il primo avvenimento succcda m volte ed il se- condo n — m c uguale al termine }i{n — 1) . . . . (n — in -{- 1 ),,"',." — "* 1 .2.7.. m ' — 302 — dello sviluppo (li (jj-j-q)". No 0() estrazioni il rapporto dellc bianclie alio nere sara compreso Ira ~ e ~-. quanfuiique il Icorc- Scric III. r. II. h) — 304 — ma del Bernoulli applicalo alia proclivili = - dia una gran probability in favore di tale scommessa. ( Questo os- servatore sarebbe quasi certo di perdere la scomraessa, se egli sapcsse cbe le palle contenute nell' urna fossero in nu- mero dispari, benche ancbe in questo caso la probabilitti deir estrazione bianca sarebbe per lui 5- ). 9. Ollre che su questa importante distinzione tra la pro- babilili'i ela prociivit;i,vorreirivolgereIavostraattenzionesul principio fondaraentale nella teoria delle probabilili a poste- norj, cbe cioe dopo avereosservatoun fatto coinplesso, le pro- bability delle varie cause, cbe possono averlo prodotlo, sono in ragione composla delle probabilita, con cui dalle singole cause pu6 provenire quel fatto, e delle probabilita speltanti alle cause stesse indipendenteuiente dal fatto osservalo. Questo secondo eleniento della ragione composta spesso volte si Irascura, e dopo avere enumerate le cause si at- tribuiscono ad esse delle probabiliti proporzionali sempli- cemente alle probability, con cui sono capaci di produrre r effetto osservato. Ci6 si fari piii cliiaro nei seguenli esempii. ^0. Se da un'urna contenente 7 palle ne furono estratle, senza riporle, 2 biancbe c 2 nere, le tre palle rimanenti po- trebbero essere: 5 bianche, 2 biancbe e \ nera, I bianca e2 nere, o 5 nere.Qucste quattro ipotesi danno allavvenimen- 5 4 2 1 torealmenteosservalolequatlroprobabilitii -= • -^ • -r • - = o J . i . ^ . 4 4 ■ 00 ' 7 5 1 = — . E se si amraettesse il principio che le probabilitii delle cause sieno proporzionali alle probabilita, con cui esse polevano dare ravvenimento osservalo, risulterebbo 1 4 3 2 3 3 2 21' 7 6 5 4 ^ 00 ' ■7 "6 — 305-- che lo predettc ipotesi avrebbero rispettivamcnte le proba- ^^^^^^ 28 ' S ' 28 ' 28 • Q"*^^^^ '"^^^^^ ^ '' "'^^^^ ^' ragiona- re ill un caso molto analogo del Laplace ( Thcorie des pro- babilitcs 1815, pag. 183 ) e del Liagre (Calcul des probabi- lites 4852 pag. 99 §. 57). — Per far raeglio spiccare fas- surdo a eui puo condurre questo ragionamento, si sup- ponga che le quattro palle estratte daH'urna sieno state invece 5 bianche ed I nera ; le quattro ipotesi sulle tre palle riQianonti danno I' avveQimento osservato colle pro- , -,.,, • ,,• 6 5 4.1 1543.2 1 pabihli rispettive -, * g * g 1 = -7 ' 7 "B "5 4 == "t ' 4 3 2 3 3 3 2 14 1 , , - i ■n' I-' -k" -—=r., -7. 7. . -5. -x = _c, perloche le pro- 7 o 5 4 00 ' G 4 00 "^ 5 5 3 1 babilita delle quattro ipotesi sarebbero ,7 > 77 , ,7 > r, 1 cio6 sarebbe 5 volte piu probabile che Ic 3 palle rimaste nel- r urna fossero tutte biaoche di quello che fosscro tutte ne- re ; il che apparisce una conseguenza ben singolare, in quanto che le palle estratte in nulla influiscono su quelle rimanenti nell' urna. ^ 1 . Quando invece si tenga conto delle probabilita spet- tanti a priori alle ipotesi si osscrvera, che nell'urna potran- no esservi da principio 6 palle bianche ed i nera, o 5 e 2, 4 e 3, o 5 e 4, al^e quali ipotesi pel teorema del Ber- noulli, ammessa la procliviti -^ die ciascunapalla sia bian- ca, spettano rispettivamcnte le probability — ^ , ^^ , .-^ , .^ ; percio dope veduta Testrazione di 3 bianche ed 4 nera, le quattro predette ipotesi acquisteranno le probabi- 115 lita in ragioncomposta delle precedent], e delle ^ , "^ > 35 > ^; con cui vedemmo (g 10) che il fatto osservato risulta — m'i — (la ciasoun;t inolosi. Quimli Ic probabililu saraniio -5 , -^ , o o - , - , cioe prccisamonlc quollo sicsse clie spellano alle ipotcsi, die possono fursi siii colori di trc palle; sicclie si viene per tal modo a confermare clie Ic i pallc esli'alle dall' urna nulla insegnaiio sul colore dcHe Ire rinianenti. 12. La ricerca deUa probabilita dcgli avveninienti fii- turi in base dcgli avvenimenli osscrvali si appoggia a niio credere sulle due osscrvazioni faUc precedenleniente, cioo sulfa dislinzione tra la prociivila e la probabililti, e sull'av- vertenza clie nel giudicare della probabilita di una causa ( o di una prociivila) bisogna lener conio della probabililu ebe essa ha per se stessa e precedentenienle alia conoscen- za d'ogni suo eflello. Un csenipio niostrera conic io creda die si debba proccdere in lali queslioni. Da un vaso contenente un grandissimo numero di palle hiancbeed altrettanle nere ne sieno versate sei in un'urna ; poscia da questa ne sieno estralle (ripouendo ad ogni volla la palla cslralta) 2 di bianchc e 2 di nere ; qual c la pro- baliilila di eslrarre successivanienle allre due palle bian- (.jjc'P — La probabilita per la priiua eslrazioue eviden- temcntc -- ; dopo do osserveremo die 5 sono to ipolesi possibili cioe die iicIT urna vi sieno 5 palle bianche e I nera, o 4 e 2, o 5 e 5, o 2 e 5, o 1 e 5, le quali danno per J' estrazione di una palla bianca le prodiviti K 4 3 2 j „ , (1,-1 ? "fi ' 7 ' ? ' fi ■ ''^'I'^^'i^^ '" f'lnp'f^-*^ eslratte o pal- le blanche e 2 nere ; quesle falto risulta da quelle cin- que ipotesi colle proliabilita rispellivanientc proporzionali a 123, 25G, 2 55, 128, 25 ; ma d'altronde le ipotesi hanno per lore stcssc (couie conseguenza del!a prociivila - spet- 307 — 6 15 20 D 10 iU Itintc a ciascuna palla bianca) lo prohabilili ^^^ , ^7^ , g^ — , — - , percio Ic probahilila delle ipotesi tlopo il falfo sono 6.125 15.256 20.245 15.128 6.25 ., ,,. ,. , , 1 1520 'iTH^' 0520" 'TT520-^TT520- -'^J^''l'P''candoIe per le predclte proclivity che esse producono, si lia per la proba- bilila com[)lessiva che la sesta ostrazionc sia bianca la fra- ziono 37504-153604- 14580 + 58 10 + 150 157 ^ ,. ,^ ,, „ , 69120^^; =^288 = <^>-^^^S--^elIosles- so modo si Irova -,7-^= 0,380 per la probabilita che sia bianca anche la 7.' cstrazione, ecc. 13. Se nel precedenle esempio le cinque ipolcsi, clie , . ,. ,. ,..,.54321. danno 1 gradi di prochvita g > g > -j- , g , ^ si consuicras- sero per s6 stesse come iigualinonte prubabiii, il fatto delle 3 estrazioni blanche e 2 nere darei)be ad esse le probabi- ,.., 125 256 245 128 25 „ . . , , , .,.,, lita ^ , ^^^ , — , ^- , ^- . Percio la probabilda comples- siva di un' altra palla bianca sarebbe 625 -f 1 024 4- 7:^9 4- 256 4- 25 26.'i9 ^ ,. ^^, , , , 4662 = 4662 =" ^y^'^^*^ f'"e c sensi- bilmenlc maggiore della probabilita trovala nel § precc- dente, atlribuendo alio 5 ipotesi le probabilita, die a loro I'cahnenle competono. — Nei fenomcni iiaturali non si sa- prebbe indicare quali sieno a priori le probabilita dei varii gradi di proclivita ; snpponcndo che da ad I essi sieno lutti ugualmente proi)abili si lro\a che se un avvenimento e accaduto m voile od e inancato m' -~ n — ?» V(dte, la pro- babiliti'i che esso accada un'altra volta e "-^ . Nel caso « 4-2 presente si ha w — 3, n = :>, e la probabilita di un'altra cstrazione bianca e -r =r 0,57 1 5. Ma io non so scorgere — -m — alc'un moUvo di fuliicia iu questa sorta dl calcoli : nulla ci puo I'ar cousidcrarc come egualmentc probabill a priori tulti i gradi di nrociivita ; e I' analogia col caso concreto consideralo nel § 12 ci dovrebbe indiirre ad atlribuire mnggior probabililt'i alio proclivita medio, e nlinorc a quel- le che si avvicinano agli estreini 0, I . \ 'i. Dopoaver ossei'vati gli m casi favorevoli ad un av- venimento, e gli n — m contrarii, la procliviti piu probabi- !e X sara poco differente da — ; le proclivita prossime a questa avranuo per noi delle probability tanto piii decre- scenti quanto maggiore c il numero n. Si puo supporre, e fu infatti supposto, die la legge di tale decrescenza di probabilitii sia quella stessa die si ammette per la probability dcgli errori d' osservazionc : so questa de- crescenza fosse ugualo dai due lati di cc Ic due procli- vita in piu e in mono si compenserebbero insieme in guisa cbe la probabilita di un nuovo avvenimento sarebbe precisamente .v. Bisognori invece supporre piii probabile che la prodivitti difforisca da x dalla parte della procli- vita V , tl' quollo che dalla parte opposta; e cio percbc lo spazio da quella prima parte e maggiore, e piii propria- mente perclie lo proclivita medio doggiono considerarsi a priori come piu probabili dclle estrome. — Per questi duo molivi, che la proclivita piii probabile x e comprosa tra — e -; , c die il suo error probabile 6 maggiore dalla 71 -2 parte di -^ , la probability di un nuovo avvenimento sara t/i I , . . tn -\- \ ,, compresa tra ^ c - ; che poi cssa sia ^^-;p^ nulla me ne persuade. — Mi pare che soltanlo uno studio accurato di una scric di fenomeni possa far conoscere quanto x — 309 — debba diffcM'ire dal complessivo - , e quali sieiio i siioi due errori probabili I'uno in piu e Tallro in mono (si dice crrorc probabile quelio ciie e tanto probabile cbe superi come ciie sla superalo dall' error vero) si potrii sparlirc il numero n in parcccbie parti corrispondenti a tempi suc- cessivi, oppure a circostanze (peraltro soltauto accessorie) tra loro differenti, ed osservare quali variazioni presenti in queste varie parti il rapporto - . Cosi per esempio, per conoscere la proclivity alia nascita di un bambino o di una bambina, bisognerA rintracciare, oltrc cbe il com- plessivo rapporto — , i rapporti parziab a tutti i singoli matrimonii die diedero piii di due flgli, e dedurne la pro- clivita pill probabile c i suoi due errori probabili r , / r uno in piu e Taltro in meno ; dopo di cbe, sc per esempio si voglia stabilire la probability di un liglio mascbio da un matrimonio cbe abbia procreati alcuni ligli dei quali si co- nosca il sesso, si modificberanno le probability dei varii gradi di proclivita moltiplicandole per le probabiliti\ con cui da tali gradi risulterebbe il falto osservato. 15. Per esprimere le probability doi varii gradi di pro- clivita puo adoperarsi, come dicemmo, la i'unzione essendo p =0,476950 ; essa 6 tale die IT ( — t) =: 11 (0 , n(0) = 0, n(i)= -|, n(x)=l, e la sua dcrlvata ba i valori n' (0) — ^^ = 0,558, D ( I ) = 0,429 , II' (x ):= 0, ec. Le probabilita che la proclivita sia com- presa Ira il suo valor piu probabile x ed x -\- t, oppure tra X ed x — /, siano esprcsse rispeltivamente da — 310 — cssendo r ed r' gli errori probabili, il primo in piii ed il secondo in mcno ; sicclic vi c la probabiiila „,-^_r-^.. che la pi'odivitii cada tra x cd ^--f-r, alli-ellanta che cada Ivax-j-r ed I , la probabilitii „- ,— ,t^ che cada tra x cd x=^r' , cd altrellanla che cada Ira x = r' c 0. Si molliplicarono Ic duo funzioni Tl Tiuia per r laltra per )•', acciocehe le loro derivate corrispondenli a t = fos- sero uguali ; e si diode il dcnominatore comune r-f-r', acciocehe hi sonima delle qiiattro predetle probabihla fos- se = I. Se nil avvenimento sia accaduto m volte in n prove, e se non abbiasi alcun dato precedente a tab prove 7)1 la pill probabiie procbvita di quell avvenimento sara — . La probabilita poi con cui una proclivita ('" -hO pochis- simo differcnle daila precedente produrrebbe il fatto osser- vato (i proporzionale a I — -\-t) ( O ( essenuo m =rn — m) ossia proporzionale a dunque se si voglia ritenere che prima deU'esperimento tutti i gradi di proclivita fossero egualmente probabili, e do- po lesperimento la probabilita della proclivita — -\~ t sia espressa dalla predetta funzionc dorivata ^^^n ( t ) P^'' — 3dl — delerminare la coslanlo r in essa conlenula bisogncru egiuii;liare i due primi termini \ — - — , del precedenle sviliippo in serie collo svikippo \ ^ di e — ^ ; cosi si avra lerror probabile della procMvita espresso da p 1/ 2y«w' r Ma come gia lo dissi, questi calcoli non potranno destare alcuna fiducia se non cbe nel caso che m m sieno poco tra lore different!, e cbe assobitamentc ci manchi ogni mo- livo j)er giiidicare a priori della procUvita. IG. Un escmpio dei gravissirai errori, a cui si puo an- dar incontro stabilendo la probabilili su pocbi falti osser- vati scnza tener conto dellc probability, cbe precedente- mcnte a tali fatli si dovevano attribuire ai varii gradi di proclivita, ce lo presenta il Liagre (^ C-i, pag. 108). Se un dado, e^li dice, ha dato quatlro volte di seguito lo stesso punto, si ba la probabilitii -^ di avere lo stesso punto al- tre qualtro volte di seguito. — Prima del fatto la proclivi- ta pill probabile era -^ , e per quanto il dado si supponga costrutto grossolanaraente, credo di accordar piii del giu- sto supponcndo cbe talc proclivita x = -^ ammetta in piu un error probabile r =z 0,02 e in meno di ?■' = 0,005. Poniamo accanto a ciascun grado successivo x -{— t di proclivita la sua probabilila, che supponiamo cspressa dalla fornuiUi del § precedenle, e che c percio ^ . Tl' (-^) ; sara (x -\~ t)' la probabilila con cui quella proclivita dA la riproduzione per qualtro voile dello stesso punto ; fa- ccndo ii prodolto si ha la probabilila di ciascun grado di Seric III. T. II. 41 — 312 — proclivUi ; poi tornando a moitiplicare per {x-^t)^ si ha la probabilita dell' avvenimento che si aspetta (e che 6 la ripetizione deir osservato). Le sonime danno approssi- matamente gli integrali ; cosi la probabilitii che il dado lor- ni a dare per quattro voile lo slesso punto sari 1223 — ^'^^'^ anzich6 5 9* x-ht 4on'(';) (x-j-ty Prob^billli, JelU proclivita Probabililit dell'avvenimento 0,1467 0,5 0,00040 2 0,001 0,1567 8,6 60 52 ,051 0,1667 21,5 77 166 128 0,1767 20,5 97 197 191 0,^867 10,2 ,00121 196 257 0,1967 12,9 150 194 291 0,2007 8,6 185 157 287 0,2167 5,2 221 1 14 252 0,2207 2,8 264 74 195 0,2567 1,2 514 58 119 0,2467 0,5 570 19 070 0,2507 0,2 454 9 059 0,2667 0,1 ,00506 5 0,025 IntegraU 98,6 1225 1,860 17. Talvolta si prende per probabilila una proclivitu dipendentc da iin gran numcro di falli, senza porrc a cal- colo quelle conoscenze speciali intorno al caso che si con- sidera, Ic quali dovrebbero esscnzialmente raodificarc il uoslro giudicio. Cost sc si traltassc di apprezzarc la vita — 313 — probabile di un uomo, di cui conosciamo ia sola eta, noi dovremmo fondarsi sulle tavole di mortalitii ; ma se si tralli di una persona che noi conosciamo, eche, per csem- pio, si presenfa per fare un contralto vitalizio, dobbiamo attribuirle una vita probabile sensibilmente maggiore ; giac- chi- quella persona si trova in uno stato di salute raolto migliore del medio di tutti i suoi coetanei, alcuni dei quali si troveranno piu o meno gravemente malati. Cosi il Buf- fon considero come una probability moralmente trascura- bde quella, che e inferiorc a un decimo di millesimo, tale essendo, secondo lui, la probabilil^i per un uomo di 56 anni di morire prima del termine di 24 ore :, ma invece questa probabilita in istato di salute e molto minore della predetta, quale fu dedolta dalle tavole di mortalita. 18. II fondamento della teoria degli errori d'osserva- zione io lo credo piultosto un fatto convalidato dall'espe- rienza, che una conseguenza dei principii teorici della probability. E ben naturale di supporre che quando con una certa accuratezza si fa un'osservazione^ un errore sia molto meno probabile quanto piu esso 6 grande, e divenga impossibile oltre due rislrctti conGni; ma non credo che si potrJi mai stabilire a priori la disposizione che molte osservazioni andranno a prcndere intorno al valore esatto, accumulandosi vicino ad esso, e rapidamente diradandosi a qualche distanza dal medesimo si da un lato che dalPai- Iro. Si trova che bastantemenle corrispondecol fatto Tam- mettcre che il rapporto al uumero totale delle osservazioni del numero di quelle il cui errore cade tra — t e t sla. espresso dalla funzione (§ 15) n (-) ; essendo r una co- stante che varia da un sistema ad un altro di osservazioni e dicesi il loro error probabile. — 314 — i!). Prima di fare un' osservazione sul rnodo con cui si suole determinare i'orror probabile del risidtainenlo di alcune osservazloni, riportero alciine facili conseguenze delia predetta supposizione. II numero delle osservazioui che hanno I' errore t , e proporzionale alia derivata pn'(^)-, ^ (la derivata della n(— ) e - n'(-7) , sc no prende la meta perche si considerano soltanto gli errori positivi, e per la stessa ragione si prenderi poi -^ n (— ) come pro- porzionale al numero di tuttc leosservazioni positive) mol- tiplicando per tdi^ poscia integrando da a -j- oo si ot- liene ^^ — — , dal che si ricava che la somma degli errori po- sitivi divisa egualraente ti'a tiitte le corrispondenti osser- vazloni da il medio arilmelico degli erroi'i = — r=''- 1,183. — Moltiplicando la predetta derivata per t'dl, poi integrando da — oo a -f- x si trova che la somma dei quadrati degli errori divisa pel numero delle osservazioni ha il valore = ^-„ , a cui ( prendendo a presti- to una parola dalla tcoria dei momenti d'inerzia) potremo dare il nome di momenta medio. La radice del momenta medio s = — T-=rr 1,483 suol dirsi 1' errore medio ; esso 6 1' errore di una osservazione il cui momento eguagliereb- be il momento medio. Dicesi peso una quantita inversa- mente proporzionale al mo